Le 7 regole d’oro

28 01 2010

Ho scaricato e letto la guida: “marketing dell’ascolto” di Michele Polico. Molto interessante e piena di spunti.

http://marketingdellascolto.nextep.it/pdf/marketing_dell_ascolto.pdf

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Le sette regole d’oro del marketing dell’ascolto:

  1. ASCOLTARE è la cosa più importante: all’inizio dovrete fare una grande ricerca per capire chi parla di voi, cosa dice, perché e dove, quali sono gli ambienti Internet più importanti per il vostro mercato e per i vostri clienti. Il materiale potrà essere moltissimo come non essercene, in entrambi i casi bisognerà trarne degli spunti strategici. Dopo questa prima ricerca dovrete tenervi sempre aggiornati su quanto viene detto su di voi.
  2. ACCETTARE quello che si dice della vostra azienda significa capire che se qualcuno parla male di voi c’è una ragione, e la cosa migliore non è cercare di censurare o nascondere perché non riuscirete, ma è capirne il motivo e migliorarsi: provare a relazionarsi e spiegarsi onestamente con chi si lamenta di voi è un primo passo. Se non siete disposti ad accettare, è meglio che evitiate anche di ascoltare.
  3. RISPONDERE quando siete chiamati in causa è la premessa per costruirvi una buona reputazione! Rispondere significa non soltanto replicare quando viene detto qualcosa di sbagliato o falso su di voi, ma anche intervenire per segnalare contenuti interessanti da voi o da altri prodotti che possono integrare una discussione, e infine rispondere alle  domande che su di voi vengono poste.
  4. CREARE contenuti di interesse per i vostri clienti e informazioni che vi riguardano significa non soltanto curare al massimo i testi del vostro sito e del vostro blog ma anche creare video, foto e contenuti multimediali che possano essere interessanti e generare valore.
  5. CONDIVIDERE i contenuti che avete creato e lasciare agli altri la libertà di condividerli, utilizzando la licenza Creative Commons, è il modo migliore per ottenere visibilità sui social media, dove l’informazione tende a essere diffusa di mouse in mouse. Condividete anche i contenuti che ritenete interessanti ma che sono stati creati da altre persone: vi aiuterà ad instaurare relazioni con le persone su Internet e ad ottenere credibilità!
  6. PARTECIPARE sempre e dovunque: essere presenti nei principali social network e siti di settore, nei commenti dei blog importanti, farsi trovare anche sui motori di ricerca. Su Internet cercare di portare le persone sul proprio sito per poi comunicare richiede molte più risorse che comunicare direttamente dove le persone sono.
  7. DIVERTIRSI è la premessa per fare un buon lavoro sui social media: se ci si preoccupa troppo dei risultati e della strategia si rischia di apparire falsi. La strategia è importantissima ma una volta definita bisogna sciogliersi un po’, essere creativi, disponibili a investire del tempo per parlare davvero con le persone, per guardare video ed essere aperti a scoprire ogni giorno cose nuove.
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Marketing dell’ascolto

26 01 2010

Ho scaricato e letto la guida: “marketing dell’ascolto” di Michele Polico. Molto interessante e piena di spunti.

http://marketingdellascolto.nextep.it/pdf/marketing_dell_ascolto.pdf

Riporto alcune parti a mio avviso molto interessanti.

Marketing dell’ascolto: è un marketing sostenibile ed ecologico che considera la conversazione con le persone non un costo ma un’opportunità. E’ un marketing che chiede pochi soldi ma molto tempo, un marketing che non può essere completamente esternalizzato e in cui le aziende devono mettersi in gioco apertamente, rischiare, fare uscire allo scoperto le proprie persone a cercare, in mezzo al flusso, persone da ascoltare!

Tutta Internet diventerà sociale e il social Web non lascerà spazio ad ambienti non socializzati. Motori di ricerca, siti Intenet, pubblicità, social network, blog e quant’altro in Rete diventeranno interconnessi creando un nuovo Web sociale e interattivo, condivisibile, commentabile e scorrevole: un flusso continuo di informazione dinamica.

Le aziende hanno la possibilità di intervenire in questo meccanismo a catena tipico di Internet, ma per farlo devono decidere di utilizzare strumenti di monitoraggio delle conversazioni e di partecipare attivamente alla Rete, costruendosi un’identità digitale credibile e riconosciuta. Devono quindi modificare radicalmente i propri processi di apprendimento e di comunicazione, abbandonare logiche antiche come il copyright sui contenuti prodotti e iniziare a prestare attenzione alle persone, vivendo ogni commento e critica non come un problema da abbattere o superare ma come un’opportunità di crescita e di confronto.

Immaginate che una persona, attraverso un blog o Twitter o quant’altro, chieda informazioni su un prodotto o apra una critica nei confronti di una azienda, e il giorno stesso riceva una risposta trasparente da parte di qualcuno che in quell’azienda lavora. Immaginate anche che una azienda apra dei punti di contatto in Rete, sui social network e sul sito, dove le persone possono chiedere pubblicamente aiuto e assistenza, e le persone dell’azienda rispondano in tempo reale in maniera soddisfacente alle domande. Immaginate insomma una azienda aperta di cui le persone si fidano, che non ha bisogno di grandi spot perché costruisce la propria reputazione giorno per giorno, dal basso, semplicemente ascoltando le persone.

Gli ambienti sociali presenti in Rete sono davvero moltissimi: tra i principali ci sono i blog, il cui insieme viene definito blogosfera, i social network, tra cui Facebook, Myspace, LinkedIn e Netlog, le piattaforme di videosharing come YouTube e Vimeo, quelle di imagesharing come Flickr, il microblogging con Twitter, strumenti di aggregazione come FriendFeed, che consente alle persone di integrare e socializzare in un unico sito tutta la propria vita digitale (blog, social network, YouTube ecc), strumenti di social bookmarking come Delicious e StumbleUpon e di socialnewsmaking come Digg, forum come Yahoo Answers e ancora molti altri ambienti in cui le persone conversano, pongono domande e condividono informazioni e che le aziende possono utilizzare per praticare il marketing dell’ascolto. Ognuno di questi strumenti ha delle caratteristiche e una storia proprie, ma sono tutti accomunati dalla presenza di persone che li utilizzano per condividere e fruire contenuti e relazionarsi tra loro. Le aziende che vogliono praticare il marketing dell’ascolto devono innanzitutto utilizzare gli strumenti di monitoraggio di questi ambienti, e successivamente creare in ogni spazio una propria identità ufficiale e reputazione che siano alla base dell’interazione con le persone.

I feed rss sono il modo più semplice ed efficiente di consultare le informazioni presenti su Internet. Grazie a questa tecnologia è possibile invertire il normale flusso di fruizione dei contenuti, per il quale una persona deve consultare uno ad uno i siti di suo interesse, e ricevere invece tutte le informazioni utili in un unico sito, chiamato aggregatore o lettore di feed. I principali aggregatori sono Google Reader, Bloglines e Netvibes: una volta registrati ad uno di questi non dovrete fare altro che iscrivervi a tutti i feed dei siti che vi interessano, e riceverete tutte le novità e gli aggiornamenti insieme nell’aggregatore. Per iscrivervi a un feed dovete selezionarne l’icona ogni qual volta la vedete su un sito o un blog di vostro interesse, o in alternativa inserire l’url del sito nell’aggregatore, alla voce “aggiungi un’iscrizione”.

Ma la potenza dei feed non sta soltanto nel disporre in un unico sito di tutti gli aggiornamenti di interesse: utilizzando gli alert di ricerca potete monitorare e tenere traccia di tutte le conversazioni riguardanti la vostra azienda, i vostri prodotti o qualsiasi parola chiave vi interessi monitorare. Gli alert sono infatti dei feed relativi a ricerche sui motori: per iscrivervi ad esempio al feed di una ricerca effettuata con Google dovete usare Google Alert, grazie al quale riceverete nel vostro aggregatore tutti i siti che parlano della vostra azienda nel momento stesso in cui raggiungono una certa posizione nella Serp. Con Google Alert potete anche ricevere gli aggiornamenti che riguardano un sito particolare, ovvero sapere quando in un sito specifico si parla della vostra azienda. Ovviamente la funzione è utile quando intendete monitorare le conversazioni presenti in un sito di grosse dimensioni, come può essere ad esempio Facebook. Iscrivendovi all’alert della ricerca “site:www.facebook.com parola chiave” riceverete nel vostro aggregatore tutte le nuove conversazioni presenti in Facebook che riguardano le parole chiave che intendete monitorare. Sempre con Google Alert potete venire a conoscenza di tutti i siti che linkano al vostro sito, blog o profilo
sociale. In questo caso dovete utilizzare l’operatore link, e iscrivervi dunque all’alert per “link:nomesito”.

Google Reader è uno dei più noti aggregatori di feed rss: una volta aperto un account Google non dovete fare altro che selezionare, tra quelli che vi ho proposto e molti altri, tutti i feed che userete per il monitoraggio della vostra azienda, dei vostri prodotti, della concorrenza, del vostro nome e di qualsiasi keyword vi interessi, oltre che quelli dei siti e dei blog più importanti per voi. Una cosa importante per utilizzare Google Reader al meglio è tenerlo ordinato. Dividete i feed in cartelle: potete utilizzare cartelle diverse per fonti di ricerca diverse come per diverso argomento, a seconda di cosa e come decidete di monitorare. Potete inserire ogni singolo feed in diverse cartelle, ma vi accorgerete che è più comodo selezionare una singola cartella per ogni feed. Rinominate i feed e teneteli in ordine alfabetico. Una volta iscritti ai feed, ordinato l’aggregatore e selezionate le impostazioni che preferite vedrete in un unico elenco tutti i nuovi contenuti. Potete consultarli tutti insieme, una cartella per volta o anche per singolo feed. Con un clic potete condividere i contenuti più interessanti con i vostri collaboratori via feed o via e-mail, segnare alcune fonti come già lette, raggiungere la pagina da cui il feed proviene e molto altro ancora: se avete selezionato al meglio le fonti e impostato Google Reader in maniera ottimale vi ritroverete con un ottimo strumento di monitoraggio e analisi,
scalabile e personalizzato in base ad esigenze specifiche.

I momenti più complessi del marketing dell’ascolto sono la costruzione dell’identità, la legittimazione della reputazione e l’interazione con le persone che incontrerete nelle situazioni più disparate. Il successo in queste fasi dipende dalle vostre conoscenze di comunicazione e cultura Web, dalla vostra personalità e sensibilità e dalla vostra esperienza. Prima di intervenire in conversazioni tra persone dovete legittimare la vostra identità nell’ambiente in cui state intervenendo e in generale nel Web. Se lasciate un commento in un blog è opportuno che lasciate un link associato al vostro nome, e che il link porti alla vostra casa pubblica (ovvero lo snodo centrale della vostra vita digitale, che può essere un blog, un sito, una community come un profilo sociale), che deve essere in grado di legittimare voi e il vostro intervento. Allo stesso modo, se intervenite in Twitter, in FriendFeed o in un qualsiasi ambiente sociale dovrete avere un profilo in quel sito che vi legittimi, e dovrà essere semplice per gli altri capire chi siete e raggiungere la vostra casa pubblica, da cui dovrà essere poi possibile raggiungere altri nodi della vostra identità
digitale. E’ chiaro che il solo essere iscritti ad un social network non legittima un vostro intervento, così come avere un sito istituzionale non può legittimare in generale un vostro commento in un blog. La chiave del marketing dell’ascolto è la partecipazione, quindi a legittimare la vostra reputazione sarà la frequenza di aggiornamento di quello specifico ambiente e in generale la vostra vita digitale nel suo insieme: la qualità dei contenuti che fornite e il network di persone che vi circonda. Costruite dunque la vostra identità digitale partecipando nei principali ambienti dove potrete intervenire, creando valore per le persone presenti, conoscendole e gratificandole per i contenuti che forniscono. Grazie al marketing dell’ascolto troverete molte persone e informazioni interessanti, trattatele come tali.

Una identità digitale equilibrata e una reputazione forte sono i presupposti fondamentali per poter intervenire nelle discussioni di terzi sul Web senza apparire inopportuni. I motivi per cui intervenire sono molti: richieste di informazioni sui vostri prodotti o servizi, giudizi o critiche espresse nei confronti della vostra azienda e molto altro, discussioni sul settore in cui operate e altro ancora. Valutate se possa avere senso rendere i vostri stessi profili sul Web dei punti di ascolto, specificando nella vostra pagina Facebook come nel vostro profilo Twitter o in una sezione del sito
il desiderio di rispondere pubblicamente a domande, problemi, curiosità e opinioni. Fornite, nei vostri spazi, informazioni utili e oneste su di voi: non siate autoreferenziali, non cercate di vendere, non cercate di convincere. Non nascondete informazioni che le persone possano trovare utili. Non cercate in tutti i modi di far leggere i vostri contenuti, ma date piccoli input che rendano semplice raggiungerli. Nel momento in cui vi imbattete in una conversazione che vi riguarda dovrete decidere se e come intervenire. Per farlo prendete tutte le informazioni sulle persone con cui avete a che fare: cercate i nomi su Google e nei social network, andate a fondo. Questo vi aiuterà a decidere non soltanto se intervenire ma anche il modo in cui farlo. Ricordate inoltre che il solo fatto che una  conversazione sia pubblica non significa che il vostro intervento sia gradito: rispettare la netiquette, le convenzioni
dell’ambiente in cui vi inserite e le persone con cui vi relazionate, e cercare di dare un contributo utile, vi eviterà in generale di venire respinti.





“Nani sulle spalle dei giganti” Robert K. Merton

25 01 2010

Il lavoro dei grandi scienziati stabilisce i termini di riferimento, le orbite entro le quali si muovono gli scienziati di minore statura intellettuale. La conoscenza essendo un processo addizionale, cumulativo, si costruisce nel tempo, salendo sulle spalle dei grandi che ci hanno preceduto, come al circo, nelle piramidi umane degli acrobati.

“Nani sulle spalle dei giganti” Robert K. Merton




Da social network a business network

22 01 2010
tratto da tradecommunication.blogspot.com

Uno dei problemi maggiori dei network è quello di trovare la quadra del cerchio per rendere remunerativa la propria attività Si tratta di un problema che hanno molte aziende che, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con la comunicazione. I social network, infatti, propongono un flusso “informativo” costante, in particolare e prevalentemente grazie a un ampio utilizzo di contenuti generati dagli stessi utenti (user generated content o UGC per chi ama gli acronimi). Il problema di queste realtà, tuttavia, è nel loro proporsi in maniera molto generalista (è il caso di facebook), con il risultato che l’investitore ha difficoltà a promuovere i propri prodotti. Non solo, è dimostrato che i messaggi pubblicitari non sono ben accetti quando vengono percepiti come un’intrusione nel proprio tempo libero e in definitiva sono veramente poche le persone che, chattando con qualcuno, cliccano su un banner. Diverso il caso di alcuni social network che si definiscono “professionali”. Non sono in possesso dei dati sui ricavi di linked-in (il cui valore è comunque elevato) ma ritengo che, anche questo social network abbia più di un problema a captare fondi pubblicitari. C’è però un fattore, in questo secondo modello che credo rappresenti un passo importante per riuscire a trovare un modello funzionale per i social network del futuro. In primo luogo, una fonte di reddito de sito è rappresentato dall’upgrade del proprio account. Nonostante il sito permetta infatti un utilizzo praticamente completo delle sue potenzialità, con costi tutto sommato contenuti, l’utente può avere accesso a maggiori funzioni. Si tratta di un modello noto da tempo: dai giornali, che lasciano alcune notizie free mentre altre sono a pagamento, a tutti i vari siti di servizi e software gratuito che propongono dei demo con funzioni limitate. Ma se questo modello non è nulla di che, il fatto che un social network sia verticale su alcune tematiche rappresenta di sicuro un miglior argomento di vendita per la pubblicità. In questo caso, chi ha veramente appreso la lezione è MySpace, nonstante in questo momento di crisi questo “canale” abbia iniziato una importantecura dimagrante, infatti, il sito della News Corp di Rupert Murdoch ha affrontato un importante cambiamento: invece di continuare a inseguire il numero di contatti di Facebook si è orientato maggiormente alla specializzazione nel settore musicale, riuscendo a trainare un buon numero di inserzionisti nell’affare. Se quindi la specializzazione è l’argomento forte che gli investitori cercano sul web, la strada è quella di creare dei siti specializzati, sul modello di 2spaghi per le attività commerciali o de Gli Affidabili per quanto concerne i servizi.

Stiamo però sempre parlando di “social network”, ossia delle reti di persone che condividono delle esigenze “sociali”: dal ristorante alla ricerca dell’idraulico.

La vera inversione di tendenza, invece, potrebbe essere rappresentata da dei “business network”, ossia delle reti professionali che, oltre ai contenuti generati dagli utenti possa offrire servizi a chi fa impresa o alle figure professionali interne alla filiera. La notoria difficoltà dell’impresa italiana a fare lobbinginsomma, potrebbe essere superata attraverso un modello di networking professionale. I vantaggi sarebbero notevoli per tutti gli attori della filiera: dalle figure professionali, che potrebbero avere fondamentali informazioni direttamente dalle aziende, fino a queste ultime, che potrebbero garantirsi un contatto diretto con i “propri” clienti finali bypassando il balzello distributivo e quindi recependo un feed back diretto dagli utilizzatori.

Un buon esempio di Business Network lo ha realizzato un’azienda che opera nel campo della diagnosi delle autovettore, l’italianissima Texa, che grazie a una collaborazione con google ha realizzato (prima nel mondo) un ottimo strumento di condivisione della conoscenza tra operatori professionali che invito ad approfondire per chiunque di occupi di informazione.

I limiti dell’iniziativa sono nella scarsa condivisibilità delle informazioni: l’accesso a questa banca dati di soluzioni, infatti, avviene attraverso uno strumento, ovviamente dell’azienda stessa, un po’ come sta provando a fare Amazon con il suo Kindle (in questo caso possiamo finalmente dire che noi italiani siamo arrivati prima).

A questo punto mi sorge però una domanda: perché l’editoria ha lasciato il campo a tutte queste attività a quelli che potrebbero essere i propri inserzionisti? Perché non sono gli stessi editori a lanciare dei progetti di business network?

Una delle risposte me la diede un importante amministratore delegato di una delle più importanti case editrici b2b italiane, che sosteneva che il ruolo dell’editore è quello di pubblicare articoli e fare informazione. Su questo tema però non mi sento in accordo con lui, perché una casa editrice non può creare dei contenuti attraverso i propri lettori? e inoltre, chi vieta di proporre anche dei contenuti editoriali all’interno di un social network?

Come accennato la casa editrice per la quale lavoro sta oggi provando a creare un modello (che spero vedrà la luce nel 2010) che possa riassumere tutte queste caratteristiche, ma oggi mi chiedo e chiedo a chi legge quali sono i punti deboli dell’analisi e quali possono essere i correttivi da mettere in campo.





Utenti Facebook Italia – dicembre 2009

18 01 2010

continua la rilevazione degli utenti di Facebook in Italia. a dicembre, rispetto al mese precedente, continua la forte crescita : + 666.000 utenti. crescita stabile che sembra indicare un consolidamento del “fenomeno Facebook” su tassi di crescita stabili (almeno per il nostro paese) anche per tutto il 2010.





La deriva dell’informazione online e l’evoluzione del web 2.0

18 01 2010
Appiattimento sistematico dei contenuti online a danno di chi ha davvero bisogno della rete per cercare informazioni interessanti. La causa? i motori di ricerca, Wikipedia e i social-networks.

Andreas Voigt

So di essere volutamente provocatorio, considerando anche il mestiere che faccio, ma la questione è piuttosto preoccupante e c’è molto da riflettere.
Leggendo le parole di uno dei maggiori guru del web, Lanier, firma importante della rivista Wired, mi sembra quasi di rivedermi nelle sue riflessioni. Che ci sia una deriva del web 2.0 è un dato di fatto ineluttabile. La democratizzazione della comunicazione e la autoreferenzialità dei contenuti porta purtroppo in modo piuttosto automatico, ad uno svilimento del livello culturale dei contenuti stessi con l’annullamento del senso di critica, l’appiattimento della discussione e dello scambio di opinioni.

Io stesso sono un “membro” attivo su Facebook e spesso mi sono lamentato della qualità del contenuto che “gira” sulla piattaforma, adeguandomi al livello medio senza nemmeno accorgermene. Ma da tempo lamento un appiattimento culturale pericoloso. Troviamo magari riflessioni interessanti e molto profonde di qualche personaggio e poi veniamo inondati di tweets o di piccoli messaggi copiati e incollati, presi ad uso e consumo per massificare una comunicazione che  diventa totalmente priva di significato. Trovo spesso su Facebook la condivisione di contenuti di altri, presi e incollati lì, senza né capo né coda, senza nessun senso critico, nessuna riflessione e peggio ancora, prendendo il contenuto da un contesto, sbattuto in un altro senza nemmeno sapere e capire cosa in realtà si sta facendo.

Guardiamo Wikipedia ad esempio. La grande enciclopedia online dove ognuno può partecipare alla diffusione di contenuto pubblicando o meglio partecipando attivamente alla costruzione del “grande sapere umano”. Io ogni tanto prendo spunto da Wikipedia, ma se devo essere sincero, quello che trovo non è sempre eccezionale, anzi, molte volte trovo il contenuto piuttosto discutibile. E perché non guardiamo anche le testate online? Troviamo cosa? I video più seguiti sono cose che definirle Trash, è il minimo, tra ragazzine con i codini che ballano in minigonna e l’ombelico di fuori oppure, quello che riesce ad emettere il rutto più lungo, per non parlare dell’imbecille che sollevando 150 kg da terra sviene con mezzo infarto. La fiera del trash è lì che ti aspetta, ammiccando e invogliandoti a partecipare al grande gioco delle puttanate online!

Come dice Lanier, la dignità intellettuale del web è finita nel frullatore della libera espressione. E così la creatività, la cultura, la forza dell’intelletto e della ragione, vengono sommersi da miliardi di tonnellate virtuali di aria fritta.
Se poi analizziamo le politiche commerciali dei motori di ricerca, scopriamo che BING “pesca” anche nei social networks e pure Google si appresta a farlo, pubblicando il suo nuovo mega-metamotore nella versione “caffeine”. Quindi tra le centinaia o migliaia di pagine di risultati presentati con il lancio tramite una query di ricerca, ti trovi, se hai fortuna, il contenuto interessante schiacciato tra un video idiota di una Gerlinde Grande Gnocca che ti balla la “lambada” al ritmo di “Mimì Ragazza della Pallavolo” e un blog di incazzati della domenica o ultras che fanno baccano solo per dar forza alle loro idee assai esclusive.

Credo che la vera evoluzione del web 2.0, passata la sbornia della libertà di cazzeggiare, sia davvero la qualità dei contenuti. Si dovrà reimparare a comunicare, a scrivere e a parlare. Comunicare non solo a simboli e a grugniti o con abbreviazioni tipiche di un T9 smandrappato da cellulare, ma contenuto frutto dell’intelletto “normale” di colui che riflette almeno un poco sulle cose che dice.
Ecco perchè penso che il vero motore del web 2.0 sia il blog. Ecco perché penso che i social networks siano solo una fantastica occasione di liberarsi dei propri panni e sbatacchiarsi in piscina per passare un’oretta a divertirsi senza pensieri. Se sono davvero interessato a conoscere la realtà degli abitanti di Val di Susa e del problema della linea ferroviaria Torino-Lione, non vado certo a leggere i post che mi arrivano su Facebook (o almeno solo di alcuni che conosco e che sanno davvero cosa stanno dicendo). Tanto so che verrei coinvolto in una discussione a senso unico che alla fine si tramuta nella classica rissa online tra scimmie cieche e sordomute. Ed è sintomatico il fatto che ogni qual volta io posto su Facebook qualcosa di intelligente, per stimolare un dialogo o una discussione costruttiva, vengo puntualmente disatteso, mentre quando pubblico la mia cazzata del momento, ecco che fioccano commenti e risposte, in linea con il livello del mio contenuto.

Penso e spero che sia un momento e che come tutti i sistemi, dopo un momento di sbornia collettiva, si arrivi ad un autobilanciamento. Divertirsi è bello, ma la vera creatività è un’altra cosa.

Cito Lanier:
La rete è e resterà il nostro futuro. I nostri figli ragioneranno sulla rete. L’informazione dell’opinione pubblica critica passerà sempre più dalla carta alla rete. Dunque non dobbiamo – come ci ammonisce Jaron Lanier – permettere ai teppisti di inquinarla con le loro farneticazioni e garantirne l’informazione, la cultura e l’eccellenza contro l’omogeneizzazione e il qualunquismo.
Google come aggregatore industriale di sapere, Wikipedia come aggregatore volontario di sapere, un’azienda strepitosa e un gruppo sterminato di volontari, non possono continuare a mischiare diamanti e cocci di bottiglia. Chi segue il dibattito su Wikipedia – vedi il Financial Times del 2 gennaio con l’inchiesta di Richard Waters – sa quanto questo riequilibrio sia importante: «È ormai duro controllare la qualità su Wikipedia, e interessi occulti possono fare correzioni con facilità, secondo il loro punto di vista. Andrew Lih dell’University of Southern California ci mette in guardia nel suo saggio «The Wikipedia Revolution»: «Il mio terrore è che poco a poco la verità goccioli tutta via, senza che nessuno se ne accorga».

È così, in nome di un egualitarismo che puzza di ideologia, e mettendo sullo stesso piano esperti e dilettanti, osservatori equanimi e faziosi ululanti, Wikipedia rischia di passare da invenzione geniale a piazza scalmanata (e chiunque abbia visto l’articolo a suo nome dell’enciclopedia online cambiato e ricambiato da fans e ultras sa di che parlo).

Il compito non è immane, ma è urgente. Riportare sulla rete quei canoni di serenità, autorevolezza, vivacità, impegno, buona volontà, dibattito, critica che sono da sempre trade mark della libertà, dell’onestà, della ragione. Senza perderne la ricchezza, la spontaneità, l’uguaglianza.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2010/01/web-il_futuro_della_rete_2.shtml