In arrivo Facebook Comments

9 03 2011
di Fabio Deotto

La guerra di conquista di Zuckerberg continua. Con il lancio del nuovo sistema, commentare sarà più facile, più social e meno anonimo. Ma tornano i rischi per la privacy

La marcia espansionista di Facebook continua. Dopo essersi guadagnato l’appellativo di piovra dal Wall Street Journal, per via del suo vizio di estendere social-tentacoli in ogni singolo anfratto della Rete, ora il social network di Mark Zuckerberg tenta di espugnare il campo dei commenti web. Echo, Disqus, CoComment e le altre comments platform farebbero bene a correre ai ripari perché dai ieri è entrato in fase di incubazione beta Facebook Comments.

Si tratta di un widget che chiunque può incorporare nel suo sito o nel suo blog, una sorta di comment box che riprende l’estetica e l’interfaccia di Facebook, e che puoi moderare a tuo piacimento. Per commentare è obbligatorio avere un profilo Facebook attivo. Niente più richieste di identificazione, nessun captcha a rovinarti la vista, se sei già loggato a Facebook puoi postare il tuo commento all’istante e, volendo, farlo anche comparire sulla tua bacheca Fb, in modo da stimolare i tuoi contatti a leggere l’articolo e a unirsi alla discussione.

Chi è un commentatore navigato, ora starà per obbiettare che esistono già siti che sfruttano la connessione a Facebook per i commenti. Vero, ma non è in questo che si esaurisce la novita di Facebook Comments. A differenza degli altri widget, infatti, quello di Facebook ti permette di articolare i commenti del tuo sito come una sorta di forum di cui tu sei il moderatore. Puoi decidere di segnare come spam alcuni commenti, buttare a mare i seccatori, e soprattutto, di ordinare i commenti a seconda di quanta discussione generano e da chi provengono. Inoltre, caratteristica unica di Fb Comments, il tuo account Fb e il sito dove il commento viene postato sono legati a doppio filo. Puoi decidere che il tuo commento a un articolo venga postato anche su Facebook, viceversa decidere di postare direttamente da Facebook un commento a un articolo presente in un altro sito.

Con questo arsenale di novità, Zuckerberg e soci puntano a estendere la loro egemonia anche alle comment box. Ma non saranno solo le trovate ingegnose a far la (probabile) fortuna di Comments. C’è anche il fatto che questo sistema sfrutta un linguaggio, quello di Facebook, che è ormai entrato nel dna di gran parte degli utenti web (ovviamente, nel widget è stato inserito il bottone Mi Piace).

Nel frattempo Facebook Connect continua il suo debutto in Rete. La semplicità minimale con cui si può commentare, rispondere e votare gli interventi altrui ha fatto sì che la nuova creatura di Zuckerberg venisse testata da una vasta platea di utenti. Le opinioni sono in buona parte entusiastiche.

C’è chi è felice di poter tracciare l’architettura in divenire dei propri commenti nel tempo e chi tira un sospiro di sollievo per non doversi più autenticare in continuazione. Ma quello che più ha entusiasmato gli utenti è il fatto che per commentare sarà obbligatorio utilizzare il proprio nome reale (o comunque un profilo Facebook esistente).

Facebook Connect viene così inteso anche come uno strumento per dare un sonoro taglio ai commenti anonimi, e per filtrare i troll che ammorbano ogni fazzoletto di Web dove siano aperti i commenti

Tra questi c’è anche Erick Schonfeld di Techcrunch, uno dei primi siti (insieme all’ Huffington Post) a testare fin da subito il nuovo sistema: “ In generale abbiamo meno commenti su tanti post odierni,” spiega Schonfeld, “ ma le conversazioni sono molto più civili e interessanti.”
Naturalmente, Facebook Connect non è scevro di difetti, e quindi nemmeno di detrattori. Nel tracciare un elenco di pro e contro, il magazine The Next Web si concentra sul fatto che in molte situazioni l’accesso a Facebook, e quindi ai commenti, rischia di essere  bloccato: “ Magari il tuo boss non ha problemi se tu leggi i nostri articoli in pausa pranzo, Facebook invece potrebbe benissimo essere vietato, nel tuo ufficio.” fa notare Brad McCarty: “ Questo significa se implementassimo il sistema qui, non potremmo avere il tuo feedback.
Ovvio, ci sono anche i commentatori delusi. Quelli che si lamentano della mancanza di un backup per salvare i propri commenti. Quelli che speravano che, come ventilato settimane fa, Facebook integrasse gli account Google e Twitter nel servizio. Quelli che arrivano a parlare del widget come “ la cosa peggiore che sarebbe mai potuta accadere.
E poi, dato che stiamo parlando di Facebook, non stupisce veder spuntare l’ennesimo rischio di violazione della privacy. La possibilità, a cui abbiamo accennato sopra, di postare commenti su un articolo senza dover lasciare la pagina di Facebook è un’arma a doppio taglio. Se da un lato velocizza il flusso di commenti in una discussione riguardante un articolo, dall’altro porterà alcuni dei tuoi contatti a pubblicare inconsapevolmente il proprio commento su siti diversi da Facebook. La differenza c’è, e pure grossa. Se su Facebook hai una certa possibilità di controllare chi legge i tuoi commenti (sproloqui compresi), su un sito pubblico il tuo commento è virtualmente accessibile a chiunque. 

Nonostante l’hype (e i 600 milioni di possibili utenti) il destino di Facebook Comments è ancora tutto da scrivere. I suoi rivali sono ancora in tempo a rimboccarsi le maniche. Disqus potrebbe sfruttare un know-how maturato in anni di sperimentazione, e sviluppare un widget che batta Fb in termini di comment management e di preservazione della cronologia dei commenti. Ma anche Chirrup ha le sue carte da giocare. Basandosi su Twitter, potrebbe proporsi come alternativa minimalista all’ipertrofia di Facebook. Personalmente, se avessi un sito molto trafficato, l’idea di limitare i commenti a 140 caratteri non mi dispiacerebbe affatto.


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