Web, +50% in tre anni è la pubblicità che va

10 11 2010

Allo Iab di Milano due giorni di incontro sulle prospettive dell’online. Con diecimila partecipanti e numeri che fanno impressione

di Gabriele Di Matteo

Web, +50% in tre anni è la pubblicità che va Roberto Binaghi MILANO – Anche le professioni del web devono avere una lingua comune, fatta di termini tecnici che tutti gli addetti possono condividere, e soprattutto dovranno dotarsi di quelli che gli studiosi di economia chiamano “benchmark”. Punti di riferimento, casi di successo, da cui partire per fare una pubblicità efficace su Internet.

Web, +50% in tre anni è la pubblicità che va

Casi che in Italia per la verità sono ancora rari e che invece all’estero hanno ispirato sulla rete dei fenomeni virali che hanno coinvolto milioni di navigatori. Ma anche nel nostro paese il mercato del web si muove. Lo dimostra questo IAB Forum 2010 1affollato da oltre diecimila partecipanti (su Facebook la fan page conta quasi 3.000 iscritti) è che da oggi il mondo della pubblicità digitale comincia una lunga strada in discesa, esce dall’esoterismo un po’ nerd in cui è stata relegata finora, schiacciata dal peso della tv e da una scarsa cultura digitale dentro le grandi aziende. Il futuro si annuncia molto dinamico, lo dicono i numeri sciorinati alla platea dal presidente IAB Italia Roberto Binaghi: “Nel prossimo triennio prevediamo un incremento del 50% del mercato della pubblicità digitale. Un forte impulso verrà dai tablet, un mercato che diventerà molto interessante. Nel mondo ne sono stati venduti 19 milioni, nel 2011 le stime parlano di 55 milioni di tablet attivi, che diventeranno 210 nel 2014”. Vari impegni sono stati presi per i prossimi mesi in questa seduta milanese: estendere la cultura della pubblicità digitale anche nel centrosud, aumentare l’attività di formazione con le università come già oggi accade con la Cattolica di Milano e con alcune strutture bolognesi e, soprattutto, aprire un dialogo continuativo con le aziende caldeggiato anche dall’attuale presidente Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi, che si mostra molto “open mind” sulla questione. Dice Binaghi: “Apriremo con Upa una attività continuativa di reciproco acculturamento sul linguaggio e sull’efficacia della pubblicità digitale”. Le ricerche dicono che Internet raggiunge certe fasce di popolazione, soprattutto giovane, che sfugge completamente alla televisione generalista. Un target inafferrabile, che si scambia contenuti video, compresi gli spot, attraverso i cellulari o le pagine dei social network, che sono diventati il vero “canale dell’opulenza”: espressione che negli anni 70 veniva coniato per la televisione. Mentre in Fieramilanocity si discute, esce nelle sale il film “The social network” basato sulla prodigiosa avventura mediatica di Mark Zuckerberg il giovane fondatore di Facebook che ha 4 miliardi di dollari in banca e oltre 500 milioni di utenti in rete. Qualcuno ha accusato Facebook di una pesante violazione della privacy. Qual è la posizione IAB su questo tema? “Siamo aperti alla discussione e al rispetto delle regole, ma non vogliamo assolutamente che arrivi nel mercato italiano un eccesso di regole tale da fermare la comunicazione digitale e il marketing, che sono alla base della moderna economia”. Se in Inghilterra la pubblicità sul web occupa già il 28% del mercato e negli Usa hanno salutato l’ultimo semestre con oltre 12 miliardi di dollari, anche l’Italia inizia la sua corsa verso un volume di fatturato sempre più interessante (a fine anno si festeggerà il primo miliardo di euro) e paradossalmente, proprio il ritardo accumulato, ricorda Binaghi, potrebbe provocare un effetto turbo. Nel paese dei cellulari la partita potrebbe essere già vinta.


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