Il marketing di domani si basa sulle API

17 02 2011
by Marco Pezzano

api web marketing

Il gioco di parole è fin troppo banale. Ovviamente le Application Programming Interfaces, in sigla APIs, hanno poco a che fare con l’entomologia. E se vi occupate di marketing online, dovrebbero interessarvi molto.

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, le API si possono definire come un set di procedure e funzioni per accedere a un’applicazione web da un’altra applicazione, permettendo di recuperare dati di vario tipo. Fughiamo un possibile dubbio: non è roba (solo) da sviluppatori. Vista la struttura attuale del web, non avere un’idea di cosa siano le API e di quale potenziale possano avere, anche all’interno di strategie di marketing al passo coi tempi, potrebbe essere limitante.

Ma andiamo con ordine: prima di tutto, per un po’ di storia e di numeri potreste leggere questo post di Augusto Marietti, uno dei fondatori di Mashape. Mashape è un marketplace per le API, un sito cioè dove è possibile condividere pezzi di codice che recuperano, manipolano o producono dati di vario tipo. Fondata da tre ragazzi italiani trasferitisi nella Silicon Valley, Mashape è da molti considerata la next big thing tra le startup e ha ricevuto finanziamenti dai fondatori di YouTube.

Fondamentalmente, ciò che mettono a disposizione le API sono dati: Ebay, tra i primi a distribuire i propri contenuti attraverso un set di API, ha permesso lo sviluppo di applicazioni terze che aiutano i power sellers a gestire il flusso delle vendite; Amazon è tra i principali fornitori di servizi web mediante API; per non parlare di Facebook e Twitter, che grazie a un paradigma aperto permettono a società terze di costruire applicativi che fanno uso di molti contenuti prodotti dai propri utenti. Twitter in particolare deve molta della sua crescita e della sua fortuna proprio alle applicazioni che si interfacciano con il suo sistema di API non solo per recuperare dati, ma anche per inserirne di nuovi nello stream comunicativo: si pensi ai tanti client attraverso cui gli utenti sono soliti twittare. Twitter è riuscito così a dare il via a un circolo virtuoso per cui, cedendo parte del proprio valore che risiede nel contenuto prodotto dai suoi utenti, ne riceve indietro una quantità esponenzialmente più alta in termini di visibilità, awareness e reach. Ma soprattutto si attesta nell’invidiabile posizione di distributore di contenuti, posizione dalla quale dipende il business di molte altre aziende.

facebook api

Diamo uno sguardo a Facebook? Nel caso della creatura di Zuckerberg il discorso si fa ancora più interessante, perché va oltre il mero dato quantitativo: non si ragiona più cioè sul quanto un utente possa interagire con i dati propri e altrui al di fuori della piattaforma, bensì sul come. OpenGraph, il protocollo rilasciato meno di un anno fa che ha avuto come primo effetto il proliferare dei pulsanti “Mi piace” in tutto il web, ha in sé potenzialità ben superiori perché consentirà una sempre maggiore personalizzazione dell’esperienza di navigazione.

E se la parola personalizzazione ha stimolato le vostre orecchie di marketers, il vostro pensiero sarà subito corso a quanto detto a proposito del behavioural retargeting, all’insoddisfazione per CTR troppo bassi sui network di contenuto (perché è difficile giudicare la rilevanza di un annuncio dando in pasto delle keyword a un algoritmo, quando il target è un essere umano!), o a quanto più facile sarebbe il vostro lavoro se aveste direttamente dai prospect l’indicazione di ciò che si aspettano da voi.

In conclusione, vorrei aggiungere un’indicazione che vuole essere anche un’esortazione: parafrasando JFK (mi piacciono le citazioni di basso profilo), “non chiederti cosa le API possono fare per te, chiediti cosa puoi fare tu con le API”. Ovvero, non limitiamoci a considerare questo protocollo di condivisione dalla sola prospettiva del ricevente: se ne abbiamo la possibilità e i presupposti, sforziamoci di individuare un’opportunità di rilascio di API anche per i nostri prodotti e servizi. Gli utenti del web potrebbero essercene grati, e anche il nostro portafoglio.


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One response

18 02 2011
Michele

Federico, ottimo spunto di riflessione.
Gli esempi di business o applicazioni che sono basati su APIs sono infiniti.
Mi piace ricordare un’app per cercare casa creata da Marco Magnocavallo (CEO di Blogo) utilizzando le API di http://www.nestoria.co.uk/ e Google Maps http://www.magno.me/cerco-casa-sbarca-su-appstore.

Augusto Marietti e Mashape faranno strada perche’ e’ il marketplace che rende facile trovare APIs.
Altri marketplace di successo sono Amazon, iTunes, AppStore, Yoox…

Il marketplace e’ quella che un tempo era la piazza, il mercato rionale, luogo di incontro di domanda e offerta. Oggi il mercato e ‘ globale e le opporutnita’ infinite.

interesting times🙂

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