Armani: in passerella sale la polemica

22 06 2011

La collezione di Re Giorgio per la prossima estate è tutta dedicata alla leggerezza. Ma le sue parole sono dure. “La moda di oggi è in mano alle banche. I marchi fashion, infatti, non appartengono più ai loro proprietari”. Oggi le sfilate dell’uomo sembrano un circo Il problema, però, è che queste collezioni non sono reali. Creano solo eventi che fanno vendere tanti accessori”

di Simone Marchetti

In passerella sale la polemica

La passerella maschile di Giorgio Armani per la prossima estate è tutta dedicata alla leggerezza. Ma le parole di King George, a pochi minuti dalla fine dello show, sono piuttosto dure. “La moda di oggi è in mano alle banche”, dichiara con la fermezza che da sempre lo caratterizza. ” I marchi fashion, infatti, non appartengono più ai loro proprietari”. Il richiamo va alle ultime quotazioni in borsa di brand come Prada. “A mio parere si corrono dei rischi”, continua il designer. “Non voglio avere creditori fuori dalla porta, non voglio sedermi a discutere delle mie collezioni con un manager che non ho scelto. Non ho debiti e voglio continuare a lavorare in solitudine, sostenendomi da solo e con il team di cui mi fido”.

Una giornalista, tra le prime file, gli fa notare i numeri molto positivi dei marchi che si stanno quotando, soprattutto per quanto riguarda le vendite dei loro prodotti. “Questo è vero”, continua lo stilista, “ma per la moda maschile bisogna fare un distinguo. Oggi le sfilate dell’uomo sembrano un circo tanto sono spettacolari e provocatorie. La cosa che mi sorprende, poi, è come tutti i giornali inseguano queste provocazioni. Il problema, però, è che queste collezioni non sono reali, non si preoccupano della realtà degli uomini. Creano solo eventi che fanno vendere tanti accessori. Io, al contrario, voglio vendere abiti e credo che bisogna vestire gli uomini con un capi belli, fatti beni, credibili. La cosa, oggi, è più difficile che mai, soprattutto per l’attenzione enorme che viene data ai marchi che scelgono il teatro invece dello stile. Il mio cammino, invece, è più difficile: ogni stagione, infatti, cerco di mantenere intatto il mio stile, cambiandolo quel poco che basta per adattarlo ai tempi nuovi”.
Ecco, allora, arrivare in passerella la mitica giacca destrutturata creata nel 1972, il classico pantalone Armani rivisto in piccoli dettagli (cavallo abbassato, bottoni sulla caviglia, ispirazione che guarda all’Oriente), l’amato blu, una particolare T-shirt laccata per dare più luce ai sottogiacca e persino una riedizione elegante delle espadrillas.

Dietro la glorificazione della stranezza c’è qualcosa che non mi piace”, continua lo stilista, “Ripeto: oggi occorre fare delle cose che gli uomini si mettono davvero, abiti e accessori che siano credibili in sé”. La polemica, ancora, si rivolge alle passerelle più stravaganti, soprattutto per il modo in cui certi brand sanno usare la provocazione e l’innovazione per comunicare la loro estetica. A differenza di questi brand, lo stilista dichiara di voler continuare sul suo percorso silenzioso, quasi in punta di piedi. Un sentiero che vede la moda maschile come una strada dritta, rigorosa, un viaggio che permette pochissime deviazioni, giusto qualche sosta su un bottone nuovo, su una lavorazione particolare, su un pantalone più esotico di quello con le pinces. Il resto, a detta di Re Giorgio, resta un esperimento folcloristico che non asseconda le reali esigenze degli uomini, ma altre logiche poco vicine all’eleganza.


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