Come tutelare la privacy in un business basato sulla rinuncia alla privacy

13 05 2010

by Il Post

Per Article 29 Working Party le nuove regole sulla riservatezza sono a danno degli iscritti al portale
Le opzioni preimpostate rendono pubbliche molte informazioni riservate spesso all’insaputa degli utenti

È inaccettabile che Facebook abbia di fatto cambiato le impostazioni predefinite della propria piattaforma per il social-networking a scapito degli utenti. Il Financial Times spiega che la denuncia non arriva da un gruppo di iscritti scontenti per il servizio, ma direttamente dall’Unione Europea. L’Article 29 Working Party, l’organo consultivo della UE sulla tutela e il trattamento dei dati personali, contesta a Facebook di non aver agito negli interessi degli utenti quando ha deciso di rendere pubbliche maggiori informazioni contenute nei profili, salvo successiva diversa indicazione da parte degli iscritti.

Le proteste dell’Article 29 Working Party sono arrivate a poche ore di distanza dalla pubblicazione di una serie di botta e risposta tra i lettori del New York Times ed Elliot Schrage. Il vicepresidente delle public policy di Facebook aveva difeso le politiche e le norme per la tutela della riservatezza degli utenti nello spazio online, ricordando che l’iscrizione a un simile servizio comporta un certo grado di consapevolezza e non è comunque obbligatoria.

Le dichiarazioni di Schrage non sono state accolte molto positivamente dai gruppi che si battono per la tutela della privacy e dallo stesso New York Times, che è tornato sul tema con un nuovo articolo segnalando le contraddizioni della gestione della riservatezza su Facebook. Le regole sulla privacy sono più lunghe della Costituzione americana (5.830 parole contro 4.543) e la procedura per personalizzare le impostazioni sulla riservatezza sono un’enormità.

Le nuove opzioni da selezionare sono indubbiamente complicate. Gli utenti di Facebook che vogliono rendere le loro informazioni personali devono prepararsi a passare un bel po’ di tempo nel premere un sacco di pulsanti. Per rimuovere tutte le informazioni maggiormente riservate, occorre cliccare su almeno 50 pulsanti per la privacy, cosa che comporta la scelta tra oltre 170 opzioni.

Una babele della riservatezza dovuta alle tante possibilità offerte dal social network, come mostrare le proprie attività a un gruppo ristretto di amici, a tutti o solo agli iscritti a un dato gruppo. Le possibilità per nascondere da occhi indiscreti le proprie attività esistono, ma non sono preimpostate e richiedono una certa conoscenza del sistema per essere utilizzate. Da mesi associazioni per la privacy, e ora anche l’UE attraverso il proprio organo consultivo, si battono per ottenere nuove aperture da parte dei responsabili di Facebook e una revisione delle politiche sulla privacy.

La faccenda si complica anche a causa degli annunci pubblicitari presenti nello spazio online. Le pubblicità che compaiono nei profili sono in genere calibrate sui gusti espressi dagli iscritti. I responsabili di Facebook assicurano che le informazioni agli inserzionisti vengono offerte in forma aggregata, senza rivelare informazioni personali, ma secondo i detrattori le tutele offerte non sarebbero ancora sufficienti.

Una parziale soluzione per il problema della privacy, dicono quelli dell’Article 29 Working Party, potrebbe essere quella di consentire agli iscritti di utilizzare degli pseudonimi al posto del loro nome e cognome. In realtà sul social network ci si può già iscrivere con nome e cognome fasulli, ma formalmente Facebook richiede l’esplicita indicazione dell’identità di chi si iscrive. Ma la proposta non piace ai responsabili del social network, che del resto basa buona parte del proprio successo sulla riconoscibilità e rintracciabilità delle sue centinaia di milioni di iscritti.

Oltre alle critiche del gruppo consultivo dell’Unione, le segnalazioni delle associazioni a tutela della privacy e le denunce dei media, Facebook ha dovuto affrontare nel corso degli ultimi mesi anche la Federal Trade Commission degli Stati Uniti. In Canada, la società è stata invece obbligata a modificare parte delle proprie norme sul trattamento dei dati per rispondere alle richieste dell’authority del paese.

Stando ad alcune indiscrezioni circolate online, nella giornata di oggi i responsabili di Facebook si riuniranno per fare il punto della situazione sulla privacy. L’incontro potrebbe rivelarsi utile per avviare un nuovo importante cambiamento, almeno sul fronte della comunicazione. Secondo Schrage, infatti, gli iscritti hanno già a disposizione tutte le risorse per regolare al meglio il loro livello di privacy, ma mancano guide adeguate per comprendere i meccanismi delle opzioni preimpostate da modificare.


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