Social Media: ormai Facebook e Twitter non bastano più

28 02 2011
di Joel

Sì, d’accordo. Che Facebook e Twitter siano cresciuti in maniera esponenziale in questi ultimi anni è un fatto che non si può negare. Basta guardare i grafici:

La crescita di questi due colossi ha portato un nuovo modo di intendere il branding, il customer engagement e di come portare traffico web verso il proprio sito: il social media marketing. Ma ormai è chiaro a tutti gli esperti e agli addetti ai lavori che Twitter e Facebook non bastano. Bisogna puntare più in alto.

I fatti che confermano questa sensazione sono molti:

  • Secondo un rapporto della Duke University, nel 2011, nel settore dei social media, è stato speso qualcosa come il 10% di tutti i budget finanziari.
  • Secondo The Next Web, benché abbia solo un decimo dell’utenza di Facebook e circa un centesimo dell’engagement, StumbleUpon vince sul colosso dei social network in termini di traffico web in uscita.
  • Quora, il nuovo sito basato sul principio di domanda-risposta (quello di Yahoo! Answers, per capirsi) sta per toccare quota 500.000 utenti, e a quanto pare il trend positivo non sembra intenzionato a diminuire.
  • Stackexchange, un altro sito Q&A (Questions&Answers, ovvero Domande&Risposte), ha già qualcosa come 650.000 utenti registrati.
  • Secondo CNN MoneyLinkedIn ha ormai raggiunto il traguardo dei 100 milioni di utenti registrati.Erano 85 milioni in novembre: questo implica una crescita di circa un milione di iscritti al giorno.
  • Secondo il Financial TimesTumblr è appena entrato nella classifica dei 40 siti statunitensi più cliccati.

Se il vostro lavoro comprende l’analisi, il management e la promozione di un brand attraverso i social media, è assolutamente necessario che vi accorgiate che dovete lavorare su tutte le piattaforme (o quantomeno su un gran numero di esse) possibili per favorire la vostra compagnia.

Perché a volte lo si dimentica, ma i social media influenti sono molti, anzi moltissimi. Tanto per citarne alcuni:

Social media con più di 100 milioni d’utenti:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • YouTube
  • MySpace (e dire che c’è chi già lo dava per spacciato)

Social Media con più di 25 milioni d’utenti:

  • Reddit
  • Flickr
  • Yelp
  • Wikipedia

Social Media con più di 10 milioni d’utenti:

  • Tumblr
  • StumbleUpon
  • Care2
  • Slideshare
  • Scribd
  • DeviantArt

Senza contare le nuove leve:

  • Posterous
  • StackExchange
  • Namesake
  • Quora
  • FourSquare
  • Hunch
  • Forrst
  • Dribbble
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Facebook in Italia – gennaio 2011 [infografica]

25 02 2011
by vincos.it

Facebook compie 7 anni di vita varcando la soglia di 600 milioni di utenti registrati. In Italia siamo a 18 milioni su 25 milioni di navigatori abituali della rete. 12 milioni addirittura accedono al social network ogni giorno e 4 milioni lo fanno utilizzando un dispositivo mobile.

Facebook in Italia





Facebook in un minuto

23 02 2011




Mobile commerce: brillante futuro in vista?

22 02 2011
di Joel

Benché pochi consumatori facciano acquisti usando i loro telefonino, gli smartphone hanno e avranno un ruolo molto importante in materia, almeno secondo uno studio pubblicato lunedì da ForeSee Results.

Lo studio, che ha visto intervistati 10.000 abituali frequentatori dei più gettonati siti di vendita al dettaglio, ha rivelato come l’11% del campione abbia usato il proprio telefono per fare acquisiti durante queste vacanze, un aumento di 9 punti percentuali rispetto all’anno scorso!

Oltre a questo, il 30% degli intervistati ha dichiarato di aver usato il proprio smartphone per comparare le specifiche di prodotti diversi, controllare i prezzi o trovare dei punti vendita. Nel 2009, solo l’11% dei consumatori affermavano di usare il proprio telefonino per questo genere di ricerche.
Non c’è solo questo: le statistiche mostrano infatti anche come chi rimanga soddisfatto da un acquisto via telefonino presso un venditore al dettaglio, abbia il 30% di probabilità in più di comprare di nuovo da lui, sia online che offline.

Il parallelo più immediato è senza dubbio uno ed uno solo: internet, al tempo in cui gli acquisti online erano agli albori. Nel 2000, tanto per fare un esempio, un sondaggio targato Pew Internet rivelò che, se da una parte un buon 46% degli intervistati dichiarava di aver comprato via internet, il 73% usava internet per ricercare informazioni su un prodotto.
Nonostante questo, le previsioni al tempo erano di uno sviluppo del 233% nel tempo di due anni.

Il futuro che sembra attendere il mobile shopping è proprio questo. Secondo eBay, il mobile shopping effettuato con le sue app è salito del 134% in queste vacanze, e Amazon guadagna qualcosa come un miliardo di dollari all’anno grazie alle vendite via smartphone.

Certo, come in ogni cosa, c’è il rovescio della medaglia, tipo le obiettive difficoltà di diffusione: uno studio del 2009 indica il 17% alla voce “tasso di penetrazione del mobile commerce negli USA”.Questo ovviamente esclude dalla storia un gran numero di potenziali clienti. Ma questo è accaduto a internet in un primo periodo, non dimentichiamolo.





La piovra Facebook

19 02 2011
By Il Post

Facebook sta raggiungendo i 600 milioni di iscritti ed è una minaccia sempre più concreta per molte grandi società del web. Il social network, da poco valutato intorno ai 50 miliardi di dollari, è un concorrente ingombrante e sta sottraendo investimenti pubblicitari a siti online come MySpace e ad aziende da tempo in rete come Yahoo. Facebook potrebbe anche diventare un concorrente di PayPal per i pagamenti online e sta condizionando, nel bene e nel male, la competizione tra Apple e Google nel campo degli smartphone. Infine, il social network in piena espansione è continuamente alla ricerca dei migliori ingegneri ed è disposto a pagarli profumatamente per sottrarli ad altre grandi società come Microsoft e Google.

Secondo Geoffrey A. Flower, che oggi sul Wall Street Journal dedica un articolo all’invadenza di Facebook, le grandi società della Silicon Valley dovrebbero iniziare a ripensare il loro rapporto con il social network e decidere se trattarlo amichevolmente, per il traffico e le opportunità che porta online, o come un nemico per le risorse che assorbe e rende proprie. Chiunque decida di avviare un’attività online di un certo rilievo e di ottenere l’attenzione delle fasce più giovani di utenti deve fare i conti con Facebook, spiegano gli esperti di investimenti consultati da Flower. Ma non è detto che sottostare alle condizioni del social network impedisca di fare affari. Basta pensare al campo dei videogiochi online rivoluzionato da Facebook e al successo di alcuni giochi come FarmVille, utilizzato ogni giorno da diversi milioni di iscritti al social network.

In altri ambiti, Facebook può essere invece più pericoloso per la concorrenza. Nel corso di due anni, la sua quota di mercato nella pubblicità online è passata dal 2,9% al 13,6% negli Stati Uniti, con un giro di affari che nel 2010 ha sfiorato gli 8,88 miliardi di dollari. Una crescita così sostenuta è avvenuta alle spese di altre società come Yahoo e AOL, meno battute dagli utenti negli ultimi anni, e anche dei mezzi di comunicazione tradizionali come televisioni e giornali.

Lo schema del Wall Street Journal 

Chi non vuole essere schiacciato dalla concorrenza cerca alleanze con Facebook. Yahoo ha recentemente deciso di integrare nei propri siti web alcune funzionalità del social network, compresa la possibilità di iscriversi con le credenziali del proprio profilo Facebook, nel tentativo di far aumentare il numero di visitatori. MySpace ha modificato buona parte dei propri servizi per non sovrapporsi a Facebook e offrire qualcosa di diverso e, come Yahoo, ha deciso di integrare alcune funzionalità del social network di Zuckerberg.

Lo scorso anno i ricavi di Facebook, principalmente dovuti alla pubblicità, sono stati pari a circa due miliardi di dollari. Una cifra considerevole, ma le potenzialità sono molto più alte, specie se si pensa alle centinaia di milioni di utenti iscritti. Il social network vuole guadagnare di più e per farlo si sta orientando verso le pubblicità e le offerte promozionali basate sulla posizione geografica degli utenti. Attraverso il tuo smartphone tu fai sapere dove ti trovi e il social network, oltre a dirti quali amici sono nelle vicinanze, ti offre pubblicità e promozioni per i locali e i negozi nei paraggi. Con declinazioni diverse, un servizio simile è offerto anche da Google, da Groupon e da Yelp, che ora temono di perdere utenti a causa della concorrenza diretta di Facebook.

Il social network ha poi invaso buona parte del web con strumenti e opzioni che ne amplificano la pervasività. La pagina che state leggendo ora qui sul Post, come milioni di altre pagine in giro per la Rete, vi consente di dire agli amici su Facebook che vi piace questo articolo, vi permette di condividere questo articolo su Facebook e vi consente anche di commentare la notizia utilizzando le vostre credenziali di Facebook. Le stesse opzioni sono disponibili su siti molto trafficati come YouTube, per esempio.

Facebook sta anche sperimentando un sistema per i pagamenti online. Per ora il servizio serve per l’acquisto di beni virtuali, all’interno dei videogiochi per esempio, ma la società potrebbe decidere in futuro di estendere questa funzione per la gestione delle transazioni di denaro o per l’acquisto di prodotti. Fino a ora la possibile futura concorrenza, però, ha preferito collaborare: PayPal, il sistema più utilizzato per i pagamenti online, offre un servizio per acquistare i Facebook Credits direttamente all’interno del social network.

Analisti ed esperti iniziano a chiedersi se Facebook non stia diventando troppo ingombrante per la Rete e per la concorrenza. Prima della sua affermazione, ci si chiedeva qualcosa di analogo per un altro gigante come Google, che raccoglie e gestisce ogni giorno le informazioni di centinaia di milioni di utenti. Secondo Eric Schmidt, ancora CEO per qualche settimana del motore di ricerca, la sua società e Facebook si fanno concorrenza per quanto riguarda le doti, ma non per il denaro: «Molti di voi pensano che se loro fanno bene noi ci perdiamo, ma i vincenti tendono tutti a fare bene».





Il marketing di domani si basa sulle API

17 02 2011
by Marco Pezzano

api web marketing

Il gioco di parole è fin troppo banale. Ovviamente le Application Programming Interfaces, in sigla APIs, hanno poco a che fare con l’entomologia. E se vi occupate di marketing online, dovrebbero interessarvi molto.

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, le API si possono definire come un set di procedure e funzioni per accedere a un’applicazione web da un’altra applicazione, permettendo di recuperare dati di vario tipo. Fughiamo un possibile dubbio: non è roba (solo) da sviluppatori. Vista la struttura attuale del web, non avere un’idea di cosa siano le API e di quale potenziale possano avere, anche all’interno di strategie di marketing al passo coi tempi, potrebbe essere limitante.

Ma andiamo con ordine: prima di tutto, per un po’ di storia e di numeri potreste leggere questo post di Augusto Marietti, uno dei fondatori di Mashape. Mashape è un marketplace per le API, un sito cioè dove è possibile condividere pezzi di codice che recuperano, manipolano o producono dati di vario tipo. Fondata da tre ragazzi italiani trasferitisi nella Silicon Valley, Mashape è da molti considerata la next big thing tra le startup e ha ricevuto finanziamenti dai fondatori di YouTube.

Fondamentalmente, ciò che mettono a disposizione le API sono dati: Ebay, tra i primi a distribuire i propri contenuti attraverso un set di API, ha permesso lo sviluppo di applicazioni terze che aiutano i power sellers a gestire il flusso delle vendite; Amazon è tra i principali fornitori di servizi web mediante API; per non parlare di Facebook e Twitter, che grazie a un paradigma aperto permettono a società terze di costruire applicativi che fanno uso di molti contenuti prodotti dai propri utenti. Twitter in particolare deve molta della sua crescita e della sua fortuna proprio alle applicazioni che si interfacciano con il suo sistema di API non solo per recuperare dati, ma anche per inserirne di nuovi nello stream comunicativo: si pensi ai tanti client attraverso cui gli utenti sono soliti twittare. Twitter è riuscito così a dare il via a un circolo virtuoso per cui, cedendo parte del proprio valore che risiede nel contenuto prodotto dai suoi utenti, ne riceve indietro una quantità esponenzialmente più alta in termini di visibilità, awareness e reach. Ma soprattutto si attesta nell’invidiabile posizione di distributore di contenuti, posizione dalla quale dipende il business di molte altre aziende.

facebook api

Diamo uno sguardo a Facebook? Nel caso della creatura di Zuckerberg il discorso si fa ancora più interessante, perché va oltre il mero dato quantitativo: non si ragiona più cioè sul quanto un utente possa interagire con i dati propri e altrui al di fuori della piattaforma, bensì sul come. OpenGraph, il protocollo rilasciato meno di un anno fa che ha avuto come primo effetto il proliferare dei pulsanti “Mi piace” in tutto il web, ha in sé potenzialità ben superiori perché consentirà una sempre maggiore personalizzazione dell’esperienza di navigazione.

E se la parola personalizzazione ha stimolato le vostre orecchie di marketers, il vostro pensiero sarà subito corso a quanto detto a proposito del behavioural retargeting, all’insoddisfazione per CTR troppo bassi sui network di contenuto (perché è difficile giudicare la rilevanza di un annuncio dando in pasto delle keyword a un algoritmo, quando il target è un essere umano!), o a quanto più facile sarebbe il vostro lavoro se aveste direttamente dai prospect l’indicazione di ciò che si aspettano da voi.

In conclusione, vorrei aggiungere un’indicazione che vuole essere anche un’esortazione: parafrasando JFK (mi piacciono le citazioni di basso profilo), “non chiederti cosa le API possono fare per te, chiediti cosa puoi fare tu con le API”. Ovvero, non limitiamoci a considerare questo protocollo di condivisione dalla sola prospettiva del ricevente: se ne abbiamo la possibilità e i presupposti, sforziamoci di individuare un’opportunità di rilascio di API anche per i nostri prodotti e servizi. Gli utenti del web potrebbero essercene grati, e anche il nostro portafoglio.





Sempre più Facebook

15 02 2011
di Diego

Facebook??!!
500 milioni di utenti attivi,  approssimativamente una persona su 13 in tutto il mondo ha un accountFacebook e di questi almeno la metà si collega ogni giorno; buona parte dei giovani utenti tra i 18 e i34 anni comincia la propria giornata connettendosi al social network ancora prima di essersi tolta il pigiama.
Ecco altri dati relativi a Facebook forniti da SocialHype and OnlineSchools.org, buona fruizione!