Una Rivoluzione nell’attribuzione delle Conversioni

28 04 2011

by mauriziopetrone

Il mio socio Giacomo Pelagatti di SearchBrain mi segnala una novità rivoluzionaria che riguarda Google Analytics ed il tracciamento delle sorgenti di conversione.

Ecco il video che illustra la novità:

In sostanza, questa nuova funzione permetterà di attribuire ciascuna conversione non ad una fonte soltanto, ma ad una moltitudine di origini, illustrandone per ciascuna il peso relativo.

Sarà possibile anche visualizzare l’apporto di ciascun canale (e di ciascuna combinazione di canali) al totale delle conversioni.

Penso che sarà una rivoluzione perché, come sappiamo, Google Analytics è la piattaforma utilizzata dalla maggior parte dei business online, e finora attribuiva la conversione ad una fonte soltanto, di norma l’ultima in ordine di tempo, secondo la logica “last cookie win”(vedi nota in calce al post).

Adesso invece, potendo analizzare direttamente il peso di ciascun canale in modo separato, e perfino il peso di ciascuna combinazione, avremo la possibilità di conoscere in modo molto più preciso CHE COSA ha portato l’utente alla conversione.

Per dirla con le parole di Google:

  • Gain insight into which channels customers interact with during the 30 days prior to conversion
  • Marketers can see which channels initiate, assist, and complete conversions
  • Multi-Channel Funnels show interactions with virtually all digital channels, including paid and organic searches, affiliates, social networks, and display ads

Qual è la portata di questa rivoluzione?

Io mi limito ad indicare due aspetti chiave, e chiedo a voi di arricchire la discussione con i vostri commenti:

  • questa novità potenzialmente potrà spostare grossi budget attraverso i diversi canali di marketing online (Email, PPC, SEO, Social, Affiliazioni, Display ecc)
  • il panorama delle affiliazioni potrebbe cambiare per sempre, nel momento in cui si riuscisse a stabilire con precisione il contributo dell’affiliato su ciascuna conversione

Chi volesse avere accesso in anteprima alla nuova funzionalità di Google AnalyticsMulti-Channel Funnels, può farne richiesta a questo indirizzo. Ulteriori informazioni le troverete nella guida ufficiale e nel video tutorial del canale Youtube GoogleAnalytics.

Nota finale

A onor del vero, da tempo esiste un workaround per visualizzare tutte le sorgenti per ciascuna conversione e una soluzione ad hoc da integrare, ma la nuova funzione li surclassa entrambi.





Facebook: 6 trucchi per divertirsi sul Social Network [HOW TO]

27 04 2011
by Ninjamarketing

Parliamoci chiaro, ogni tanto Facebook ci rapisce. E’ come la routine mattutina: sveglia, caffè, bagno, doccia. Capita a volte che ci ritroviamo annoiati di fronte ad uno strumento che invece dovrebbe farci trascorrere un tempo piacevole, a tratti divertente, ma sicuramente non apatico. Bene, è il momento di spezzare l’incantesimo.

Nelle prossime righe vi presenterò qualche ninja-trucco per rendere più coinvolgente e divertente la vostra esperienza Social.

1. Aggiungere il pulsante “Non mi piace”

Un bel tasto “non mi piace” è proprio quello che ci vuole in alcuni casi, e l’applicazione Magic Update ci viene incontro, consentendoci anche di personalizzare il tasto con un sacrosanto “non me ne frega niente“.

2. Programmare un aggiornamento di stato

Adesso provate ad immaginare: sapete già che nei prossimi tre giorni vi ritroverete intrappolati nel paese natio di un vostro familiare, dove internet è ancora una tecnologia aliena e dove il vostro smartphone presumibilmente resterà senza linea per tutta la durata della “vacanza”; però oggi siete pieni di ispirazione ed inventiva, e volete riservarvi qualche chicca per i giorni d’assenza, tanto per non far sentire la vostra mancanza agli amici.

Bene, vi svelo come programmare un aggiornamento di stato.

Il programma più semplice ed intuitivo è Later Bro: basterà selezionare il social network su cui si intende programmare l’aggiornamento (Later Bro funziona anche su Twitter), permettere all’applicazione di accedere all’account, selezionare il proprio fuso orario, scrivere l’aggiornamento di stato che si vuole pubblicare, impostare giorno ed ora desiderate e, infine, cliccare poi sul pulsante “Schedule”. Il gioco è fatto!

3. Postare stati al contrario

Però ai vostri status manca ancora qualcosa per essere unici, vero? Ad esempio un bel giro di 180°.

Ci sono diversi siti che vi consentono di dare quest’effetto, ma il più completo a mio giudizio èUpsideDownText.com, che vi consente di personalizzare l’effetto “rotazione” o “riflesso” che vorrete dare al testo, con i pulsanti “share” già presenti per condividere sia su Facebook sia su Twitter il vostro pensiero al contrario.

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4. La ricerca tra aggiornamenti di stato

Ad esempio, vi piacerebbe sapere cosa dice tutta la popolazione di Facebook rispetto ad un determinato argomento? Bene, la vostra curiosità può essere soddisfatta da OpenBook, un’app che aggrega gli aggiornamenti di stato di tutti gli utenti di Facebook, ovviamente che abbiano impostato la visibilità per “tutti” dei loro aggiornamenti.

Potete cercare specifiche parole chiave o frasi, classificando persino i risultati per sesso.

Vi presento, ora, un’App veramente figa. Si chiama Status Analyzer 3D, e vi consente di visualizzare le parole che avete utilizzato maggiormente nei vostri aggiornamenti di stato in unanuvola di tag, che potrete poi condividere sulla vostra bacheca, fornendovi persino una vera classifica. Credo sia uno strumento anche molto utile in termini autocritici: le mie tre parole più utilizzate sono “che”, “non” e “per”. Devo ampliare il mio vocabolario.

5. Scoprire chi non è più nostro amico

Ci avviamo verso la conclusione svelando un cruccio che molti hanno, ma nessuno confessa:scoprire quando un amico ci cancella. E’ una fissa che parte dai tempi di MSN Messenger, e che oggi possiamo riproporre anche sul nostro amato Social Network. Il tutto passa per un’app semplicissima da usare: Who Deleted Me. Autorizzate l’app ad acquisire i dati del vostro profilo, ed immediatamente vi ritroverete su una pagina molto pulita, in cui potrete consultare i dati sui vostri amici “persi” sia nel giorno, sia nella settimana, sia nel mese, con tanto di grafici e statistiche. In più, ci darà un dettaglio anche degli amici “nuovi”.

Non vi esaltate se spunterà il valore “zero” tra gli amici persi, perchè come spiegato nelle F.A.Q. il servizio inizierà a tenere traccia di aggiunte e rimozioni dal primo login.

6. Il profilo universale

Infine, vi linko il profilo del lettore di Ninja Marketing che ci piace di più: eccolo.

Emozionati? Sconvolti? Ebbene sì, quello è il vostro profilo. Esprime comunque il vero: noi di Ninja Marketing adoriamo ognuno di voi, lettori fedeli e appassionati, ma quel link (http://facebook.com/profile.php?=73322363), è il link al profilo di ognuno di noi. Utilizzare con cautela.





Il social network dei rapporti della Silicon Valley

26 04 2011

by vincos

Per comprendere l’evoluzione futura della rete è indispensabile anche imparare a “seguire il denaro” e conoscere le reti sociali dei protagonisti. A tentare una visualizzazione grafica ci ha pensato il blog Dealbook del New York Times che descrive i legami finanziari e di potere tra i cinque più importanti player del web sociale: Facebook, Zynga, Groupon, Twitter e LinkedIn (che complessivamente rappresentano un valore stimato di 71 miliardi di verdoni).

La rete dei rapporti finanziari e di potere della silicon valley

Guardando alle connessioni finanziarie si nota la centralità del miliardario russo Yuri Milner, fondatore di DST Global, che ha investito più di 1 miliardo di dollari in Facebook, Zynga e Groupon, o ancora i flussi di denaro giunti a Zuckerberg da banche (come Goldman Sachs), venture capitalist (come Greylock Partners), e privati (come Sean Parker, mr. Napster).

Ancora più interessante capire chi occupa un posto nei consigli di amministrazione. In quello di Twitter siedono, tra gli altri, Fred Wilson (che è anche un investitore di Zynga) e Mike McCue (già in Netscape, che possiede partecipazioni in Zynga, Twitter, LinkedIn, e Facebook).

Inoltre Sherly Sandberg, ex Google, ora C.O.O. di Facebook è nel board di Starbucks, il cui CEO, Howard Schultz, ha fondato Maveron, che ha investito e siede in Groupon. Con lui Kevin Efrusy, di Accel Partners, ex datore di lavoro di Peter Fenton in Benchmark Capital, che ha sua volta ha investito e siede nel board di Twitter.

Volenti o nolenti, un piccolo mondo di innovatori e capitalisti che tira le fila della moderna economia della rete.





LinkedIn sfida Facebook e Google nella conquista del web

20 04 2011
by Vincos

A distanza di un anno da Facebook, anche LinkedIn prova ad uscire dal proprio giardino recintato. Il social network professionale, forte dei suoi 100 milioni di membri, ha appena messo a disposizione degli sviluppatori una serie di strumenti per consentire ai siti/applicazioni creati di far leva sulla forza del newtork professionale.

LinkedIn Developer Network

In pratica si tratta di plugin, consistenti in poche righe di codice, che possono essere facilmente utilizzati anche da chi non è un professionista:

– Sign In with LinkedIn per consentire di registrarsi/autenticarsi ad un sito attraverso l’identità/credenziali di accesso di LinkedIn

– Member ProfileFull Member Profile per mostrare il proprio profilo LinkedIn su un sito esterno

– Company Profile per esporre le informazioni di un profilo aziendale

– Company Insider per evidenziare una serie di dati aggiuntivi su un’azienda (impiegati, nuovi assunti, promozioni, novità)

– Recommend la versione LinkedIn del pulsante “like” applicata ad un’azienda o un prodotto (es. cliccando sul pulsante in basso per raccomandare il prodotto di monitoraggio Vox Populi di Digital PR)

– Share il classico pulsante per condividere contenuti (come questo post) con la propria rete di contatti professionali

La sfida è provare a convincere il mondo esterno al giardino che, usando questi strumenti si è in grado di migliorare l’esperienza di navigazione dell’utente. Se dovesse riuscirci LinkedIn ne otterrebbe un maggior traffico e la possibilità di allargare il suo grafo sociale ad elementi esterni al network (ossia comprendere meglio i gusti dei propri utenti). Non sarà per niente facile visto che anche Facebook e, da qualche giorno Google, stanno provando a fare la stessa cosa.

Tutti i dettagli tecnici sul LinkedIn Developer Network





“L’Ue mette a rischio l’e-commerce” In rivolta gli operatori del settore

19 04 2011

Una proposta di direttiva europea armonizza i diritti dei consumatori sulle compravendite di beni e impone nuovi obblighi ai commercianti online che, secondo le associazioni di categoria, si tradurrebbero in un aggravio dei costi per chi compra

di MONICA RUBINO

"L'Ue mette a rischio l'e-commerce"  In rivolta gli operatori del settore

ROMA – L’e-commerce rischia di subire una batosta che durerà per anni. Bruxelles, infatti, sta rivedendo la direttiva  “Consumers Rights”, una corposa normativa che regola nel dettaglio tutti gli aspetti dell’acquisto, delle informazioni e delle garanzie nelle transazioni commerciali tra venditori e acquirenti. La proposta di direttiva della Commissione europea prevede la cosiddetta “armonizzazione totale” tra le normative oggi vigenti negli stati nazionali. Ovvero un livellamento degli standard di protezione dei consumatori in tutti i 27 Paesi membri che obbligherebbe quelli con una legislazione meno avanzata ad adeguarsi al rialzo, avendo come riferimento da seguire principalmente la Germania.

Sono cinque le aree tematiche più delicate: diritto di restituzione di un prodotto, informazioni obbligatorie, consegna, garanzie legali e acquisti on-line. Il testo di legge, fatto di oltre 1500 emendamenti e 4 direttive da fondere insieme per un totale di 36 mesi di lavoro, è stato votato dalla commissione Mercato interno del Parlamento europeo che ha modificato la proposta di Commissione e Consiglio per venire incontro alle istanze di consumatori e associazioni. Il Parlamento e il Consiglio dovranno, ora, superare le loro diversità di vedute e arrivare così al voto conclusivo, in programma per maggio. Una volta che la nuova legge entrerà in vigore, essa riguarderà i contratti stipulati dopo i successivi 30 mesi.

Nell’ambito della proposta di direttiva, pochi giorni fa il Parlamento europeo ha approvato una serie di emendamenti che riguardano in particolare l’e-commerce. Misure che, secondo le associazioni del commercio elettronico – la francese Fevad (Fédération e-commerce et vente à distance), l’inglese Imrg (Interactive media in retail group) e l’italiana Netcomm (Consorzio del commercio elettronico italiano) – “rischiano non solo di minare alla base l’esistenza stessa del settore in Europa, ma anche di generare una pericolosa spirale inflazionistica sui prezzi dei prodotti venduti online”. Al punto da spingere tali associazioni a chiedere ai rispettivi governi di non sottoscrivere la proposta del Parlamento europeo. Una richiesta sottoscritta anche da leader europei del settore come Pixmania.com e Vente-Privee.com.

Ma quali sono i punti contesi dai venditori? Per cominciare l’articolo 22a, sulla “libertà di contratto”. Il testo recita che “nel caso di un contratto a distanza, il consumatore ha diritto di chiedere al professionista di consegnare il bene o di prestare il servizio in un altro Stato membro”. Un diritto che, di fatto, si traduce in un obbligo per i siti  di consegnare in tutta Europa. In tal modo una piccola realtà che decidesse di aprire un sito in Italia o in uno qualsiasi degli altri Paesi dell’Unione Europea, avrebbe l’obbligo fin dall’inizio di prevedere un sistema di pagamento con 7 valute differenti, un sistema di traduzione in 25 lingue e dei contratti di spedizione in 27 Paesi. In una recente indagine di Eurobarometer il 74% dei negozianti intervistati giudica che l’armonizzazione totale così proposta non migliorerebbe affatto la loro attività, anche perché solo il 9% degli acquisti fatti nel 2009 sono stati transfrontalieri.

Il secondo emendamento contestato è l’articolo 12 che estende la durata legale per il diritto di recesso – attualmente 10 giorni in Italia – fino a 28 giorni, un termine tre volte superiore rispetto a quello attualmente esistente. “Questa misura- afferma Netcomm –  potrebbe incoraggiare i consumatori a ordinare un numero maggiore di prodotti rispetto a quanti ne intendono comprare con effetti negativi non solo in termini di costi aggiuntivi per i venditori online, ma anche di forte aumento dell’impatto ambientale, generato dall’incremento del numero di viaggi di andata e ritorno dei corrieri per la consegna e il ritiro dei prodotti”.

Infine gli articoli 16 e 17 prevedono che il sito di e-commerce sia tenuto al rimborso del consumatore entro 14 giorni e non più entro i 30 prima consentiti. “Questo può generare l’assurda situazione – conclude l’associazione italiana del commercio elettronico – di dover rimborsare il bene prima di riceverlo indietro e quindi non avendo la possibilità di verificare che il prodotto sia integro, non utilizzato e uguale a quello spedito. Inoltre per gli ordini superiori a 40 euro, l’azienda è tenuta a rimborsare anche le spese di reso. Questo aggravio per i venditori provoca il rischio di un aumento dei prezzi su Internet”. Da un’analisi condotta dalle associazioni di categoria europee, se questa direttiva passasse, l’incremento dei costi di trasporto ammonterebbe a circa 10 miliardi di euro. “Oggi – spiega Roberto Liscia, presidente di Netcomm – i costi di trasporto dell’e-Commerce europeo valgono circa 5,7 miliardi di Euro. Con la nuova legislazione salirebbero a 15,6 miliardi. In Italia, dove ci sono 10 dei 150 milioni di consumatori europei online, la gravità sarebbe ancora più evidente se si pensa che solo da poco tempo si sta recuperando il terreno perduto”.

Secondo i consumatori, invece, l’allungamento dei tempi per esercitare il diritto di recesso è positivo proprio perché chi compra a distanza non può ponderare bene l’acquisto: “E’ importante anche sapere prima quali sono i paesi europei dove il sito su cui si sta comprando invia la merce – spiega Federico Vicari direttore del Centro europeo consumatori ECC Net – a chi non è capitato di sprecare tempo nella scelta e nell’acquisto di un prodotto per poi scoprire, proprio un attimo prima di completare il pagamento, di non essere nella lista dei paesi di spedizione? Anche restringere i tempi del rimborso da parte dei venditori è un vantaggio per l’acquirente – continua Vicari  – la riduzione a 14 giorni consente di arrivare nella prassi a 30 giorni effettivi. Lo abbiamo verificato direttamente in un’indagine sull’e-commerce condotta a livello europeo e basata su simulazioni di acquisto: i tempi di rimborso dichiarati non sono quasi mai rispettati”.

Secondo l’European Consumers’ Organisation (BEUC) sarebbe più appropriata una “armonizzazione mista”, un metodo che stabilisce degli standard europei minimi in materia di protezione dei consumatori ma che lasci gli stati membri liberi di migliorare la propria legislazione.





“Social commerce” incompleto senza vere conversazioni

12 04 2011
by wommi.it

Le integrazioni tra social media ed e-commerce sono lodevoli, ma le conversazioni sui prodotti sono ancora molto distanti dall’esperienza reale d’acquisto.

Ci sono brand e servizi che si stanno muovendo in questa direzione: la compagnia area americana Delta e la squadra di basket dei Miami Heat hanno dei buoni negozi su Facebook; French Connection ha sviluppato un’interessante integrazione con YouTube; StyleFeeder fornisce un motore di raccomandazioni per gli acquisti online. In Italia ricordiamo TwitterTeam, il servizio clienti di Telecom Italia sul social network di micorblogging.Parlando di social commerce come non citare l’incredibile successo dei gruppi d’acquisto come Grupon e Groupalia. Tuttavia, oltre al prezzo, non c’è una vera esperienza sociale. Per ultimo Facebook Deals, con offerte geolocalizzate che per ora non hanno suscitato l’attenzione sperata.

Tre gli elementi da migliorare ci sono quindi il servizio clienti, il passaparola di prodotto e i momenti d’intrattenimento con gli amici. Questi miglioramenti richiedono investimenti in tecnologia e innovazione, un lusso che non tutti i brand possono permettersi. Tuttavia, rendere il momento d’acquisto più umano è una strategia che, a lungo termine, permette di avere un vantaggio sulla concorrenza. Un caso d’eccellenza è l’operatore mobile 3: in Svezia, insieme all’agenzia B-Reel, ha lanciato 3LiveShop, sistema di shopping online dal vivo che utilizza computer creati ad hoc con interfaccia video e tattile.

Il social commerce è al momento più una promessa che qualcosa di reale. Non è sufficiente trasferite il proprio negozio online su Facebook o aggiungere il pulsante “mi piace” alle schede prodotto per far sì che il passaparola si diffonda.

Le opportunità per le conversazioni online sono tante e i consumatori sono pronti a coglierle. È il momento per i brand di prendersi qualche rischio in più e spostare l’e-commerce verso qualcosa di davvero più sociale.





I codici bidimensionali attivano i social network da una etichetta

8 04 2011
by Luca Dello Iacovo

Apple ha lanciato iPad2 con due videocamere: le due lenti digitali sulla parte anteriore e posteriore abilitano le videoconferenze, ma hanno altre applicazioni per l’internet degli oggetti. Sono una porta di accesso, infatti, per collegamenti web attivati da pagine di giornali, menu dei ristoranti, edifici storici. Come? A partire, per esempio, da piccole etichette adesive quadrate, a scacchi bianchi e neri: si tratta di codici Qr, visibili anche in alcune strade italiane. A Torino sono stati integrati all’interno di un progetto turistico: fotografati con smartphone e tablet attivano un link per arrivare a una pagina web.

E trasformano i monumenti storici in enciclopedie: uno scatto con la videocamera sul quadrato bianco e nero attiva un link per accedere a internet a video, fotografie, giochi, testi. Secondo le stime della software house 3GVision l’Italia è il secondo paese nell’aumento dell’utilizzo di codici Qr, dopo gli Stati Uniti: precede Germania e Hong Kong. Ma è il Giappone la nazione che ha impiego diffuso dei link attivabili da cellulari e tablet, soprattutto in metropolitana e nelle strade per i manifesti pubblicitari.

Alcune startup puntano a collegare le piattaforme emergenti di social network con le etichette bidimensionali. Come uQR.me, lanciata dal designer spagnolo Diego Gopen. Un iscritto può costruire un suo Qr, stamparlo e associarlo, per esempio, al menu del ristorate. In genere, però, c’è un limite: ogni quadrato è collegato con un solo link. Invece, l’interfaccia di uqr.me permette di aggiornare il link senza dover costruire un’altra etichetta. Nel caso del menu, quindi, permetterebbe di evidenziare quali sono i piatti del giorno. Il prossimo passo sarà la geolocalizzazione: i codici Qr saranno collegati con luoghi per costruire mappe attive del territorio. L’integrazione con i social network è un punto di partenza, invece, per il passaparola online. A progettare l’iniziativa è stato un gruppo di lavoro distribuito tra Spagna e Argentina. I sistemi operativi Android e i più recenti Symbian hanno applicazioni per la lettura delle etichette a scacchi. Con iPhone e iPad è necessario scaricare le applicazioni dall’App Store.