Progettare la conversazione su Facebook

31 05 2011
by Michele Polico

Gestire la comunicazione aziendale nei social media e in particolare su Facebook non significa come alcune aziende credono e fanno inventarsi un po’ a casaccio i contenuti da postare giorno per giorno, ma significa progettare, e investire nella progettazione di una comunicazione continua che sia chiara, coerente con gli obiettivi aziendali, coerente con il posizionamento strategico del brand, coerente con i gusti e i desideri del pubblico cui ci si vuole rivolgere e infine di successo, vincente e performante.

Chiaramente la conversazione da sola non è sufficiente a raggiungere gli obiettivi su Facebook, che dipendono dall’integrazione delle 4 componenti di una strategia su Facebook:

  • cura e ottimizzazione della pagina e delle sue funzionalità
  • coerenza, progetto e creatività nella conversazione
  • realizzazione di applicazioni che ingaggino e fidelizzino gli utenti
  • investimento e ottimizzazione delle campagne di Facebook Advertising

Ovviamente nessuna di queste 4 componenti da sola porterà al successo su Facebook, ma sono tutte indispensabili e devono tra loro essere integrate e progettate sulla base del brand.

Per quanto riguarda la conversazione su Facebook, bisogna tenere particolarmente in considerazione alcuni aspetti tra cui:

1) La categoria prodotto e il posizionamento strategico del brand

Per quanto parlare di prodotto non sia sempre utile o indispensabile, ci sono categorie di prodotto come il fashion, il design, la comunicazione, l’automotive, il turismo e lo sport che lasciano spazio a molte idee e possibilità mentre invece settori più complessi come per esempio il frozen food, la GDO, le piccole attività locali e gran parte del b2b industriale per i quali è certamente possibile trovare una strategia conversazionale di successo ma con un po’ di difficoltà e di brainstorming in più. Ancora, la notorietà del brand, il suo posizionamento strategico e la percezione di esso da parte del pubblico influiscono radicalmente nelle scelte orientate alla conversazione e sulle categorie di contenuto che si possono inserire o meno nel progetto.

2) il pubblico cui il brand si rivolge

Fondamentale su Facebook proporre contenuti che siano in linea con le aspettative e i desideri del proprio pubblico, su cui va fatta una profonda analisi, anche sulla base delle scelte dei competitor e dei brand vicini, non soltanto in Italia ma worldwide. Tali desideri dipendono certamente dalla notorietà del brand e dalla sua lovability, oltre che dal tipo di industry del brand. E’ chiaro che ci sono settori che lasciano spazio ad una segmentazione più precisa del target e ad una sua analisi e interpretazione più puntuale, primo tra tutti il fashion per il quale vi è una profonda clusterizzazione del pubblico e associazione precisa tra il brand e i cluster: per fare un esempio concreto un brand fashion si può rivolgere al cluster dei preppy, a quello degli hipster, o a quello dei metallari, ma non agli altri, e questo consente una definizione della conversazione più profondamente caratterizzata sul target rispetto a molti altri settori.

3) Gli obiettivi strategici della presenza su Facebook

Se il brand è su Facebook per vendere o per farsi maggiormente conoscere o per meglio delineare il proprio brand, questo influisce profondamente nelle scelte legate alla progettazione della conversazione. Parlare del prodotto o meno dipende da questo, proporre al pubblico domande e sondaggi o non farlo dipende da questo, offrire sconti o postare contenuti meno centrati sul marchio anche. Chiaramente, è importante capire bene le motivazioni e gli obiettivi che ci spingono ad utilizzare Facebook come canale di comunicazione aziendale.

Compresi e analizzati questi aspetti, un progetto conversazionale deve prevedere quantomeno i seguenti aspetti:

  • lo storytelling e il mood da mantenere nella pagina
  • le categorie di contenuto, la loro importanza e frequenza
  • le modalità e lo stile del posting delle diverse categorie
  • la calendarizzazione dei contenuti
  • il workflow operativo per il communty manager

Ovviamente, il progetto conversazionale è alla base del successo su Facebook e per questo è fondamentale, una volta avviata la conversazione, mantenere alta l’attenzione sui risultati e sulle performance delle diverse categorie di contenuto, sugli orari e sui giorni in cui il proprio pubblico è maggiormente ricettivo, e su qualsiasi aspetto possa essere migliorato giorno per giorno.

Gestire giorno per giorno la conversazione dei brand su Facebook significa sapere armonizzare e attualizzare la pianificazione strategica e la gestione dell’imprevisto, che su Facebook è sempre dietro l’angolo!

Annunci




F@shion goes web

27 05 2011
by www.pambianconews.com
 
 
Chanel Make Up Confidential

Old media o new media? Entrambi, e sempre più alla pari. Questa pare essere la tendenza comune alla maggior parte dei protagonisti del fashion system. Sono infatti sempre più numerose le griffe della moda e del lusso che concentrano i propri sforzi economici e creativi, oltre che sui mezzi di comunicazione tradizionali (come stampa, tv e affissioni), anche sul web. Ormai largamente diffuso a livello globale, quest’ultimo canale offre molteplici opportunità per le aziende del settore. Innanzitutto, tramite i siti istituzionali, possono essere veicolate informazioni utili e “di servizio”, ma anche i valori e l’immagine del brand attraverso contenuti di natura multimediale. Si possono poi creare mini-siti ad hoc per iniziative speciali, che coinvolgano i consumatori, iniziative di tipo misto, commerciale e intrattenimento. Oppure è possibile creare fan-page nei principali siti di social networking, di cui oggi fa parte una sempre più vasta fetta della popolazione mondiale. Ad esempio Facebook conta oltre 500 milioni di utenti nel mondo, di cui più della metà accedono al sito quotidianamente e anche via mobile, con 17,8 milioni in Italia (fonte: statistiche Facebook Press, aprile 2011). Dal citato Facebook a Twitter, da MySpace a Youtube, i siti di condivisione di informazioni, immagini e video sono ormai parte integrante della vita quotidiana, anche perché fruibili attraverso apparecchi mobili come pc portatili e smartphone. Le maison della moda e del lusso devono quindi fare i conti con queste realtà ed adeguarsi rapidamente ai loro codici comunicativi, così come alle nuove modalità di fruizione da parte dei consumatori. E, sotto questo aspetto, molte sembrano essere sulla giusta via.

TRA SOCIAL MEDIA E VIRTUAL EXPERIENCE

Account Twitter di Louis Vuitton e la pagina Facebook di Ralph Lauren

Un primo esempio di griffe all’avanguardia nell’utilizzo dei new media è Chanel. Benché abbia sempre fatto dell’esclusività una prerogativa, la maison parigina non è certo stata a guardare di fronte al dilagante sviluppo dei social media. E così accanto al sito ufficiale ha lanciato il portale Chanel News, una sorta di blog, totalmente a cura dell’azienda, con contenuti di vario genere riguardanti l’universo Chanel a 360°. Si va dai video con il making of delle campagne pubblicitarie, alle immagini dei backstage delle sfilate, ad interviste esclusive con il direttore creativo Karl Lagerfeld o con celebrities che hanno prestato il volto alla griffe o semplicemente che ne sono fan. Ma non finisce qui. Chanel ha anche una pagina ufficiale su Facebook, in cui al momento ha oltre 3,6 milioni di fan. Aggiornata con alta frequenza, la fan-page contiene notizie, immagini e video che gli utenti hanno la possibilità di commentare. Infine, è pratica della maison della Camelia creare dei mini-siti in occasione del lancio di nuovi prodotti, come è avvenuto per le collezioni di borse Coco Cocoon e Mademoiselle e per Les Perles de Chanel, la linea di cosmetici della P/E 2011. I siti contengono le immagini delle campagne pubblicitarie, dei making of e delle collezioni, ma anche, come nel caso del portale Chanel-makeup-confidential.chanel.com, dei video di “how-to” in cui Peter Philips, direttore creativo di Chanel Make-up, e la make-up artist Lisa Eldridge illustrano i trend di stagione e insegnano come applicare i cosmetici della griffe. Una molteplicità di risorse e contenuti, insomma, che spesso l’azienda comunica in anteprima attraverso questi canali, quasi a voler informare per primi e in esclusiva gli addicted di mademoiselle Coco. Un’altra maison francese molto attiva in questo senso è Louis Vuitton. Come Chanel, anche il marchio ammiraglio del gruppo LVMH ha messo a punto varie iniziative sul web. Ad esempio, il sito Louisvuitton.com non ha solo fini commerciali o informativi, ma mira a coinvolgere – “to engage”, come direbbero meglio gli anglosassoni – a più livelli il visitatore. La sezione del sito chiamata “Personalizzazione” consente di creare e ordinare online articoli su misura e al suo interno il servizio probabilmente più gettonato è Mon Monogram, in cui gli utenti possono sbizzarrirsi inserendo le proprie iniziali e scegliendo tra oltre 200 combinazioni di linee e colori con cui personalizzare i tre modelli disponibili di borse Louis Vuitton. La griffe possiede anche una pagina su Facebook, lanciata nel giugno 2009 (circa 2,4 milioni di fan), oltre che un canale ufficiale Youtube e cinque diversi account Twitter per Francia, Usa, Uk, Giappone e, dallo scorso dicembre, Italia. Proprio su Facebook, nell’ottobre 2009, Louis Vuitton ha per la prima volta trasmesso live la propria sfilata della collezione femminile. Il broadcasting delle sfilate nei social media è poi proseguito ogni stagione, ma con la collezione donna P/E 2011 la griffe ha fatto un passo avanti, realizzando un fashion show virtuale a 360 gradi: le modelle sono infatti state fotografate subito dopo la sfilata con 52 telecamere, creando un’esperienza fatta di immagini in movimento da ruotare e mettere in pausa. “Louis Vuitton è pioniere nei territori del mondo digitale – ha commentato Antoine Arnault, Head of Communication del marchio – Siamo stati la prima maison ad utilizzare questo tipo di tecnologia. Solo poche ore dopo la sfilata, gli utenti hanno avuto la possibilità di interagire online con i look, per godere dei dettagli della collezione come fossero seduti in prima fila”.

DALLA PASSERELLA ALLA REALTÀ
Attraversando l’Oceano Atlantico, un’altra azienda del lusso avant-garde nel mondo digitale è Ralph Lauren. Anche il brand statunitense si distingue per la ricerca costante e la grande attenzione verso le innovazioni del web. “Siamo stati il primo gruppo del lusso ad avere un sito – ha infatti affermato David Lauren, senior vice president di Advertising, Marketing e Corporate Communications della griffe – il primo a mettere filmati online, i primi a trasformare i negozi in luoghi speciali come set fotografici, i primi a usare l’m-commerce (mobile-commerce), realizzando sfilate di moda con la possibilità di acquistare i prodotti subito via cellulare, i primi a permettere di personalizzare le magliette acquistate online”. Una serie di progetti a tuttotondo, oltre ai quali bisogna considerare la pagina ufficiale su Facebook griffata Ralph Lauren. La maison americana è infatti tra le più apprezzate sul sito, con oltre 3 milioni di fan. Parallelamente all’invasione dei social network, anche la scelta di trasmettere in streaming live le proprie sfilate è ormai divenuta un must tra i big del lusso. Che spesso arricchiscono la visione degli show con servizi di e-commerce e m-commerce, dando ai consumatori la possibilità di acquistare gli abiti visti in passerella online o via dispositivi mobili subito dopo la sfilata. È questo il caso di Burberry che, grazie alla funzionalità Click-to-Call / Click to Chat mette in vendita i capi dei defilè immediatamente dopo averli trasmessi in live streaming. Ma il clou dell’attività online del brand è sicuramente la pagina Facebook, assai ricca di contenuti multimediali e aggiornata quasi quotidianamente. Oggi i fan sono oltre 6 milioni, il che fa di Burberry il brand di moda con il maggior numero di follower sul sito, come ha osservato il vice-presidente di Facebook EMEA Joanna Shields. “Burberry ha successo perché ha capito l’importanza di utilizzare i social media per attirare e intrattenere i suoi clienti”, ha dichiarato la Shields. “Sia attraverso la propria pagina Facebook, sia tramite il sito The Art of the Trench (un portale dove sono pubblicate immagini di persone comuni con il trench Burberry scattate da fotografi quali Scott Schuman di The Sartorialist, ndr), Burberry sta sviluppando il suo marchio non soltanto diffondendo pubblicità, ma creando nuove esperienze mediatiche”. Dalla sua creazione, la fan page di Burberry su Facebook ha impiegato un anno per raggiungere un milione di iscritti, sei mesi per raddoppiare la cifra e quattro settimane per superare tre milioni, finchè lo scorso gennaio i fan sono saliti a 4 milioni. Un successo per la maison, al punto che il direttore creativo Christopher Bailey ha realizzato un artwork celebrativo per ringraziare i suoi follower.

IT’S APP-MANIA!

Artwork celebrativo creato da Christopher Bailey e l’App Gucci su Facebook

Tornando in Italia, tra le griffe nostrane – di origine, anche se fa capo ai francesi del Gruppo PPR – una delle più attive sul web è Gucci. Raggiunti gli oltre 4 milioni di fan su Facebook, in occasione del lancio della linea di occhiali Gucci Eyeweb la maison fiorentina ha ideato l’applicazione Eye Want You. Si tratta di un’app interattiva, che consente agli utenti di condividere video-messaggi interpretati da modelli che indossano gli occhiali della collezione. Gucci non è nuova a questo tipo di iniziative dato che ha già lanciato con successo altre applicazioni, come Gucci Connect (piattaforma streaming che mostra via webcam gli eventi del brand in tutto il mondo) e Gucci Guilty (dedicata al lancio dell’omonimo profumo), tutte compatibili sia con Facebook che con iPhone e iPad. Progetti strategici per coinvolgere, divertire ma sicuramente anche fidelizzare ed influenzare i consumatori, come ha spiegato durante lo scorso Convegno Pambianco Intesa Sanpaolo Robert Polet, allora presidente e Ceo di Gucci Group. “Le app Gucci sono prodotti che qualsiasi consumatore può avere assolutamente gratis. Gucci ha più di 4 milioni di fan su Facebook e 2,5 milioni di utenti sul proprio sito negli Usa in un mese. Se ci sono 2,5 milioni di persone interessate al brand, perché non investire per intrattenerle ed influenzarle? A mio avviso, si deve fare meno pubblicità sulle riviste e investire maggiormente per coinvolgere i consumatori con la tecnologia e il web”. Una tesi, quella di Polet, più che condivisibile, e che pare dimostrata dalle iniziative di molte altre maison. Tra queste vi sono le italiane Armani e Tod’s. La prima, più che sulle applicazioni, concentra la propria comunicazione digitale sulla pagina Facebook (circa 1,4 milioni di fan) e, soprattutto, sul portale Armani News. Qui la griffe meneghina inserisce notizie, immagini e video sull’universo Armani che gli utenti possono visualizzare contemporaneamente o talvolta in anteprima rispetto ai media informativi. Anche il marchio del gruppo di Diego Della Valle si è mostrato ricettivo allo sviluppo del web. “Le strategie digitali sono diventate parte integrante della comunicazione e anche i brand del lusso non possono prescindere da questi canali”, afferma un portavoce di Tod’s. “Ma la scommessa è gestirli nel modo adatto e veicolare il messaggio giusto, che rafforzi l’immagine del brand e ne comunichi la filosofia. Per questo, in Tod’s seguiamo molto tutto ciò che ha a che fare con i digital media, in modo da scegliere sempre i mezzi più all’avanguardia per comunicare al cliente chi siamo, e allo stesso tempo per garantire la stessa ineccepibile qualità che si trova nei nostri prodotti”. Tra le varie tecnologie, la griffe marchigiana punta soprattutto sull’universo delle applicazioni. Allo scorso agosto risale il lancio di My life is in this bag, un’app che coinvolge i consumatori nel lusso del mondo Tod’s, consentendo loro di curiosare virtualmente nelle D-Bag (la borsa icona del marchio) di sei donne influenti, mostrandone lo stile di vita e dando suggerimenti sulle più spettacolari destinazioni del mondo. Una seconda app si chiama invece An Italian Dream e nasce da una collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano. An Italian Dream è infatti anche il titolo del cortometraggio diretto da Matthias Zentner in cui i ballerini interpretano la laboriosità degli artigiani del brand. Scaricando l’applicazione, oltre al film si possono vedere video del dietro le quinte e sulle caratteristiche di produzione artigianale dei capi Tod’s. “Cerchiamo di tradurre il made in Italy in un linguaggio digitale. Vogliamo far sentire chi entra nei nostri spazi digitali come parte di un mondo esclusivo, per costruire la stessa fedeltà del cliente che torna nei nostri negozi” concludono dall’azienda. “Non vogliamo fornire solo servizi e notizie, ma la chiave di accesso al nostro mondo”.

UN DUPLICE BENEFICIO
Tutti i casi citati inducono a ritenere che la riluttanza delle aziende del lusso, settore per antonomasia votato all’esclusività, ad aprirsi al web, ovvero al mondo della condivisione, della interattività, del feedback positivo o negativo che sia, è stata oggi superata. Motivo di ciò sono i considerevoli vantaggi apportati dai progetti su Internet. Benefici che per le griffe non sono esclusivamente legati alla crescita della notorietà e della brand image, ma anche alla crescita del business e cioè allo sviluppo degli acquisti nel canale e-commerce. Secondo l’osservatorio Netcomm (Consorzio del Commercio Elettronico Italiano), il settore dell’e-commerce in Italia nel 2010 ha raggiunto 6,5 miliardi di euro, con una crescita del 14%. Gli acquirenti online sono oggi 8 milioni, spinti molto probabilmente anche dalla diffusione dei social network, in cui le persone entrano alla ricerca di relazione, informazione e svago e con cui poi acquisiscono una dimestichezza tale da superare il divario tecnologico e quindi anche la sfiducia nel mezzo. Creare familiarità è quindi fondamentale, sia per far percepire gli acquisti online come sicuri, sia per fidelizzare i consumatori con tutte le diverse modalità citate: informandoli in anteprima, utilizzando portavoce d’eccellenza come i designer o le celebrities, intrattenendoli con contenuti multimediali inediti e rendendoli parte dell’esclusiva “famiglia” del brand, il tutto gratuitamente. Facendo sì, insomma, che sia proprio uno tra i media a più larga diffusione, anche se con modalità del tutto nuove, a veicolare quell’esclusività di cui le griffe – questo certo non cambierà – saranno sempre portatrici.





Intervista sul settimanale Fashion

12 05 2011

Il Negozio on line va periodicamente adeguato

Dai multimarca ai monobrand di alta gamma la strategia resta focalizzata sui progetti speciali anche nel caso di boutique digitali del Gruppo Aeffe, come Moschino e Alberta Ferretti, entrambe “Powered by Yoox Group” rispettivamente nel 2009 e 2010.

Ne è un esempio la capsule collection eco-solidale disegnata a quattro mani dalla stilista Alberta Ferretti e dall’attrice Emma Watson, disponibile solo in Rete.

Ormai immancabili sono i social network, fondamentali per capire i gusti degli utenti, ma anche la presenza dei blogger o la sfilata in diretta (Burberry ha fatto scuola in tal senso), con la possibilità di acquistare alcuni capi.

Federico Bertini, responsabile marketing di Aeffe  parla di “performance allineate alle aspettative” degli store, con Moschino che dal primo al secondo anno di attività ha raddoppiato le vendite. I principali mercati di riferimento sono quelli anglosassoni – dice – mentre l’Italia conta per il  30% circa del totale. Il Giappone non è un’area facile, ma il sito ci ha dato visibilità quando abbiamo deciso di aprire una filiale in loco. La Russia nell’ultimo anno sta emergendo e stiamo guardando con interesse la Corea, sia per l’on line che per l’off line”.

Uno degli aspetti del web store è che va progressivamente adeguato in base alle dinamiche degli internauti (nell’esperienza di Yoox, dopo circa un anno e mezzo dall’apertura). “A differenza del re-styling di un negozio fisico – specifica Bertini – gli investimenti vengono però incentrati in gran parte sulle risorse umane,  perché è necessario un approccio multidisciplinare che coinvolge varie aree come il marketing, il wholesale e il retail”. Yoox, a sua volta. fornisce le linee guida e rende trasparenti una serie di dati relativi all’utente, utili a definire le strategie commerciali. Internet è un mercato difficile da gestire da soli: servono un know how e figure professionali specifiche spesso difficili da reperire – conclude il manager -. Il rapporto che si crea con Yoox è veramente una collaborazione, ma anche un’occasione di confronto che non può che far crescere l’azienda”.

Clicca per visualizzare l’articolo completo: Ecommerce moda: un canale che ha ancora molto da dire




Can Brands Maintain Engagement on Facebook?

10 05 2011
by emarketer.com

“Likes” can go down as fan bases increase

Growing a base of Facebook fans is often a major objective for social media marketers. Whether through special offers available only to fans, the promise of exclusive content or simply through a compelling campaign that reaches already-loyal customers, marketers are building up their presence on Facebook pages and hoping consumers flock there as well.

But as fan bases grow, the danger increases that the larger community will be less close-knit and engaged than before. Link-sharing solutions provider Visibli analyzed Facebook pages with at least 100,000 “likes” and found that for brands and media organizations, pages with more fans received fewer “likes” on each individual post. Engagement went down as the number of people involved went up.

And overall, brands are behind both artists and media organizations when it comes to average number of “likes” and comments per post.

Average Number of "Likes" and Comments per Facebook Post, by Page Type, March 2011

There are many posting strategies brands can pursue to boost engagement on pages as the number of fans increases, however. Research from Buddy Media found that tweaking the length, timing and wording of posts could raise engagement.

In addition, the research from Visibli points to how brands should space out their posts. Half of all “likes” happen within 1 hour and 20 minutes of posting, and 70% happen within 4 hours. “Likes” taper off over time, until about 95% are received within 22 hours.

Timeframe for Facebook Post "Like" Accumulation, March 2011 (% of total "likes")

Furthermore, once a new post is up there’s less chance of “likes” on an older one, so brands should give messages time to play out and maximize engagement before updating.





Come far decollare l’ecommerce

4 05 2011

di Andrea Cappello

L’eCommerce ha un ruolo molto importante nel nostro mondo. E’ destinato a crescere inesorabilmente e trovare un pubblico sempre più vasto. Le agenzie che si occupano di web marketing lo sanno bene, tanto da dedicare aree o servizi specializzati nell’eCommerce (come lo speciale eCommerce di Studio Cappello).

Ma quali sono i principali momenti critici per le aziende di ecommerce nel loro percorso di investimento? Essenzialmente 2:

  1. dove spendere soldi per avere guadagno immediato
  2. quanto vale un nuovo cliente

Il report Ecommerce Italia 2011 di Casaleggio Associati aiuta a far luce.

Gli investimenti principali sono dedicati al marketing e promozione (44%) ed al miglioramento dell’usabilità del sito (22%), sempre nell’ottica di massimizzare gli investimenti nel breve termine.

In questo scenario gli operatori che investono nell’evoluzione tecnologica e organizzativa del servizio sempre più stanno sviluppando un’offerta in white label per gli altri esercenti, imitando il modello di Yoox e Terashop.

Sul fronte della promozione online (seo, adwords, banner, affiliazione, email, dem, social media, etc..), gli esercenti sono ancora molto insoddisfatti, anche se il report non precisa quello che è una conoscenza diffusa dagli operatori di settore: la causa prima dell’insoddisfazione è spesso intrinseca sulle aspettative riposte su budget striminziti e su operatori “poco capaci di fare web marketing operativo” (come ad esempio la maggior parte delle agenzie che fanno siti web, it, grafica, comunicazione etc…).

In particolare “tira” il social media, anche se i dati di rientro sono sempre più fumosi o, ancora peggio, non o mal misurati dalle social media company o chi per loro. Quante volte mi son sentito dire: hai visto quanti fan? e quante poche volte “hai visto quanto abbiamo aumentato le vendite?” o ancora “hai visto come stiamo pompando il ricordo del brand?”.

Costo per cliente

Il settore dove i clienti sono più costosi da acquisire è quello assicurativo (50 euro) mentre quello più economico è l’editoria (9 euro). Il costo per cliente raggiunge un equilibrio in funzione del LTV (life time value), il valore che il cliente spenderà nel negozio una volta acquisito, e del margine sulle vendite.

Su questo dato ho qualche riserva su come è stato valutate online. Spesso, quando si fanno campagne per acquisizione clienti, non viene tenuto in debita considerazione il valore cliente medio nel suo arco di vita per l’azienda di ecommerce, ma solo sul primo acquisto o sul primo anno. Il che fa drasticamente contenere i budget sull’advertising da una parte, e il valore su cui impostare il ROI delle campagne.

E fa gridare al costo alto i marketer più inesperti o le aziende troppo orientate alla monetizzazione immediata.

Interessante anche il dato medio di conversione utente/cliente: 1 su cento. E il fatto che l’elemento che sembra far la differenza sulle conversione è la spedizione gratuita.

Però però… Qualcuno mi dovrà dire però come mai un sito di ecommerce posizionato alla grande sui risultati organici di ricerca di Google cresce più degli altri, meglio degli altri, e con tasso di conversione più alto. E magari non è nemmeno il migliore, il più economico, il più usabile, il più bello, il più completo, il più veloce a consegnare i prodotti… Poteri del SEO!





LinkedIn raggiunge i 100 milioni di membri. In Italia circa 1.7 milioni.

2 05 2011

di vincos

A 8 anni dalla sua fondazione LinkedIn, il più famoso social network professionale, supera i 100 milioni di membri in 50 nazioni. Ad ottobre 2009 erano 200 milioni, a maggio 2010 circa 70 milioni. Un ritmo di crescita in crescita nell’ordine dei 3 milioni al mese.

Il 56% degli iscritti risiede fuori dagli Stati Uniti. U.S.A., India, U.K e Brasile sono i paesi col maggior numero di iscritti (quest’ultimo è anche quello che cresce più velocemente). Gli utenti europei sono oltre 22.100.000 e le nazioni che mostrano un maggiore interesse sono l’Olanda, la Francia e l’Italia.

Gli uomini (59%) superano di gran lunga le donne, e le fasce con più membri sono quelle dei 25-34enni e dei 35-54enni (entrambe col 36%)

I settori con più iscritti risultano essere l’hi-tech (17%), la finanza (14%) e la manifattura (10%). Le funzioni maggiormente presente sono quelle legati alla vendita (12%), all’insegnamento (10%) e all’amministrazione (10%).

Gli italiani su Linkedin sono quasi 1.700.000 (a maggio dello scorso anno erano circa 1 milione) ed in prevalenza uomini (56%). Le età più rappresentate sono quelle della fascia 25-34 (42%) e 35-54 (39%). I 18-24enni sono il 15% e gli ultra 55enni solo il 4%.

Nel nostro paese i settori con più addetti sono l’hi tech (18%), la manifattura (15%) e la finanza (10%), mentre i ruoli più rappresentati sono quelli di vendita (14%), l’insegnamento (11%) e quelli ingegneristici (10%).

State of LinkedIn 2011 Infographic