What is Pinterest? – Infografica

18 04 2012

pinterest-2012-infographic

Pinterest – The Social Media Darling Of 2012: Infographic by Infographiclabs





Twitter 2012 – Infografica

16 04 2012

Facebook 2012

Twitter 2012: The Freshest Statistics on the King of Microblogging Services by Infographiclabs





La social-invasion di Google nelle SERP dei personal brand

13 04 2012
by Monica Incerti
L’invasione delle SERP di Google ad opera dei Social Network: una ricerca di Conductor dimostra il loro peso per le ricerche sui Personal Brand.

Sappiamo già molto bene quanto i social network stiano invadendo ogni ambito della nostra società, dal lavoro alla politica, dalla pubblicità alla scienza. Ma riusciamo a immaginare quale sia il peso che il più grande colosso della ricerca sul web, Google, assegna ai risultati provenienti da piattaforme social? E soprattutto, ha senso dare per scontato che tra i primi risultati troveremo Google+?

Per farci un’idea dell’importanza che Big G assegna ai Social e con che priorità indicizza le differenti piattaforme (tanto da aver aggiunto interessanti funzioni di monitoraggio social ad Analytics) , può essere utile analizzare una ricerca realizzata di recente da Conductor(azienda specializzata in tecnologie per il SEO) sulle query riguardanti la sfera del Personal Branding. Nello specifico, l’azienda ha utilizzato i nominativi di poco meno di 500 tra i blogger più influenti del web, una lista denominata Tech News People, ricavata da un elenco pubblico di Robert Scoble su Twitter (per chi non lo conoscesse, uno dei blogger più importanti al mondo per quanto riguarda applicazioni web 2.0), e ha lanciato tale lista sulla sua piattaforma SEO Searchlight.

Scopri come crearlo in pochi minuti Effettua subito una prova gratuita!

 

Ecco i risultati della ricerca:

La social-invasion delle SERP di Google per i personal brand

Dal grafico notiamo che:

  • Twitter è il più presente in SERP e anche il meglio posizionato: nel 91% dei casi c’è un riferimento all’account Twitter nei primi 10 risultati di Google, e nel 62% il link è nei primi 3 posti della SERP.
  • LinkedIn si piazza in seconda posizione, e supera Facebook sia a livello di presenza assoluta (67% contro 52%) che di posizionamento. Facebook infatti esce tra i primi 3 posti solo nell’8% dei casi.
  • Facebook conquista il terzo posto con un 52% dei risultati, ma con una bassa percentuale di posizionamento tra i primi tre risultati (solo l’8%, che per la popolarità di Facebook è molto poco).
  • Quora si posiziona al quarto posto, risultato molto interessante se si considera che supera lo stesso Google+ di 4 punti percentuali, e che nel 36% dei casi esce tra i primi tre risultati.
  • Google+, come Facebook, ha un bassissima presenza nella “top 3″ delle SERP del motore di ricerca (solo il 5%, contro il 36% di Quora), e si classifica al quinto posto. Dunque non era così scontata una sua predominanza in SERP.
  • Youtube sfiora il 30% dei risultati entro le prime dieci pagine di Google, con una presenza notevole dalla quarta posizione in poi.
  • The last but not the least – è il caso di dirlo – MySpace. Ormai considerato da tutti un social-zombie, MySpace è invece presente in quasi 1/5 dei primi dieci risultati di Google.

Assente illustre in questa ricerca è Pinterest, il social più in voga del momento, che sembra non comparire mai nei primi 10 risultati per ricerche relative ai personal brand.





Facebook timeline tutorial – infografica

12 04 2012

Facebook Fan Page Timeline Tutorial Infographic





Social Customer Service – infografica

10 04 2012





Burberry, l’astro nascente del Digital Fashion

6 04 2012
by Jessica Noguez

burberry social media

Nel primo decennio degli anni 2000, Burberry stava vivendo un incubo a livello di brand perception.

Il popolo inglese ha iniziato ad associare questo brand, con una storia di 156 anni alle spalle, con i chav, una particolare tipologia di teenager britannici che usavano il cappellino Burberry come segno distintivo. Chi sono i chav? Forse il peggior stereotipo di gioventù in Inghilterra: violenti fanatici del calcio, con bassa educazione ed estrazione sociale, famosi per le risse ed il consumo eccessivo di alcool e droga. Il brand ne è stato danneggiato al punto che hanno dovuto togliere i cappellini dal mercato, e cercare di dissociarsi dal loro celebre tessuto, divenuto un uniforme per i chav.

Non è né la prima né l’ultima volta che un brand ha avuto problemi legati a promoter non voluti: si pensi ad Abercrombie&Fitch, che ha dovuto offrite dei soldi alla star del Jersey Shore ‘The Situation’ perché smettesse di indossare i loro abiti.

Per quanto riguarda Burberry, è evidente che un certo tipo di consumatori poteva fare grossi danni ad un brand così elegante e tradizionale.

burberry chavs

Negli ultimi anni hanno iniziato a prendere le redini della propria comunicazione di marchio con forza, riuscendo a spostarsi dalla percezione di “brand per chavs”  (è stato un processo lungo, come dimostra questo articolo del 2008 del Daily Mail). Ma c’è qualcosa di ancora più importante: oggi Burberry non è solo un marchio di alta moda, sta diventandouna vera e propria multimedia company, ed in grande espansione.

Non solo abiti di classe, dunque, ma anche attenzione nei confronti dei social network e dell’engagement con i consumatori. Con live stream delle sfilate ed interessanti iniziative nel web, il marchio ha ora milioni di fan, aprendosi sempre più ad un target internazionale (specie considerando che meno del 10% delle vendite è in UK).

Ma cosa stanno facendo di così speciale? 

Christopher Bailey, il Chief Creative Officer di Burberry, è entrato nel maggio 2001.  Undici anni dopo. ha rivoluzionato completamente il marchio, e la relativa strategia digitale. Sembra semplicemente essere un passo avanti a tutti.

In primis, Burberry sa sfruttare l’orgoglio di essere “Brit”, sponsorizzando personalità di spicco per stile e capacita, come musicisti, modelle ed attori, tra i quali la star Emma Watson.

Hanno lanciato Burberry Acoustic, un programma dove hanno selezionato alcuni artisti inglesi (come i The Feeling) e promosso le loro canzoni. Dimentichiamo i chavs: adesso Burberry rappresenta il meglio dell’Inghilterra.

Anche dal punto di vista marketing si muovono in modo impeccabile nel digitale. innovando la loro customer experience. Il marchio ha più di 10 milioni di fan su Facebook, risultato festeggiato con un video di ringraziamento:

Più di 600 mila persone seguono il brand su twitter, rendendolo il marchio di moda più seguito al mondo. Questo succede quando un marchio ha il coraggio di investire il 60% del loro marketing budget nel digitale (come di racconta il Financial Times). Una lezione che dovrebbero imparare anche molte aziende in Italia.

Tra le loro attività principali abbiamo uno shop online (in 45 paesi e sei lingue), diverse piattaforme (da The Art of the Trench a Burberry Acoustic), contenuti multimediali come la trasmissione live delle sfilate, download musicali su iTunes.

E una menzione speciale va al loro impegno in Cina: come spesso diciamo (ad esempio inquesto post) molti brand hanno iniziato a non considerare solo Facebook e Twitter come piattaforme di comunicazione social, specialmente nei paesi dove la gran parte degli utenti usa altri network. Nel mercato cinese Burberry si muove su Kaixin001 e Douban – due tra i principali “Facebook cinesi” – e su Youku, versione cinese di Youtube.

Ma anche una forte presenza in Sina Weibo, corrispettivo di Twitter nel il gigante asiatico. Burberry è il marchio di moda più attento all’engagement in questa piattaforma da 250 milioni di utenti: la loro strategia conversazionale si basa sull’attenzione agli influencer nel mondo di moda e design, e sull’integrazione con gli eventi offline (come si mostra qui)

burberry sina weibo

La pagina Facebook ha comunque un ruolo dominante: ad esempio il profumo Burberry Body è stato lanciato proprio li, con promozioni e free sample in cambio di accesso alla loro applicazione. Ed anche lo spot è stato prima largamente spinta nel loro YouTube channel, per renderla virale nei social network ben prima dei passaggi TV.

Burberry ha creato le “tweetwalk”, un trend che ora altri fashion brand stanno seguendo. Hanno inaugurato la collezione primavera/estate 2011 mostrando le foto della passerella su Twitter, con gran successo. Hanno distribuito un lookbook su Twitter, addirittura prima che la stampa stessa potesse averlo.

E l’idea della “tweetwalk” funziona ancora: ogni sfilata è occasione di confronto diretto con i fan, e grande buzz su Facebook e Twitter in tempo reale.

burberry twitter

Assieme al broadcast live sono stati attivati dei canali di vendita online, disponibili 72 ore dopo l’evento con consegna entro sei/otto settimane. Questo è anche un segnale di rottura con il sistema di distribuzione tradizionale di mostrare i capi un anno prima della messa in vendita. Infatti, Bailey ha criticato il concetto di “stagione”, ragionando sul fatto che mentre in Europa e Nord America è estate nell’emisfero sud è inverno. non fa una piega, direi.

burberry facebook

La loro scelta di comunicazione pubblica su Facebook non prevede una comunicazione a due vie: gli utenti non possono postare contenuti nel wall, possono invece contattare il brand sul sito Burberry.com ed attraverso sistemi personalizzati di customer service.

“Un brand non è solo prodotto, è anche esperienza, e l’esperienza nasce al centro di una community” ha riportato Bailey (fonte: Mashable.com).

Burberry ha inoltre sviluppato una piattaforma per gli amanti del trench: Artofthetrench.com permette di condividere foto di questo indumento e commentarle, lasciando liberi gli utenti di condividere anche trench di altre marche. Il blogger Scott Schuman ha partecipato al progetto, fotografando gente con addosso questo indumento in ogni angolo del mondo.

Di recente, Burberry ha aperto le porte alla “mass customization” lanciando Burberry Bespoke: un servizio dove gli utenti possono disegnare ed ordinare il loro trench personalizzato, scegliendo taglio, materiali ed accessori. Il prodotto arriverà a casa in 4/8 settimane. E per chi non se lo può permettete… c’è sempre la possibilità di condividere la propria creazione su Twitter e Facebook!

burberry bespoke

Burberry dovrebbe forse preoccuparsi di non “democratizzare” troppo il marchio, specie dopo i problemi già avuti?Io credo di no: sapendo capire il potenziale dei Social Media e sapendosi muovere alla perfezione in questo ambiente, Burberry ha più controllo della brand reputation lasciando le porte aperte agli utenti.

Del resto altri marchi di lusso e moda si sono mossi in questa direzione, spesso con grande successo e senza perdere il loro valore. Si pensi al successo in crescita esponenziale di alcuni marchi d’alta moda nell’e-commerce, o all’iniziativa user-generated dello champagneVeuve Clicquot, raccontata su questo blog pochi giorni fa.

L’ultima mossa di Burberry? Apriranno il loro store più grande a Londra (nel cuore dello shopping di Regent Street) in occasione dei giochi olimpici. Del resto ci saranno molti visitatori da tutto il mondo, che vorranno avere un ricordo tipico del paese: cosa c’è dunque di meglio di un trench Burberry?

Il L2 think tank, che pubblica classifiche sulle migliori performance digitali dei brand considerando strategie di marketing sul sito, nei social network e nel mobile, ha definito il marchio come “digital genius”. Io credo se lo siano meritati, dato che sembrano aver compreso a pieno come la tecnologia e la comunicazione digitale siano oramai parte della vita di tutti, sia ricchi che poveri. E sanno come sfruttare questi elementi senza sporcare il brand.

Per questo sono riusciti a scrollarsi di dosso problemi di percezione non indifferenti, e diventare dei veri e propri pionieri nel digital branding.

Jessica Noguez





ASOS, il perfetto equilibrio tra social media e online retail

4 04 2012

By Jessica Noguez

ASOS on social mediaQuali sono gli elementi necessari per un’attività di e-commerce di successo? Sapersi muovere nei social media, una forte conoscenza del proprio target, ed uno stile ben definito.

Quando lavoravo a Londra, ho notato che molti dei miei colleghi passavano le pause pranzo a guardare e comprare vestiti ed accessori online, e spesso in ufficio arrivavano pacchi con scarpe, gonne, vestiti… La cosa mi incuriosiva, specie perché io non riesco comprare delle scarpe senza provarle!

Nel tempo, però, ho cominciato a ricredermi: via internet è possibile comprare qualsiasi cosa in molto meno tempo, se si va nel posto giusto. E mai come oggi il tempo è denaro.

Questo tipo di shopping behavior è diventato un trend in UK. Si dice che l’online shopping continuerà a crescere spropositatamente in questi tempi di crisi, con l’aumentare dellastay-at-home mentality e la necessità di trovare sempre il prezzo più basso – e spesso l’affare è su internet.

asos vintage

Secondo il The Guardian, “asos.com è perfetto per il cosiddetto “lunchtime browsing”, ossia il veloce giro in internet durante la pause a lavoro”. Nel caso non conosciate ASOS, si tratta del principale online fashion store in Gran Bretagna, con oltre 50 mila linee di prodotto per donne e uomini, sia brandizzate che own label.

ASOS ha già sviluppato versioni del sito rivolte al mercato americano, tedesco, francese, spagnolo, italiano e australiano, ed è in grado di spedire in 190 paesi. Stando a loro, il sito attira più di 13 milioni di unique visitor al mese, con più di 3 milioni di active user che acquistano da oltre 160 paesi. Niente male, no?

Se volete capire meglio come funziona, date un’occhiata a questo video.

Qualche giorno fa ASOS ha annunciato delle migliorie nel sistema di spedizione, considerando che la mancata spedizione e i ritardi sono esperienze molto frustranti per il cliente – e che il 74% degli under 30 è più propenso a comprare online se c’è la possibilità di andare poi a prendere il prodotto fisicamente.

asos retail

Ecco dunque che i clienti di ASOS possono ora pagare online e ritirare in negozio, grazie al network di oltre 4.500 CollectPlus store, per evitare di doversi affidare ai vicini o agli uffici postali per recuperare la merce spedita. Anche altri importanti brand come Boden, Topshop, M&M Direct, Karen Millen, Oasis, e Warehouse usano il servizio CollectPlus.

asos timeline

Per quanto riguarda le strategie social media, ASOS si sta comportando davvero molto bene: lo scorso novembre, ASOS è diventato il secondo fashion retailer inglese con più fan su Facebook – oltre 1.4 milioni – restando dietro soltanto a Topshop. Nel solo mese di novembre hanno ottenuto 79.000 fan, dovuti a semplici promozioni stagionali online, post riguardanti i trend della moda e un’interazione quotidiana con la fan base.

A inizio 2011 sono stati i primi in Europa a dar vita ad un Facebook Store completamente integrato, con dentro tutti gli oltre 150 mila prodotti a catalogo.

Ma c’è un dato di fatto: sebbene nel 2010 tutti pensassero che il Facebook Commerce sarebbe diventato il punto di riferimento per i marketplace online, pare che Facebook non sia il posto adatto dove acquistare. Un’analisi di Forrester Research descrive la situazione in questo modo: “C’è stata una grande attesa per il fatto che Facebook sarebbe diventato un enorme negozio, una destinazione commerciale, un luogo dove la gente va per acquistare prodotti. Ma è come cercare di vendere qualcosa ad una persona che sta chiacchierando al bar con gli amici.”

f-commerce

È difficile convincere gli utenti a comprare su Facebook quando esistono siti molto più veloci ed efficaci per acquistare prodotti online  – come appunto il website asos.com. E la Facebook Commerce mobile app di ASOS (pur essendo tra le migliori F-commerce app nel mercato) rende le cose ancora più complicate, essendo molto più lenta della versione mobile del sito vero e proprio.

ASOS mobile

Dall’altra parte, però, è fondamentale sottolineare quanto Facebook sia in grado di portare traffico di grande valore ai siti di e-commerce. Veloce esempio: nel 2010 l’1.9% del traffico al sito di Burberry veniva da Facebook; un anno dopo quella cifra è salita fino al 29.1% (abbiamo già parlato delle ottime performance di Burberry online).

ASOS si sta dunque muovendo proprio in quella direzione: usare al meglio i social media per convogliare il traffico nel proprio online store.

E stanno lavorando per coinvolgere al massimo la community anche all’interno del sito web, con sezioni dove vengono caricate foto dagli utenti, con il taglio street-style caratteristico della comunicazione ASOS. Possono essere votate e commentate, ed ovviamente gli oggetti presenti nelle foto sono in vendita.

asos online store

Piccola riflessione sulle scelte grafiche: vi ricordate quel post in cui parlavamo di comePinterest stia rivoluzionando lo stile dei siti di e-commerce? Guardate il ”Live Feed” di ASOS: vi ricorda qualcosa?

asos live feed

Ovviamente il brand è presente anche su Instagram, con oltre 40 mila follower.

L’account Twitter ufficiale è molto attivo nell’interazione e nella promozione dei nuovi prodotti. Inoltre, ASOS è presente con altri due canali: @ASOS_HeretoHelp per il customer service e @ASOSMarketplace, una sorta di bacheca su twitter dove comprare e vendere oggetti vintage.

Prima di Natale, ASOS ha dato vita ad una campagna su Twitter chiamata Christmas Jumper Club: chiunque indossasse un maglione a tema natalizio poteva condividere una foto mentre lo indossava, tenendo attiva la conversazione tramite l’hashtag #ChristmasJumperClub con il fine di creare un album collettivo su Facebook.

#christmasjumperclub

Potenzialmente, una campagna simile – per quanto semplice – ha potuto contare su un bacino di utenza di un milione e mezzo di persone, considerando la community online del brand. L’obiettivo era di generare traffico nei confronti del Marketplace, dove è possibile comprare e vendere oggetti usati ed eventualmente improvvisarsi modelli e postare immagini.

Una campagna di questo tipo basa la sua forza su una semplice idea, ed è sicuramente facile da replicare in varie occasioni (pensiamo a San Valentino). Da notare come – al di là del community management – iniziative di questo tipo abbiano un costo molto vicino allo zero.

In fine, l’azienda è riuscita a tirar fuori idee interessanti anche al di fuori del semplice business: mercoledì 23 novembre 2011 – dalle 7 alle 10 di sera – ASOS ha offerto ai proprio consumatori una “style session” gratuita su Skype, con stilisti che davano consigli e rispondevano a domande legate ai fashion trend.

ASOS skype

Con un piccolo investimento sono riusciti ad usare i social media per creare interazione, e cementare il rapporto con la propria community. Ancora una volta, ASOS è riuscito a creare qualcosa di utile per la fan base, partendo semplicemente dalle abitudini e dai mezzi quotidianamente utilizzati dal proprio target.

Dopo tutto, i loro consumer hanno due caratteristiche principali: si muovono perfettamente all’interno delle social-tecnologie digitali, e – fattore molto importante – hanno sempre pochissimo tempo!

Jessica Noguez








Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 121 other followers