Un top manager che rimane in azienda 14 ore al giorno è pericoloso

26 09 2013

by http://blog.panorama.it

Un top manager che sistematicamente rimane in azienda 13 o 14 ore al giorno è un individuo socialmente pericoloso e distrugge valore d’impresa. Infatti diventa un inconsapevole sequestratore di anime, perché i suoi collaboratori si sentiranno in dovere di imitarlo, di solidarizzare con lui nell’autoreclusione, nell’autoesclusione dal mondo reale.

Secondo una ricerca di Icm Research per Canon Europe , al primo posto tra le cause di stress da ufficio ci sono i meeting aziendali

Quel top manager, con il suo presunto esempio di dedizione all’impresa, rischia di rovinare le vite dei propri colleghi, che si trovano costretti – almeno durante la settimana lavorativa – a non coltivare più i propri interessi e le proprie passioni, a non trascorrere più del tempo con i propri cari, ad impoverire il proprio portato di sentimenti ed emozioni, in nome di una presunta priorità nell’allocazione del tempo alle ragioni dell’impresa.

In realtà, quel top manager non si rende conto che, con il suo comportamento, non solo sta rovinando la vita dei propri colleghi, ma sta anche andando contro gli interessi della propria azienda. Infatti, quest’ultima ha bisogno di persone creative, in grado di pensare in maniera diversa, di proporre prodotti e servizi nuovi, di innovare.

Nel mondo d’oggi, in cui la ricerca di efficienze di processo e la riduzione costante dei costi sono pratiche diffuse e comuni a tutti i player sul mercato, e quindi non differenziali, solo persone creative (ed in grado di “far accadere” ciò che intuiscono) potranno creare le premesse per un vantaggio competitivo sostenibile e difendibile nel tempo, fondato sulla capacità di innovare sempre, di essere un passo avanti agli altri.

Ma persone che non hanno più tempo per sé, che limitano le loro relazioni extra aziendali e dunque si sono impoverite nelle emozioni e sentimenti, come dimostrano tutti gli studi di psicologia sul tema, diventano meno creative, più omogeneizzate e “povere” intellettualmente, meno in grado di innovare e di creare i presupposti per un impresa che crei valore in maniera duratura.

D’altra parte, solo la curiosità del mondo reale e la sua continua frequentazione, le emozioni positive che questa concede, l’accostamento di matrici culturali diverse, in sintesi il vivere la vita appieno, garantiscono la generazione delle scintille di creatività che possono rendere ricche le aziende. Dunque, chi limita queste possibilità, recludendo se stesso ed i propri colleghi, non fa gli interessi dell’impresa.

Ed allora, controlliamo i nostri top manager e, se scopriamo che vivono troppo tempo in azienda, invitiamoli ad una vacanza forzata, privandoli però di cellulari e tablet, con cui potrebbero – anche dal luogo di vacanza – continuare a tenere i propri collaboratori lontano dalla vita vera. Quella vita che è una magnifica fonte di ispirazione, in grado di riservarci ogni giorno un’inattesa scintilla, suggerendoci un nuovo prodotto, un nuovo modello di business, un nuovo amico o un nuovo amore.


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