Aziende italiane: solo il 32% usa i social media professionalmente

31 01 2011
di vincos

Un recente studio dello IULM (Master in Social Media Marketing) condotto su 720 aziende italiane, di varie dimensioni e diversi settori merceologici, rende evidente una situazione con la quale mi confronto professionalmente ogni giorno.
Solo il 32,5 % delle imprese nostrane utilizza qualche strumento partecipativo nelle attività di comunicazione (percentuale che sale al 57,9% nel caso di grandi realtà e scende al 10% tra le piccole). Nella maggior parte dei casi si tratta di Facebook (35,2%) o di LinkedIn (15,5%) e YouTube (14,1%). Solo l’8,8% usa Twitter e il 3,9% il blog.
Addirittura l’83 % non risulta aver implementato sul proprio sito ufficiale alcun banale link di condivisione con social network.

Per indagare sulla capacità di utilizzo degli strumenti, per ogni azienda è stato calcolato un indice di “SocialmediAbility” basato su tre dimensioni: periodo di utilizzo,cura nella gestione degli stessi, efficacia (utenti per canale, frequenza di aggiornamento da parte degli user, numero di contenuti prodotti dagli utenti).
Qui i risultati sono ancora più desolanti: su una scala da 1 a 10, l’indice medio totalizzato è di 0,79 (1,75 le grandi e 0,16 le piccole). Il settore più avanzato risulta essere quello bancario.

L’assenza di una strategia di social media marketing viene spiegata con la scarsa conoscenza sia delle opportunità strategiche offerte dal Web 2.0 (58%) che dell’utilizzo concreto degli strumenti (46%).

Update: la presentazione della ricerca ora disponibile

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I marchi di lusso sfruttano solo parzialmente i social network

26 01 2011
by it.fashionmag.com


Uno studio Benchmark Group, che ha preso in considerazione 40 siti provenienti da diversi settori del lusso, rivela che il 17% dei consumatori di beni di lusso seguono almeno un brand sui social network. Ancora oggi questi appassionati preferiscono reperire informazioni sul loro marchio preferito attraverso i website ufficiali delle aziende (89%), le riviste on line che parlano di lusso (89%) ed i blog specializzati (73%).

Marion Dupeyrat, responsabile dello studio, sostiene che la presenza dei brand di lusso ha avuto per ora un impatto limitato sulle comunità in rete; le società di questa categoria “non hanno ancora raggiunto lo step del dialogo con gli internauti. Per ora si limitano solamente ad una comunicazione discendente”.

Perciò, sempre secondo lo studio, i navigatori su internet troverebbero interessante poter “fornire i propri pareri ed opinioni su un prodotto esistente” (86%), “votare per idee riguardanti i prodotti” (85%), “discutere chattando con gli stilisti del marchio” (79%) e anche di poter attivamente “partecipare alla ideazione di un prodotto” (90%). Iniziative che potrebbero certamente portare ad una sorta di “dissacrazione” della griffe e delle sue collezioni… In compenso, gli internet users si mostrano poco interessati all’idea di una loro partecipazione ad una campagna pubblicitaria.

Lo studio Benchmark Group passa anche al setaccio l’e-commerce dei brand di lusso. I risultati mostrano che solo il 13% del campione rappresentativo di 558 clienti di marche di lusso si reca sui siti per acquistare on line. La principale motivazione per costoro rimane la possibilità di acquistare al di fuori degli orari d’apertura. Una maggioranza di loro considera anche che i prezzi praticati su internet siano più interessanti.

Di Olivier Guyot (Versione italiana di Gianluca Bolelli)





Creazione di una rete Bluetooth audio wireless

25 01 2011

Più di un anno fa ho aperto questo blog con un post sulla creazione di una rete MIFI e da allora ho inserito tanti altri post tutti incentrati su i temi di cui quotidianamente mi occupo che sono la moda e il web in tutte le possibili declinazioni.

Ho da qualche giorno acquistato delle cuffie bluetooth e un piccolo dongle USB e allora ho pensato, perchè non scrivere un post sulla creazione di una rete bluetooth per la trasmissione/ricezione dell’audio in casa e fuori casa tra diversi dispositivi.

La necessità da cui sono partito era l’ascolto della musica attraverso una cuffia senza fili. Ho iniziato quindi a cercare in rete le recensioni sulle cuffie e alla fine, dopo essermi letto molte pagine e aggiornato le mie nozioni sui dispositivi bluetooth (ero fermo alle specifiche tecniche della versione 1.0) ho deciso per l’acquisto del modello sotto.

Con l’arrivo delle cuffie dotate anche di un ottimo microfono nascosto ho iniziato ad utilizzarle anche per le telefonate sia con l’iphone che con skype non riscontrando problemi e con una qualità uguale a quella dei prodotti collegati con filo. Ho inoltre acquistato un micro dongle usb che mi ha consentito di utilizzarle anche con il pc per la visione dei film e l’ascolto della musica durante la navigazione.

Fondamentale per assicurare un ascolto di qualità è che il  bluetooth sia:

  • versione 2.1
  • EDR
  • ADP2
  • classe 2
I prodotti che ho acquistato sono:
A questo punto visti i risultati ho approfondito la ricerca su web sulla tecnologia bluetooth allo scopo di  completare la sostituzione di tutti i fili per la trasmissione audio attraverso l’uso di questa tecnologia anche in apparecchi che ne sono sprovvisti (TV, HIFI, etc.). Per fare ciò ho acquistato un trasmettitore/ricevitore della beewi il BBX200 che consente di trasformare la tv o lo stereo (se dotati di ingresso aux 3.5 oppure rca) in apparecchi che possono o ricevere musica attraverso il bluetooth da smartphone, computer, etc, oppure trasmettere l’audio attraverso l’uscita jack 3.5 a disposivi bluetooth come cuffie wireless o smartphone.
queste le specifiche tecniche:  Bluetooth standard V2.1 + EDR compliant Bluetooth Classe 2; profili Bluetooth supportati: HFP, A2DP, AVRCP.
Di seguito le principali caratteristiche:
sul sito è inoltre disponibile uno schema che sintetizza i possibili utilizzi:




Social Network 2010: dati & curiosità

24 01 2011

La designazione di Mark Zuckberger (il co-fondatore e amministratore delegato di Facebook) come “Uomo dell’anno”, attribuito dal Time a dicembre dello scorso anno, ha decretato l’affermazione definitiva sul web dei social media.

Un breve excursus sui dati più significativi dei Social Media nel 2010, raccolti direttamente sul web:

  • Nel weekend a cavallo di Capodanno su Facebook sono state condivise più di 750 milioni di fotografie dai suoi utenti (eMarketer);
  • Nel corso del 2010 su FB sono state uploadate più di 2.7 miliardi di foto, gli utenti hanno cliccato “Like” su 7.6 milioni di pagine e condiviso 1 milione di link ogni 20 minuti (eMarketer);
  • I fan di LadyGaga e di Eminem (su Facebook), sommati, superano la popolazione della Spagna (eMarketer);
  • Il 44% di ciò che viene condiviso online passa per Facebook (eMarketer);
  • Twitter ha superato MySpace ed è diventato il terzo social network per traffico sul sito. Ha visto incrementare la sua base di utenti di più di 100 milioni di unità nel giro di 12 mesi; negli USA si è passati dai 18 milioni del 2009 ai più di 26 milioni del 2010 (eMarketer).
  • Il 29% degli utenti di Twitter ha tra i 18 e i 24 anni e utilizza il social network di microblogging per seguire le proprie aziende preferite (comScore);
  • Il 60% degli internauti utilizza i social network (PC Advisor);
  • L’uso dei social network delle persone con 65 anni o più è cresciuto del 100%, passando dal 13% al 26%. (Pew Research Center);
  • Due terzi dei 100 migliori siti americani e metà dei 100 siti migliori al mondo hanno integrato Facebook (classifiche di comScore);
  • Ogni utente di Facebook è collegato in media a 60 pagine, gruppi o eventi (Facebook press office);
  • Twitter ha più di 300.000 nuovi utenti giornalieri (Twitter);
  • Ci sono più di 600 milioni di ricerche su Twitter ogni giorno (Twitter);
  • YouTube riceve più di 2 miliardi di visualizzazioni giornaliere (YouTube press center);
  • Il 77% degli internauti legge regolarmente blog (Technorati);
  • Il 60% dei blogger ha tra i 18 e i 44 anni (Technorati);
  • Il rapporto maschi/femmine su Twitter è 47/53% (Misurarelacomunicazione.it);
  • Il 51% degli utenti attivi su Twitter segue aziende brand o prodotti (Misurarelacomunicazione.it);
  • Le donne con più di 55 anni d’età crescono più velocemente su Facebook rispetto agli altri target d’età (Misurarelacomunicazione.it).




Social ecommerce o social shopping

20 01 2011

di Gabriele Taviani

Il Social Shopping rappresenta gli ambienti digitali di condivisione dei propri acquisti mentre il Social Commerce è sia un’evoluzione dell’e-Commerce che e un’evoluzione dei Social Network.

social-shoppingIl Social Shopping è inteso anche a rappresentare i website che si pongono come obiettivo: l’accesso a saldi (solo se utente profilato), la creazione di liste della spesa personalizzate e poi condividerle con i loro amici.

Con il Social eCommerce il Social Shopping ha in comune l’interazione fra gli utenti, sullo scambio di informazioni e di raccomandazioni, per questo può essere equivocato come “sinonimo”.

shopping-cartMentre il Social Shopping è ambiente di condivisione il Social Commerce è un ambiente di raccomandazione (review e advice) a stretto ridosso delle attività di e-Commerce ma con l’utilizzo del passaparola online e offline nella propria “rete sociale” (anche per questo è sbagliato definirlo come Social eCommerce, la “e” non ci va).

Le due identità sono distinte e identificabili. Per non addetti ai lavori il Social Shopping potrebbe essere erroneamente visto come un sottoinsieme del Social Commerce ma per un ambiente specialistico come questo gruppo di discussione tale sovrapposizione sarebbe fuorviante.

Gabriele: quindi possiamo distinguere le due tecniche come:
–    Social Shopping – Strategia di creazione socializzazione all’acquisto;
–    Social eCommerce – eCommerce integrato ai social network (strategia di vendita)

Leonardo retifica e precisa:
Social Shopping:
–    Azienda: Strategia di socializzazione dell’acquisto (per l’attività di SMM)
–    Utenti: Condivisione dell’esperienza del prodotto e socializzazione degli acquisti
Social Commerce:
–    Azienda: Attività di social networking integrate nell’eCommerce (abilitazione attività di conversazione e condivisione peer to peer)
–    Utenti: Attività di passaparola spontaneo (review, advice, like, ecc.) svolto nei siti di eCommerce (se abilitati) e nei SN-SM (strategia di vendita C2C: in alcuni casi l’utente a sua volta “vende” i prodotti”)

Ferdinando aggiunge ulteriori definizioni che distinguono il social shopping con il Social eCommerce:
–    Social eCommerce – stravolge la direzionalità del commercio tradizionale dove l’azienda offre i propri prodotti e servizi al cliente/utente perché, in questo caso, è il cliente che viene lasciato dall’azienda a fare le proprie proposte
–    Social Shopping – è l’esempio che conferma: “l’utente si fida sempre più di un altro utente anziché dell’azienda produttrice”. E’ una quasi perfetta fusione tra social media e e-commerce nel quale l’utente può arrivare a crearsi una lista personalizzata della spesa seguendo i consigli di altri utenti “amici” o membri di gruppi specifici.

Da non dimenticare che il Social eCommerce rappresenta anche una soluzione tecnologia che consentirà la vendita online di prodotti e servizi direttamente all’interno dei Social Network come applicazioni Facebook o di altri network.

Fecebook sta scommettendo molto per i prossimi anni sulla fusione tra Social Network e eCommerce, tanto che sta sviluppando e testando un sistema interno di remunerazione economica con i crediti.





L’evoluzione dei mercati e la rivoluzione internet

10 01 2011
di Andreas Voigt

Attraverso Internet, le persone stanno scoprendo e inventando nuovi modi di condividere le conoscenze pertinenti con incredibile rapidità. I mercati sono molto più intelligenti e più della maggior parte delle aziende.

Da Wikipedia:

Il Cluetrain Manifesto è un insieme di 95 tesi organizzato e presentato come un manifesto, o invito all’azione, per tutte le imprese che operano all’internodi ciò che si propone di essere un nuovo mercatointerconnesso. Le idee presentate, con l’obiettivo esplicito di esaminare l’impatto di Internet sia sui mercati (i consumatori) sia sulle organizzazioni. Inoltre, mentre i consumatori e le organizzazioni sono in grado di utilizzare InternetIntranet per stabilire un livello di comunicazione precedentemente non disponibile tra questi due gruppi ed all’interno di essi, il manifesto suggerisce i cambiamenti che saranno richiesti da parte delle organizzazioni per rispondere all’ambiente del nuovo mercato.

Il manifesto è stato scritto nel 1999 da Rick LevineChristopher LockeDoc SearlsDavid Weinberger. Un libro stampato basato sul manifesto è stata pubblicato nel 2000 da Perseus Books (ISBN 0-7382-0431-5) sotto lo stesso nome.

Gli autori affermano che Internet è diversa dai media tradizionali utilizzati per il marketing di massa in quanto consente alle persone di avere delle conversazioni di tipo “uomo a uomo”, e potenzialmente queste possono trasformare in modo radicale le pratiche commerciali tradizionali.

Il libro e il sito web dedicati al Manifesto mettono in dubbio ciò che il manifesto definisce “fuori moda”, il pensiero del ventesimo secolo circa il business, alla luce della nascita del Web, ed elenca in modo chiaro “95 tesi“, analogamente al manifesto di Martin Lutero che ha segnato l’inizio della Riforma protestante.

Il termine “Cluetrain” deriva da questa citazione: ”The clue train stopped there four times a day for ten years and they never took delivery”. -Veterano di una società ormai in caduta libera fuori dalla Fortune 500

Badate bene alla data: 1999 !!!! Siamo nel 2010 e il mondo è incredibilmente cambiato. Siamo in un mondo dove ciò che veniva ipotizzato da Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger si è materializzato come d’incanto. I social networks sono una realtà, in continua trasformazione, ma sono ormai una realtà ineluttabile. Le aziende dovranno anzi devono iniziare a fare i conti con questa realtà, se vorranno sopravvivere nei prossimi anni.

Ecco le 95 tesi, tradotte da Luisa Carrada:

  1. I mercati sono conversazioni.
  2. I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
  3. Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.
  4. Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.
  5. Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.
  6. Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.
  7. Gli iperlink sovvertono la gerarchia. (La capacità di Internet di collegare ulteriori informazioni -informazioni che potrebbero esistere al di là della gerarchia formale nella struttura organizzativa o di materiale pubblicato da tale organizzazione- agisce come un mezzo per sovvertire o aggirare le gerarchie formali.)
  8. Sia nei mercati interconnessi che tra i dipendenti delle aziende intraconnessi, le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.
  9. Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.
  10. Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.
  11. Le persone nei mercati in rete sono riuscite a capire che possono ottenere informazioni e sostegno più tra di loro, che da chi vende. Lo stesso vale per la retorica aziendale circa il valore aggiunto ai loro prodotti di base.
  12. Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti.
  13. Ciò che accade ai mercati accade anche a chi lavora nelle aziende. L’entità metafisica chiamata “L’Azienda” è la sola cosa che li divide.
  14. Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.
  15. Appena tra qualche anno, l’attuale “omogeneizzata” voce del business – il suono della missione aziendale e delle brochures – sembrerà artefatta e artificiale quanto il linguaggio della corte francese nel settecento.
  16. Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno.
  17. Se le aziende pensano che i loro mercati online siano gli stessi che guardavano le loro pubblicità in televisione, si stanno prendendo in giro da sole.
  18. Le aziende che non capiscono che i loro mercati sono ormai una rete tra singoli individui, sempre più intelligenti e coinvolti, stanno perdendo la loro migliore occasione.
  19. Leaziende possono ora comunicare direttamente con i loro mercati. Se non lo capiscono, potrebbe essere la loro ultima occasione.
  20. Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro.
  21. Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po’ di senso dell’umorismo.
  22. Avere senso dell’umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po’ di umiltà, parlar chiaro e un onesto punto di vista.
  23. Le aziende che cercano di “posizionarsi” devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.
  24. Vanterie ampollose del tipo “Siamo posizionati per essere il primo fornitore di XYZ” non costituiscono un posizionamento.
  25. Le aziende devono scendere dalla loro torre d’avorio e parlare con la gente con la quale vogliono entrare in contatto.
  26. Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una paura tremenda dei loro mercati.
  27. Parlando con un linguaggio lontano, poco invitante, arrogante, tengono i mercati alla larga.
  28. Molti programmi di marketing si basano sulla paura che il mercato possa vedere cosa succede realmente all’interno delle aziende.
  29. Elvis l’ha detto meglio di tutti: “Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda”.
  30. La fedeltà a una marca è la versione aziendale della coppia fissa, ma la rottura è inevitabile ed è in arrivo. Poiché sono in rete, i mercati intelligenti possono rinegoziare la relazione con incredibile rapidità.
  31. I mercati in rete possono cambiare fornitore dalla sera alla mattina. I lavoratori della conoscenza in rete possono cambiare datore di lavoro nel tempo dell’intervallo del pranzo. Le vostre “iniziative di downsizing” ci hanno insegnato a domandarci “La fedeltà? Cos’è?”
  32. I mercati intelligenti troveranno i fornitori che parlano il loro stesso linguaggio.
  33. Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società. E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono.
  34. Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della loro comunità.
  35. Ma prima, devono appartenere a una comunità.
  36. Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa.
  37. Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità, allora non hanno mercato.
  38. Le comunità umane sono basate sulla comunicazione – su discorsi umani su problemi umani.
  39. La comunità della comunicazione è il mercato.
  40. Le aziende che non appartengono a una comunità della comunicazione sono destinate a morire.
  41. Le aziende fanno della sicurezza una religione, ma si tratta in gran parte di una manovra diversiva. Più che dai concorrenti, la maggior parte si difende dal mercato e dai suoi stessi dipendenti.
  42. Come per i mercati in rete, le persone si parlano direttamente anche dentro l’azienda – e non proprio di regole e regolamenti, comunicazioni della direzione, profitti e perdite.
  43. Queste conversazioni si svolgono oggi sulle intranet aziendali. Ma solo quando ci sono le condizioni.
  44. Di solito le aziende impongono l’intranet dall’alto, per distribuire documenti sulla politica del personale e altre informazioni aziendali che i dipendenti fanno del loro meglio per ignorare.
  45. Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete.
  46. Una intranet in buona salute organizza i dipendenti nel più ampio significato del termine. Il suo effetto è più radicale di qualsiasi piattaforma sindacale.
  47. Se questo spaventa a morte le aziende, è pur vero che esse dipendono fortemente dalle intranet aperte per far emergere e condividere le conoscenze più importanti. Devono resistere all’impulso di “migliorare” o tenere sotto controllo queste conversazioni in rete.
  48. Quando le intranet aziendali non sono condizionate da timori o da un eccesso di regole, incoraggiano un tipo di conversazione molto simile a quella dei mercati in rete.
  49. Gli organigrammi funzionavano nella vecchia economia, in cui i piani dovevano essere ben compresi da tutta la piramide gerarchica e dettagliati piani di lavoro potevano scendere dall’alto.
  50. Oggi, l’organigramma è fatto di link, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza vince su quello per l’autorità astratta.
  51. Gli stili di management basati sul comando e sul controllo derivano dalla burocrazia e al tempo stesso la rafforzano. Il risultato sono la lotta per il potere e una cultura di impresa paranoica.
  52. La paranoia uccide la conversazione. Questo è il punto. Ma la mancanza di conversazione uccide le aziende.
  53. Ci sono due conversazioni in corso. Una all’interno dell’azienda, l’altra con il mercato.
  54. Nessuna delle due va bene, nella maggior parte dei casi. Quasi sempre, alla base del fallimento ci sono le vecchie idee di comando e controllo.
  55. Come politica di impresa, queste idee sono velenose. Come strumenti, sono fuori uso. Comando e controllo sono visti con ostilità dai lavoratori della conoscenza e con sfiducia dai mercati online.
  56. Queste due conversazioni vogliono parlare l’una con l’altra. Parlano lo stesso linguaggio. Si riconoscono l’un l’altra dalla voce.
  57. Le aziende intelligenti si faranno da parte per far accadere l’inevitabile il prima possibile.
  58. Se la volontà di farsi da parte è presa come parametro del quoziente di intelligenza, allora veramente poche aziende si mostrano rinsavite.
  59. Seppur subliminalmente, milioni di persone sulla rete percepiscono ormai le aziende come strane finzioni legali che fanno di tutto perché queste due conversazioni non si incontrino.
  60. Questo è suicidio. I mercati vogliono parlare con le aziende.
  61. E’ triste, ma la parte di azienda con cui i mercati vogliono parlare è spesso nascosta dietro una cortina di fumo, il cui linguaggio suona falso – e spesso lo è.
  62. I mercati non vogliono parlare con ciarlatani e venditori ambulanti. Vogliono partecipare alle conversazioni che si svolgono dietro i firewall delle aziende.
  63. Sveliamoci e parliamo di noi: quei mercati siamo Noi. Vogliamo parlare con voi.
  64. Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, né dei vostri siti Internet sovraccarichi di bella grafica ma senza alcuna sostanza.
  65. Noi siamo anche i dipendenti che fanno andare avanti le vostre aziende. Vogliamo parlare ai clienti direttamente, con le nostre voci e non con i luoghi comuni delle brochures.
  66. Come mercati, come dipendenti, siamo stufi a morte di ottenere le informazioni da un lontano ente di controllo.
  67. Come mercati, come dipendenti, ci domandiamo perché non ci ascoltate. Sembrate parlare una lingua diversa.
  68. Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parlate in giro – nella stampa, ai congressi – cosa ha a che fare con noi?
  69. Forse fate una certa impressione sugli investitori. Forse fate una certa impressione in Borsa. Ma su di noi non fate alcuna impressione.
  70. Se non fate alcuna impressione su di noi, i vostri investitori possono andare a fare un bagno. Non lo capiscono? Se lo capissero, non vi lascerebbero parlare così.
  71. Le vostre vecchie idee di “mercato” ci fanno alzare gli occhi al cielo. Non ci riconosciamo nelle vostre previsioni – forse perché sappiamo di stare già da un’altra parte.
  72. Questo nuovo mercato ci piace molto di più. In effetti, lo stiamo creando noi.
  73. Siete invitati, ma è il nostro mondo. Levatevi le scarpe sulla soglia. Se volete trattare con noi, scendete dal cammello.
  74. Siamo immuni dalla pubblicità. Semplicemente dimenticatela.
  75. Se volete che parliamo con voi, diteci qualcosa. Tanto per cambiare, fate qualcosa di interessante.
  76. Abbiamo qualche idea anche per voi: alcuni nuovi strumenti, alcuni nuovi servizi. Roba che pagheremmo volentieri. Avete un minuto?
  77. Siete troppo occupati nel vostro business per rispondere a un’email? Oh, spiacenti, torneremo. Forse.
  78. Volete i nostri soldi? Noi vogliamo la vostra attenzione.
  79. Interrompete il viaggio, uscite da quell’auto-coinvolgimento nevrotico, venite alla festa.
  80. Niente paura, potete ancora fare soldi. A patto che non sia l’unica cosa che avete in mente.
  81. Avete notato che di per sé i soldi sono qualcosa di noioso e a una sola dimensione? Di cos’altro possiamo parlare?
  82. Il vostro prodotto si è rotto. Perché? Vorremmo parlare col tipo che l’ha fatto. La vostra strategia aziendale non significa niente. Vorremmo scambiare due parole con l’amministratore delegato. Che vuol dire che “non c’è”?
  83. Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni di noi almeno quanto prendete sul serio un solo reporter del Wall Street Journal.
  84. Conosciamo alcune persone della vostra azienda. Sono piuttosto bravi online. Ne nascondete altri, di bravi? Possono uscire ed entrare in gioco anche loro?
  85. Quando abbiamo delle domande, ci cerchiamo l’un l’altro per le risposte. Se non esercitaste un tale controllo sulle “vostre persone”, sarebbero anche loro tra le persone che cercheremmo.
  86. Quando non siamo occupati a fare il vostro “mercato target”, molti di noi sono le vostre persone. Preferiamo chiacchierare online con gli amici che guardare l’orologio. Questo farebbe conoscere il vostro nome molto di più del vostro sito internet da un milione di dollari. Ma siete voi a dirci che è la Divisione Marketing che deve parlare al mercato.
  87. Ci piacerebbe che sapeste cosa sta succedendo qui. Sarebbe davvero bello. Ma sarebbe un grave errore pensare che ce ne stiamo con le mani in mano.
  88. Abbiamo di meglio da fare che preoccuparci se riuscirete a cambiare in tempo. Il business è solo una parte della nostra vita. Sembra essere invece tutta la vostra. Pensateci: chi ha bisogno di chi?
  89. Il nostro potere è reale e lo sappiamo. Se non riuscite a vedere la luce alla fine del tunnel, arriverà qualcuno più attento, più interessante, più divertente con cui giocare.
  90. Anche nel peggiore dei casi, la nostra nuova conversazione è più interessante della maggior parte delle fiere commerciali, più divertente di ogni sitcom televisiva, e certamente più vicina alla vita di qualsiasi sito web aziendale.
  91. Siamo leali verso noi stessi, – i nostri amici, i nostri nuovi alleati, i nostri conoscenti, persino verso i nostri compagni di battute. Le aziende che non fanno parte di questo mondo non hanno nemmeno un futuro.
  92. Le aziende stanno spendendo miliardi di dollari per il problema dell’Anno 2000. Come fanno a non sentire la bomba a orologeria nei loro mercati? La posta in gioco è persino più alta.
  93. Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni sembrano il Muro di Berlino di oggi, ma in realtà sono solo una seccatura. Sappiamo che stanno crollando. Lavoreremo da entrambe le parti per farle venire giù.
  94. Alle aziende tradizionali le conversazioni online possono sembrare confuse. Ma ci stiamo organizzando più rapidamente di loro. Abbiamo strumenti migliori, più idee nuove, nessuna regola che ci rallenti.
  95. Ci stiamo svegliando e ci stiamo linkando. Stiamo a guardare, ma non ad aspettare.

La traduzione italiana è di Luisa Carrada www.mestierediscrivere.com

Copyright versione inglese © 1999 Levine, Locke, Searls & Weinberger. ringleaders@cluetrain.com Tutti i diritti riservati





La mappa dei social network nel mondo (dicembre 2010)

7 01 2011

by vincos

Appuntamento semestrale con la mappa dei social network nel mondo. Grazie alle centinaia di commenti ricevuti ho deciso di continuare ad aggiornarla, ma abbandonando l’uso di Many Eyes per la visualizzazione. Il tool di IBM, seppur pratico, non permette la personalizzazione della colorazione. Per cui, al fine di permettere una comparabilità nel tempo dei dati mappati ho preferito ridisegnare anche le mappe precedenti con Adobe Illustrator.

L’aggiornamento di dicembre mostra l’inarrestabile marcia di Facebook, vicino al raggiungimento di 600 milioni di “abitanti”. Al momento risulta essere il social network preferito da 115 paesi sui 132 analizzati.
Dallo scorso giugno le conquiste più importati sono avvenute nella vecchia Europa ed in particolare in Polonia e Ungheria, due nazioni in cui i competitor, rispettivamente Iwiw e Nasza-Klasa, sembravano imbattibili data la loro connotazione localistica e l’effetto rete raggiunto.
L’unico social network europeo a resistere è Hyves nei Paesi Bassi, anche se ci sono segnali di difficoltà (statistici, dato che Alexa lo da già perdente, e sociali, è stato venduto ad un grosso editore e gli utenti non l’hanno presa bene).

Le altre vittorie della creatura di Zuckerberg si registrano in Mongolia contro Hi5 e in India e Paraguay ai danni del social network di Google, Orkut, che ormai rimane forte solo in Brasile.

Negli ultimi mesi si è assistito anche un cambiamento delle preferenze dei giapponesi che sempre più vanno verso un uso dei social network da dispositivo mobile. Mixi pur rimanendo quello più usato da web cede il passo a Gree e Mobage Town se consideriamo l’uso in mobilità e gli utenti totali. [editato grazie alle osservazioni dell’amico Akky Akimoto]
La situazione rimane fluida in Armenia e Georgia (anche qui Alexa segnala un sorpasso di Facebook non confermato da Google Trends for Websites).

Top 3 Social Networking Sites (December 2010)

Dando uno sguardo oltre le spalle di Facebook, si nota la crescita di Twitter, che in alcuni paesi è il secondo social network (UK, Australia, Canada) ed in altri spunta in terza posizione (Germania e Italia). Anche LinkedIn inizia a far notare la sua presenza in Australia, Canada, UK. In giallo ho evidenziato le new entry rispetto a sei mesi fa.

World Map of Social Networks Poster

In basso un poster che riepiloga l’evoluzione dei social network nel mondo a partire da giugno 2009.
Visto l’interesse internazionale ho deciso anche di provare a venderlo attraverso ImageKind (un sito che per gli italiani mi sembra poco conveniente, sto cercando un’alternativa, suggerimenti?)