Quale sarà il vero lusso nel futuro della Cina? Marco Bizzarri e Diego Della Valle raccontano

1 07 2011
by pambianconews.com
 
Bottega Veneta, Shinsegae Gangnam

“Sfatiamo questo mito del cinese logato a cui piace comprare ad un prezzo alto. Abbiamo tutti in testa l’immagine dei cinesi che arrivano alle Galeries Lafayette coi bus, scendono, comprano e ripartono… in realtà non è così. Il consumatore cinese sa esattamente cosa comprare e non è affatto sprovveduto, tant’è che se lo stesso viene messo in un’altra situazione di acquisto si comporta in modo diverso”. A dirlo è Marco Bizzarri, Presidente e Ceo di Bottega Veneta, uno dei marchi meno urlati e con migliori performance di vendita nel mondo del lusso (oltre mezzo miliardo di euro di fatturato).

Da tempo infatti si discute sul fatto che gli amanti del lusso della Greater China prediligano vestirsi con il nome della griffe in bella vista e che non abbiano grande capacità di distinzione, se non la variante del prezzo. In generale sembra invece che il cinese, sia come partner che come consumatore, sia molto attento a quelli che sono i valori di sofisticazione, eleganza e di artigianalità. “E’ vero che 40 anni di comunismo hanno diluito la nostra percezione dei cinesi – prosegue Bizzarri – ma se pensiamo a Shanghai degli anni 30, i burocrati e i politici sono sempre stati amanti delle arti e della letteratura… insomma c’è un altro lato che sta tornando fuori. Non solo, perché su 1,3 miliardi di cinesi, più di 400 milioni sono collegati ad internet e spendono 2,7 ore al giorno. Ciò vuol dire che le informazioni che riescono ad ottenere insieme al flusso turistico sono estremamente importanti e abbattono ogni tipo di barriera”. Insomma, quando si parla di consumatore si fa fatica a definirlo in base al Paese di provenienza, perché il cliente di un certo tipo di segmento, che cerca un lusso discreto e meno logato, sta crescendo a livelli incredibili. In una recente analisi di McKinsey emerge infatti che dal 2008 al 2010 i consumatori cinesi con high disposable income hanno oltrepassato il 32,52% nella possibilità di acquistare prodotti che non siano logati, e quindi discreti. “Questo non vuol dire che i cinesi non siano attaccati al logo – conclude il presidente di Bottega Veneta –, ma dipende di quale tipo di segmento si parla. Se così non fosse BV non avrebbe il successo che ha avuto in Cina perché oggi abbiamo 17 negozi, ma i nostri store sono profittevoli dal primo anno e cresciamo a cifre abbastanza importanti”. Ad avvalorare questa tesi ci ha pensato Diego Della Valle, che ha proiettato questa tendenza nel lungo periodo sottolineandone un altro aspetto. “Tutti in Cina comprano oggetti di lusso, dalla ricca signora alla sua segretaria e tra un po’ di tempo questo farà sì che i veri ricchi cercheranno altre cose, un lusso veramente esclusivo. Bisogna capire se il modello industriale che molti stanno esportando nell’Ex Celeste Impero avrà lunga vita… i grandi del lusso si assomigliano sempre di più e questo nel lungo periodo pone dei problemi”.


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