Sempre più sfilate sul web: ha ancora senso andarci?

12 02 2010

di Chiara Beghelli www.luxury24.ilsole24ore.com

https://i2.wp.com/www.riviera24.it/userdata/immagini/foto/510/fine-sfilata_2611.JPG

Burberry ed Emporio Armani hanno lanciato online una nuova pagina dove seguire in streaming le sfilate della moda uomo, con tanto di countdown per far salire l’adrenalina degli spettatori. Le sfilate delle nuove collezioni di D&G e Z Zegna si possono seguire sui siti www.dolcegabbana.it e www.zzegna.com.Lo stesso vale per Prada. Trussardi inaugura il nuovo sito dedicato al centenario del marchio (www.trussardi1911.com) e mette online l’Interactive Show, una sorta di tv interattiva che conduce dietro le quinte del mondo Trussardi. Altre sfilate si possono seguire in streaming su portali dedicati alla moda, come qui in Italia abbiamo fatto noi di Luxury24.it.
Queste rapide evoluzioni digitali suscitano una domanda: fra qualche tempo sarà ancora necessario andare di persona alle sfilate? La possibilità di seguirle online non significherà anche un risparmio di tempo, soldi e anche inquinamento, visto che ogni fashion week sposta aerei carichi di giornalisti e buyers da tutto il mondo? Per non parlare del risparmio per le case di moda, in termini di affitto della location, buffet, security. Costi che in tempi di crisi non sarebbe così antipatico tagliare dai budget. E poi, diciamo la verità: chi di noi giornalisti si ferma a esaminare i tessuti nel backstage, a controllare l’esattezza delle cuciture, a toccare e fare confronti fra materiali e tagli? Pochissimi. Insomma, credete che sia ancora improponibile, per stilisti e pubblico, l’idea di presentare e scoprire le tendenze dello stile dallo schermo e non dal front row? E’ chiaro, si tratta di provocazioni. Ma questa moda 2.0 è più complessa di quanto la facilità di seguirla su internet possa far credere.





Facebook batte Google news nell’informazione web

11 02 2010
di  Alessandra Pugliese www.ciaoblog.net

Facebook deve la sua forza non solo a se stesso.

Sembra che il sito leader del networking utilizzi – secondo quanto riportato dal Guardian – siti esterni al suo per deviare una mole notevole di traffico web. Addirittura più di Google News. La speciale classifica di dati inviati in downstreaming è comandata da Google (17.32 %) seguito da Yahoo (7.89%) e Msn ( 4.43%).

Subito dopo il podio si piazza proprio la società di Zuckerberg con il 3.52 % totale, che batte il gigante Google news nell’informazione web. Alcuni siti tra cui Techdirt esprimono un dubbio, una domanda lecita: a breve Facebook dovrà iniziare a pagare i new sites?  Se questo succedesse gli scenari della rete cambierebbero notevolmente.

Qualcuno ha suggerito a Google e Facebook di unire le proprie forze anche sul web search.  L’aggiornamento delle news non è certo la feature principale di Facebook eppure la sua presenza nei risultati delle news è divenuta ossessiva negli ultimi mesi.

L’informazione oggi- che piaccia o no- corre soprattutto in rete e le reti sociali hanno il delicato compito di gestirla. Twitter per esempio è una delle fonti di informazioni inserite nei risultati delle ricerche di Google news.

Per Heather Hopkins “Facebook potrebbe essere un diversivo, creare compiglio tra news e media. Il Wall Street Journal già pubblica contenuti su Facebook e forse il social network potrebbe evitare i problemi che la società di Mountain View ha dovuto fronteggiare con Murdoch. Continueremo a tener d’occhio questo spazio”.





WordPress non significa necessariamente blog

10 02 2010
di Andreas Voigt www.innovando.it

Sicuramente, gli addetti ai lavori, se così possiamo chiamarli, si faranno due risate, nel leggere questo post. Però mi sono reso conto, anche dopo il piacevolissimo incontro avuto con un cliente, che il tema è piuttosto sentito ed è necessario fare chiarezza.

Sappiamo tutti, chi più e chi meno, e chi non lo sa poò informarsi, che WordPress è una piattaforma CMS (Content Management System) nata per il “persona publishing”  e quindi per la gestione di contenuti per l pubblicazione di un blog. Su questo non c’è il minimo dubbio.

Come tutte le cose nate bene e fatte bene però, c’è una naturale evoluzione, soprattutto per il fatto che WORDPRESS, creato da Matt Mullenweg è distribuito sotto licenza GNU General Public License. Ciò significa che è “open source” ed esiste una comunità di sviluppatori della piattaforma assolutamente enorme.

La naturale evoluzione di WORDPRESS, ha portato il prodotto a non essere più solamente adatto al personal publishing, il blog per l’appunto, ma ad un vero e proprio CMS per la gestione di siti internet aziendali più o meno complessi. Oggi con WordPress è possibile gestire interi portali di e-commerce, siti internet per la gestione documentale, magazines online, web communities, direcotires, aggregatori di notizie o semplici siti web aziendali. Definire oggi WORDPRESS come sinonimo di BLOG non è solo sbagliato ma significa non conoscrne la sua naturale evoluzione nel tempo. Significa però anche non avere una chiara idea di cosa sia realmente un CMS e soprattutto non è chiara l’importanza di dividere in modo netto la gestione dei contenuti dalla struttura di un sito web più o meno complesso che sia.

Non voglio necessariamente tessere le lodi al famoso CMS di cui sto parlando qui, ma è importante riconoscere il fatto che per più o meno del 90% dei siti web oggi pubblicati in rete, WORDPRESS è sicuramente il sistema più indicato per la gestione dei contenuti, qualsiasi essi siano. Proprio per via della sua versatilità, per la sua semplicità nell’adattarsi a qualsiasi situazione e necessità e alla facilità a fargli “digerire” qualsiasi struttura grafica (layout). Non dimentichiamoci poi, che WORDPRESS è piuttosto SEO oriented e quindi generare contenuti ottimizzati per i motori di ricerca diventa molto più semplice per chiunque.

Esistono altri CMS piuttosto diffusi e di successo, come JOOMLA!, DRUPAL, TYPO ecc…. Sono tutti sistemi eccellenti, ma se posso scegliere, dove posso, utilizzo WORDPRESS, è più leggero e molto più flessibile rispetto ai suoi concorrenti.

Mi sono sentito anche dire, non da pochi, che un sito fatto con WORDPRESS è immediatamente riconoscibile e riconducibile quindi ad una filosofia operativa e di comunicazione molto blog-oriented. E’ assolutamente falso. Le impostazioni grafiche dei siti web, risentono molto dello stile del grafico, delle mode ma anche della user-experience generale che ha portato alcune standardizzazioni. Questo luogo comune ha seguito molto anche JOOMLA! considerato un CMS per la gestione di portali, ma sfido, di primo acchito, a pensare che ad esempio il sito www.danone.com è stato sviluppato su piattaforma JOOMLA, eppure è così.

Come ho detto prima, CMS è un acronimo e sta per Content Management System, cioè un sistema per la gestione di CONTENUTI. Il layout grafico, cioè la struttura è a prescindere dal CMS. Struttura e CMS sono due “oggetti” completamente differenti e vanno considerati in modo differente.





Gmail all’attacco di Facebook la posta di Google è “social”

9 02 2010

Repubblica.it di ALESSIO BALBI

GOOGLE ci riprova: nonostante i tentativi falliti degli ultimi anni, l’azienda di Mountain View non si rassegna all’esclusione dall’enorme mercato dei social network e si prepara a trasformare il suo servizio di posta elettronica Gmail nell’arma per attaccare lo strapotere di Facebook e Twitter.

Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, Google presenterà oggi nuove funzionalità che permetteranno agli utenti di Gmail non solo, come già avviene, di aggiornare il proprio status online, ma anche di “aggregare gli aggiornamenti dei propri amici in un flusso”, proprio come quello che compone le homepage di Facebook e di Twitter.

Si tratterebbe di una mossa chiaramente volta a invertire la tendenza che vede la posta elettronica sempre meno usata, specie da determinate fasce di utenti, in favore dei servizi di social networking. Secondo una recente indagine Nielsen, il pubblico delle reti sociali ha superato quello delle e-mail: 301 milioni di utenti contro 276 milioni.

La nuova funzionalità di Gmail, riferisce il Wsj, “comprenderà i contenuti che l’utente e i suoi amici condividono tramite YouTube e Picasa”. La tempistica con la quale le nuove caratteristiche saranno aggiunte al servizio non è ancora chiara. Il sito Wired ipotizza che Google possa includere nel flusso di Gmail anche gli aggiornamenti che l’utente pubblica su Twitter. Più difficile che lo stesso dialogo possa avvenire con Facebook, servizio basato su protocolli non condivisi.

Google tenta di affermarsi nel settore dei social network dal 2004, ben prima dunque del boom di Facebook e Twitter. Ma, da Orkut in poi, le sue iniziative non hanno mai incontrato il favore del grande pubblico. La piattaforma Google Wave, pensata come un nuovo strumento di comunicazione per il web 2.0, giace semi-dimenticata in versione beta dallo scorso maggio. Nel frattempo, secondo alcune anticipazioni, Facebook si starebbe attrezzando per disturbare Gmail direttamente sul suo terrento, trasformando il suo sistema di messaggistica in un vero e proprio servizio e-mail. Il progetto sarebbe stato battezzato in codice “Titan”.

Con i suoi 150 milioni di utenti unici mensili, Gmail può fornire al colosso di Mountain View il trampolino decisivo per un salto finora fallito. Come osserva il Financial Times, la posta elettronica di Google possiede in nuce “una quantità di elementi che, messi insieme, possono fornire un’alternativa basilare a Facebook”.





400 milioni di utenti attivi su Facebook

5 02 2010

400 milioni

Al compleanno di ieri, in cui Facebook ha festeggiato i suoi sei anni di attività, è stato dato l’annuncio del traguardo superato di 400 milioni di utenti attivi negli ultimi 30 giorni.

Allo stesso tempo è stato annunciato il nuovo design della homepage, con qualche piccola novità. Facebook continua sulla sua strada, verso il miliardo di utenti. In Italia abbiamo superato la boa di 14 milioni recentemente.





IL tempo trascorso sui social network arriva fino al 82%

4 02 2010
http://www.facebookbiz.it/

Secondo gli ultimi dati Nielsen, il tempo trascorso in reti sociali nel corso degli ultimi 12 mesi è aumentato del 82%. I dati si riferiscono agli Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Brasile, Giappone, Svizzera, Germania, Francia, Spagna e Italia.

imm1

Il 67% del traffico è di Facebook, con una media di 6 ore e mezza di navigazione sul sito! (vedi fonte).

Le reti sociali hanno generato più traffico rispetto ai motori di ricerca, quindi ecco la domanda cruciale: “Perché avere paura di Facebook?” Il potenziale di facebook è chiaro: quando le attività internet passeranno da ricerca a condivisione di contenuti, le quota delle reti sociali (tra cui Facebook Connect) e quindi il valore delle stesse dovrebbero aumentare sensibilmente.





L’approccio alla comunicazione delle aziende italiane

2 02 2010
DA UN’INDAGINE DI SOUND PR EMERGE CHE NEL 2010 LE AZIENDE INVESTIRANNO RISORSE PER COMUNICARE SUI SOCIAL MEDIA E PER MONITORARE LA PROPRIA WEB REPUTATION

La diffusione di nuovi media digitali e degli ambienti del web 2.0 ha dato il via a un processo di trasformazione globale nell’ambito delle Media Relations che sta cambiando l’approccio alla comunicazione delle principali aziende italiane e internazionali, nonché di tutti coloro che lavorano in questo settore. Oggi i responsabili marketing e PR si confrontano con molteplici canali di comunicazione su Internet, come Social Network, blog, forum, chat, YouTube, che permettono di comunicare in modo innovativo e danno voce alle opinioni dei consumatori le quali, a loro volta, contribuiscono a formare la web reputation.

A livello internazionale social network, Internet e new media sono ormai una realtà consolidata e la maggior parte delle aziende adotta il nuovo approccio alla comunicazione di tipo partecipativo, dove ai contenuti tradizionali si sovrappongono quelli creati, condivisi e diffusi dagli stessi utenti.

Ma cosa succede nel mercato italiano? Sound PR, agenzia di Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata, ha condotto un’indagine relativa alla diffusione e all’effettivo utilizzo dei nuovi media digitali e degli strumenti del web 2.0 nella comunicazione, intervistando i responsabili marketing e PR di aziende italiane e internazionali che operano in Italia.

Dall’indagine emerge che i mezzi di comunicazione tradizionali (radio, tv e carta stampata), che fino ad ora sono stati contenitori e veicoli privilegiati di informazione, non sono più percepiti come i soli mezzi a diffondere contenuti. Le nuove forme di media stanno impostando nuovi modi per vivere le notizie. I tempi di fruizione delle informazioni si sono notevolmente abbreviati e i media tradizionali sono diventati troppo statici rispetto all’interattività delle più moderne applicazioni del web 2.0. Il 90% dei responsabili marketing che hanno partecipato all’indagine ritiene che nei prossimi 5 anni i media tradizionali continueranno a sopravvivere anche se con grandi difficoltà e sempre più affiancati dai media digitali.

Tra i New Media, quelli più conosciuti e considerati più adatti a supportare la comunicazione e il business della propria azienda risultano essere: blog e forum (42%), YouTube (25%), Facebook (10%) e Twitter (8%). Tra gli altri strumenti segnalati: FlickR per la condivisione delle foto e le Web TV dedicate a notizie di attualità e tematiche.

LA DIFFUSIONE DEI MEDIA DIGITALI CAMBIA L’APPROCCIO ALLA COMUNICAZIONE DELLE AZIENDE ITALIANE

Attualmente in azienda non è ancora presente (tranne qualche rara eccezione) una figura professionale dedicata ai Social Media e al monitoraggio delle conversazioni online, anche se è prevista in un prossimo futuro dal 20% degli intervistati; il tempo da dedicare alla cosiddetta online audience engagement viene stimato tra le 2 e le 3 ore al giorno. La maggior parte degli intervistati ritiene sia preferibile affidare tali attività alle agenzie di Media Relation che impiegano risorse qualificate.

Il monitoraggio della Web Reputation e l’implementazione di strategie ad esso correlate è un fattore considerato strategico dal 100% del campione in quanto in grado di incidere direttamente sui profitti dell’azienda. Il 58% degli intervistati dichiara di voler intraprendere queste attività: il 40% di essi intende farlo a breve, mentre il 60% non sa ancora prevedere una tempistica.

Il 40% degli intervistati intende inoltre sviluppare progetti di comunicazione tramite Social Media in un prossimo futuro. Il 30% di essi dichiara di volerli avviare entro l’anno, mentre il 70% non ha ancora un’idea precisa in merito.

Per quanto riguarda il budget da allocare alla comunicazione tramite New Media, nonostante un 17% affermi di non avere fondi dedicati e un 38% di non sapere quanto poter stanziare, il 45% del campione si dichiara intenzionato ad investire nel 2010: meno di 10.000 euro (11%), tra i 10.000 e i 30.000 euro (11%), tra i 30.000 e i 50.000 euro (6%), tra i 50.000 e i 100.000 (11%) oltre 100.000 euro (6%).

LA DIFFUSIONE DEI MEDIA DIGITALI CAMBIA L’APPROCCIO ALLA COMUNICAZIONE DELLE AZIENDE ITALIANE

“Lo sviluppo tecnologico ha reso l’azienda un’organizzazione sempre più sociale che vive ed interagisce in contesti sempre più ampi ed estesi. Adottare modelli di comunicazione partecipativa, comunicare a più livelli usando le forme, il linguaggio e i modi più appropriati sono quindi elementi imprescindibili del successo di ogni impresa. Sound PR aiuta le aziende sviluppando o integrando strategie che possono essere applicate sia ai media tradizionali sia al cyberspazio” afferma Alessandra Malvermi, Managing Partner di Sound PR www.soundpr.it.