Da Giotto a Facebook: questione di cambiamento socio antropologico

15 09 2010
di Ninjamarketing.it

L’esperto e scrittore  di cultura digitale, Giuseppe Granieri inizia con il dire che  la parola più inflazionata nell’odierno scenario è  cambiamento, parallelamente però  non si riesce  ne a definirla ne a  contestualizzare il ruolo che la  tecnologia ricopre nell’attuale scenario che evolve così rapidamente.

La tecnologia ha smesso di diventare una sottocultura tecnologica, divenendo una parte importante della nostra vita. La Rete, in questo continuo alternarsi di nuovo scenari sociali,  sta assumendo sempre più  uno spazio culturale ed immateriale, il c.d. spazio conoscenza.

La frase del filosofo Emanuele Severino, intervenuto alla manifestazione, ben si adatta alla freschezza che la tecnologia porta con sé: “La tecnologia non è il fine, ma semplicemente qualcosa che utilizziamo per provare nuovi scopi”

Inoltre, il cambiamento si potrebbe descrivere, o meglio, sintetizzare come quel  “processo attraverso il quale si  sta cambiando il modo in cui una cultura gestisce la propria conoscenza“, afferma Granieri.

La nostra cultura sta cambiando ad un livello così profondo che i semiologici definiscono paradigmatico o di sistema: cambia nel modo in cui essa stessa si crea, funziona e si diffonde.
Il fatto che la cultura cambia così repentinamente significa che con essa cambia anche il concetto di “uomo”: altro concetto culturalmente determinante.

L’uomo sta entrando in un contesto socio/antropologico in cui molto tempo della sua stessa vita viene “trascorso” all’interno di uno spazio immateriale, un reticolare intreccio di relazione e condivisione di esperienze private in un luogo pubblico.

Sorge spontaneo pensare come collocare il concetto-uomo in un contesto, dove egli stesso vive in un’infrastruttura “Rete”, sistema nervoso dell’attuale società.
Come si può immaginare l’uomo nella nuova sfera immateriale, dove ci si può conoscere e stringere amicizia senza essere presenti realmente e senza contatto fisico?
Ha ancora senso chiamare l’ambiente virtuale se la nostra identità online è la propaggine di quella quotidiana?

Granieri afferma che in una società che corre così velocemente, non è possibile scattare una fotografia del presente; l’unica cosa possibile è abbreviare e facilitare il processo di apprendimento di questo cambiamento.

Anche Giovanni Boccia Artieri, sociologo ed esperto di mass media, si “sofferma sul concetto di cambiamento:  “esso comprende tematiche sociali ed antropologiche, biologiche e cognitive; una mutazione complessa, legata al concetto di “cambiamento” del nostro abitare la Rete”. Cambiamento  che  si coniuga perfettamente con il concetto di identità, in un equilibrio che è problematico in una realtà che è dentro e fuori dalla Rete, non trattandosi di due identità diverse, bensì dello stesso modo di dare forma alla stessa identità e cultura.

Boccia Artieri rafforza il concetto di identità secondo il quale, “l’identità può dipendere sostanzialmente da una “normalizzazione” della vita in Rete, realtà vista  come propaggine della quotidianità, cambiando di conseguenza il concetto di capitale sociale e culturale”.

I legami che si vengono a co-creare nella Rete modificano due elementi di capitale sociale che si chiamanobridging e linking, ovvero la  maggiore capacità di creare rispettivamente ponti e connessioni all’interno di una Rete rispetto a prima.

Nel contesto attuale, un social network come Facebook è divenuto una metafora del nostra abitare la Rete ed è così che ad oggi conta 16 milioni di italiani che sono socio-culturalmente connessi tra di loro.

Il professor Boccia Artieri snocciola dati di una ricerca del Censis,  che analizzano il comportamento degli italiani all’interno di Facebook utilizzandolo per i seguenti fini:
•    70,5 degli italiani utilizza facebook per rimanere in contatto con i propri amici
•    57% per ricostruire il rapporto con gli amici del passato
•    19,4% per sviluppare nuove amicizie

In un contesto antropo-sociale, il fondamento che emerge è che gli italiani utilizzano il medium Facebook  per  ampliare  i propri  contesti sociali.

Da Giotto a Facebook

Cosa è che sta cambiando fondamentalmente?
“I nativi digitali ci insegnano che sta cambiando il senso della posizione nella comunicazione, ovvero il nostro stare ed “abitare” la comunicazione: tutti siamo cittadini rispetto alla politica, consumatori rispetto al mercato e pubblico rispetto ai media”.

Abbiamo raggiunto un nuovo “status” di produttore nella comunicazione: attraverso l’opportunità di pubblicare un contenuto (anche se rivolto ad un piccolo audience) si ha l’opportunità di raggiungere un grande pubblico, grazie al  principio di scalabilità della Rete.

“Siamo in un contesto socio-antropologico diverso, non ci sono audience passivi ed  intermediari nella comunicazione , c’è solo un grosso sistema nervoso centrale ed immateriale formato da persone”.

Il fatto di aprirsi ad un canale di comunicazione bidirezionale così forte, implica in sè un’attitudine trasparente, aperta, convivibile e condivisibile, basata sul trasferimento di emozioni in modo pubblico e collettivo.

Tutto questo lo possiamo apprendere solo dai “nativi” digitali.

Concludendo:

L’errore filosofico, è quello di concepire la Rete come uno strumento e lo sguardo filosofico come un ulteriore strumento. La sfida filosofica è invece ermeneutica: uscire dalla logica strumentale per entrare in quella ecologica. La Rete non è uno strumento ma bensì un ambiente, un ambiente in cui si articola il modo di produzione culturale sopra descritto. In questo senso la rete sembra riflettere il concetto di etica aristotelica:etica in quanto dimora, luogo di interazione tra uomini liberi in un contesto privo di gerarchie determinate, volto alla produzione di nuove forme di vita.

Ed è su questo concetto di “nuove forme di vita” che è importante soffermarsi e riflettere.


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One response

13 10 2010
hmm...?

thanks

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