Social Media in Asia: tutti pazzi per Facebook, ma la Cina no

28 02 2012

di Guido Ghedin

facebook china

Tema caldo oggi: in che modo Facebook sta conquistando l’Asia, e che ostacoli ci sono nel suo cammino?

Immagino abbiate già visto questa infografica di Ph. Creative, dove ci si immagina Facebook tra una quindicina d’anni; l’Università di Facebook, gli ospedali, persino la Facebook Air Force. La creatura di Zuckerberg potrebbe – per assurdo – diventare così: un’azienda in grado di dominare il mondo, tutti gli aspetti della nostra vita sociale.

Esistono però diverse realtà nelle quali Facebook non è (o non è ancora) la piattaforma dominante, ed oggi si parla anche di questo.

In Russia, ad esempio, è ancora VKontakte il padrone di casa: più 100 milioni di account e 20 milioni di utenti mensili. Nonostante i problemi di spam e privacy rimane un gigante del web sovietico, stabile nella top 50 dei siti più visitati al mondo – nonché al quarto posto in Russia.

vkontakte

Anche se Facebook sta pian piano crescendo: conta ad oggi più di 5 milioni di utenti, e probabilmente arriverà ad intaccare il primato di Vkontakte (e prima ancora del n. 2 attuale Odnoklassniki) nel corso di pochi anni. Abbiamo raccontato qualche tempo fa i motivi per cui VKontakte resiste a Facebook: staremo a vedere.

In Brasile, invece, il sorpasso è appena avvenuto: Facebook ha superato Orkut proprio a fine 2011. Del resto, quando un fenomeno sociale ha ritmi di crescita superiori al 300% annuo è davvero impossibile contrastarlo. Specialmente se questo fenomeno ha già quasi un miliardo di utenti nel resto del pianeta. Ed il resto dell’America Latina non sta certo a guardare: di recente è arrivato dalla Colombia il primo film distribuito su Facebook!

E poi c’è la Cina. E lo sapevate che andavo a parare lì. Ebbene, sta resistendo a Facebook, e rappresenta un’eccezione molto particolare, da tenere in fortissima considerazione. Per una serie di motivi che ora andiamo ad analizzare. In particolare due.

1) L’Asia

Facebook sta esplodendo in Asia, specie nel sud est: Thailandia, Indonesia, Malesia, Vietnam. Si può dire che in alcuni di questi paesi il passaggio da “third world” a “social world” ha visto il concetto di “Facebook” diventare sinonimo del concetto di “Internet”. Nelle Filippine, tanto per dare qualche numero, il 93% degli utenti internet è su Facebook.

Il nuovo report di Social Bakers parla chiaro: a febbraio 2012 in Asia ci sono 209 milioni di utenti Facebook. Ma soprattutto “la crescita mensile è del 3.4%, più del doppio rispetto alla crescita globale, ossia 1.6%.

E come si suol dire, un’immagine vale più di mille parole:

facebook asia

Prendiamo un paese a caso: l’Indonesia. Questo report di We Are Social ci mostra chiaramente quanto, nonostante la penetrazione di internet non sia certo paragonabile ai paesi occidentali (anche se il digital divide si assottiglia sempre di più), l’utilizzo dei social network sia enorme: il 71% degli utenti internet interagisce quotidianamente via social media.

internet penetration indonesia

Per non aprire il lunghissimo capitolo che potremmo dedicare al solo mondo del mobile: si pensi che in Cambogia internet arriva nel 2% delle case, mentre le tecnologie mobile raggiungono il 76% della popolazione.

E già che ci sono vi appiccico qui altre due slides, questa volta di un altro report, sempre di We Are Social e sempre relativo all’utilizzo dei social media in Asia:

social media china

L’avevamo detto prima, no? Le Filippine sono “la capitale mondiale di Facebook”, se si guarda il rapporto utenti FB/utenti internet. Malesia ed Indonesia seguono a ruota. La Thailandia è poco sotto, ma non fa certo eccezione: eccovi una campagna in cui mi sono imbattuto per caso qualche giorno fa.

Si tratta di un’iniziativa su Facebook per AXE, che solo in Thailandia ha 250 mila fan. È una campagna integrata e perfettamente in linea con il tono del deodorante di Unilever (strizzando molto l’occhiolino al lifestyle occidentale, se posso permettermi). Io la trovo curiosa, voi?

Ok, ok: forse non è la prima pubblicità che mette delle ragazze sexy davanti ad una telecamera. E forse neanche la seconda o la terza. Però mi sembra un bell’esempio, pescato a caso nel mucchio, per capire come girino le cose laggiù. Ossia tutto molto Facebook-centric. Zuckerberg domina dell’Asia, dunque.

Sbagliato:

social media asia

Nonostante stia conquistando il mercato del web in molti paesi asiatici, il peso dei milioni e milioni di cinesi che ancora non riescono ad usarlo si fa sentire, e molto forte. Il nostro amato Facebook si trova così addirittura fuori dal podio dei social network più usati nel continente. Perché? Ecco perché.

2) L’ecosistema Cinese

In Cina si è assistito allo sviluppo di una galassia di social network diversi dai “nostri”, paralleli a quelli occidentali; un vero e proprio ecosistema a sé stante. Non è solo questione di Facebook vs. RenRen, insomma. Ed essendo al giorno d’oggi l’integrazione crossmediale una delle caratteristiche più forti del social world, questa situazione renderà sempre più difficile per i giganti occidentali entrare in quel mercato.

Più passerà il tempo, meno sarà facile per Facebook e Twitter imporsi sui “cloni” RenRen e Sina Weibo. Così come non sarà facile per Youtube soppiantare Youku (300 milioni di unique visitor) o Tudou. Tanto meno per Google sostituire Baidu (400 milioni di utenti), o per i servizi di messaging strappare utenti a QQ, un gigante lanciato oramai oltre i 700 milioni di utenti e disponibile in multilingue. Si pensi che la sola piattaforma di mobile gaming di QQ ha 200 milioni di utenti registrati.

QQ gaming platform

E Pinterest? Probabilmente mentre scrivo questo post, in qualche angolo delle immense province cinesi qualcuno starà mettendo online la sua versione “Made in China”. O magari è già alla versione 2.0.

Certo, anche il problema della censura è primario, si sa. Questo bellissimo articolo dell’Internazionale racconta ad esempio come funziona Baidu: 85% del market share,mezzo miliardo di dollari di revenue annuo e 400 milioni di utenti  – non molti meno rispetto a Google, che nel 2010 ha dovuto chiudere la sua sede a Pechino poco dopo averla aperta. In Cina, volendo, Google funziona. Ma nessuno lo usa.

Sul search engine cinese non si trovano video, immagini o informazioni in lingua cinese cercando la keyword “Tiananmen”, ma si trovano canzoni da ascoltare legalmente – Baidu ha stretto una partnership con Universal, Warner e Sony. Le piccole-grandi contraddizioni di un colosso che tra 5 anni potrebbe superare i 750 milioni di utenti, superando anche big G.

Facebook al momento è bloccato, idem per Twitter; Pechino tiene sotto un controllo sempre più rigido anche le piattaforme indigene come Sina Weibo. Blocco dei profili fake per monitorare le persone con i loro nomi reali, divieto di aggregazione, controllo di determinate keyword.

Ma veniamo al dunque: di recente sono incappato in una cosa che mi ha fatto riflettere:

mac china

Sì, Apple ha lanciato le integrazioni con tutte le piattaforme in uso nel paese del dragone. Il calendar che si sincronizza con QQ e Baidu, gli Share Sheets compatibili con Youku, la possibilità di integrare contenuti multimediali con Sina Weibo.

Ci stiamo preparando all’invasione? Secondo me sì. Ma vorrei aggiungere che si sta preparando il terreno anche per la nostra invasione in Cina. Mi spiego meglio: nel giro di poco tempo, i brand che vorranno davvero essere globali dovranno sapersi muovere con facilità anche sulle piattaforme cinesi. Non che tanti non lo facciano già, ovviamente.

Quando parliamo di campagne marketing “nei social media”, signori e signori, non possiamo più giocare con la solita formazione a tre punte: Facebook-Youtube-Twitter. No, il web-marketing integrato del secondo decennio del terzo millennio include anche altri nomi e loghi.

E non sorprende che questo stia iniziando a succedere nell’ambiente social media, considerando l’importanza del gigante cinese – e relativo mercato – in tutti gli altri settori ha già da un bel po’. Per evitare di annoiarvi con banalità già sentite mille volte (del tipo: “la Cina è il futuro, l’ho  sempre detto io!”) vi metto sotto il naso un semplice dato: la Cina è il paese dove la Ferrari sta crescendo maggiormente, con un +62% nell’ultimo anno. Non solo usano i social network, ma spendono anche tanti soldi, laggiù.

E chiudo con un’anticipazione: se c’è un social network da tenere sott’occhio più di altri, questo è Sina Weibo, forse l’avevate già capito. Lanciato nell’estate del 2009, oggi contapiù di 300 milioni di utenti. Più di metà di tutti gli internauti in Cina. Io sto aspettando che esca la versione inglese per provarlo, non so voi.

敬請關注 (che credo si possa tradurre con: stay tuned!)





Facebook, tutti i numeri del social network di Mark Zuckerberg

8 02 2012
By Naqern (Andrea Guida)

Senza addentrarci troppo in tecnicismi con cui la maggior parte di noi non ha particolare dimestichezza, ieri Facebook ha iniziato il percorso che porterà il social network più famoso del mondo ad essere quotato in borsa nel giro di qualche mese. Dalle carte preparate da Mark Zuckerberg e soci sono emersi tantissimi dati e statistiche interessanti che ci aiutano a capire davvero quanto è grande Facebook e quanti soldi riesce a macinare nel giro di un anno.

Eccoveli raccolti in un mega-elenco che comprende tutti i numeri di Facebook, non solo azioni e fatturato, ma anche numero di utenti attivi, dipendenti e tutto quello che ruota intorno al mondo di quello che il cinema ci ha presentato come The Social Network.

  • 1$ è lo stipendio simbolico che riceverà il CEO Mark Zuckerberg dal 2013 (lo stesso stipendio che prendeva anche Steve Jobs).
  • 12% delle entrate di Facebook vengono Zynga, fra pagamenti e pubblicità inserite all’interno dei giochi.
  • 15 aziende sono state acquisite da Facebook fino ad ora.
  • 21 volte compare nelle carte il nome di aziende partner o competitor di Facebook. Il nome di Google è scritto 14 volte, Google+ e Twitter un paio, Microsoft cinque volte, Friendster e MySpace non ci sono.
  • 35 volte viene menzionata nei documenti la parola “privacy.”
  • +39.4% i profitti di Facebook dal 2010 al 2011.
  • +46.8% le entrate di Facebook dal 2010 al 2011.
  • 56% delle entrate di Facebook viene da aziende pubblicitarie e piattaforme di sviluppo basate negli USA. Nel 2010 erano pari al 62% delle entrate.
  • 70 lingue diverse sono supportate da Facebook.
  • 3.200 sono i dipendenti di Facebook in giro per il mondo al 31 dicembre 2011.
  • 200.000$ è costato il dominio “facebook.com” dopo l’eliminazione del prefisso “the” nel 2005.
  • 783.529 dollari sono stati spesi da Zuckerberg per il programma “comprehensive security” del 2011 riguardante l’installazione e la manutenzione degli impianti di sicurezza nella residenza personale del fondatore di Facebook, il costo annuale del personale per la sicurezza e l’uso dell’aereo privato.
  • 1.9 milioni è il numero di metri quadrati che Facebook ha affittato per i suoi uffici in tutto il mondo al 31 dicembre 2011.
  •  8.5 milioni di dollari sono stato spesi da Facebook per acquistare il dominio fb.com dalla American Farm Bureau Federation il 15 novembre 2010. È stato una delle 10 vendite di domini con i prezzi più alti della storia.
  • 37 milioni sono le pagine di Facebook con 10 o più Like al 31 dicembre 2011.
  • 68 milioni di dollari sono stati spesi da Facebook nel 2011 per acquisire altre aziende.
  • 240 milioni di dollari sono stati investiti da Microsoft il 24 ottobre 2007 per comprare l’1.6% di Facebook (valutato allora per 15 miliardi di dollari).
  • 250 milioni di foto sono state caricate su Facebook quotidianamente negli ultimi tre mesi del 2011.
  • 388 milioni di dollari in ricerca e sviluppo sono stati spesi da Facebook nel 2011 (circa il 10,5% delle sue entrate).
  • 425 milioni utenti attivi ogni giorno su Facebook a dicembre 2011 da dispositivi mobili.
  • 483 milioni utenti attivi ogni giorno su Facebook a dicembre 2011.
  • 533.801.850 azioni di Facebook sono in possesso da Mark Zuckerberg, il 28.4% del capitale della società.
  • 557 milioni di dollari sono le entrate di Facebook per pagamenti vari nel 2011, il 15.01% delle entrate totali.
  • 845 milioni è il numero degli utenti attivi su Facebook alla fine del 2011. In aumento del 39% rispetto ai 608 milioni del 2010.
  • 1 miliardi è il numero degli utenti attivi su Facebook che si dovrebbe raggiungere entro quest’anno (probabilmente ad agosto).
  • 1 miliardo di dollari è l’ammontare dei profitti di Facebook nel 2011. Meno delle previsioni ma in crescita rispetto ai 777 milioni del 2009 e gli 1,974 miliardi del 2010.
  • 3,908 miliardi di dollari sono il totale dei soldi cash, equivalenti cash e titoli negoziabili da Facebook a fine 2011.
  • 9,7 miliardi di minuti sono stati spesi mediamente su Facebook ogni giorno a dicembre 2011.
  • 83,5 miliardi di dollari è il valore di Facebook secondo l’asta di SharesPost terminata oggi.
  • 100 miliardi di reti di amicizie ci sono su Facebook al 31 dicembre 2011.
  • 1 trilione di visualizzazioni ci sono su Facebook.




Fiorisce il mercato del lusso (nonostante i dazi)

6 02 2012
by pambianconews.com

 


Un’economia in costante crescita, una diffusa cultura edonista, una classe media in espansione e un numero record di milionari: è il Brasile il nuovo Eldorado dei brand mondiali di alta gamma, e non solo. Parliamo, infatti, di un paese che ha forti legami industriali con l’Italia, Pirelli ha festeggiato nel 2009 ottant’anni di attività industriale, il gruppo Fiat è il leader del mercato auto con una quota del 23% e Telecom Italia lo considera per importanza e investimenti un terreno domestico. In queste pagine uno spaccato completo del mercato, delle problematiche e dei player presenti.

UN MERCATO IN FORTE CRESCITA

Favela, criminalità, infradito, kilometri di spiagge, samba e carnevale: i cliché derivati dai “peccati giovanili” sono difficili da cancellare. Il Brasile, però, si mostra oramai sotto altre e ben più interessanti spoglie. Oggi, il Paese verde e oro è la settima potenza economica mondiale, nel 2010 il PIL è cresciuto del 7,5%, la produzione industriale del 10,5%, l’agricoltura e l’allevamento del 6,5% e 2,5 milioni di persone hanno avuto un nuovo posto di lavoro. Senza contare che le fluttuazioni del tasso di cambio e dell’inflazione, che oggi si attesta sul 6% circa, sono sotto controllo da oltre 10 anni. I suoi 27 Stati hanno attirato nel 2010 investimenti stranieri per 48,4 miliardi di dollari e di questi, dall’Italia solo un modesto 0,5% anche se – secondo l’ambasciata d’Italia – la presenza tricolore nel paese segna una graduale crescita. Il Sud-Est, con San Paolo e Rio, è la zona che presenta la maggiore concentrazione di attività industriali e finanziarie. “L’interesse della moda”, secondo Vittorio Missoni, “è decretato innanzitutto dal forte sviluppo immobiliare, commerciale e privato di alta gamma che si concentra nelle aree di San Paolo e marginalmente a Rio de Janeiro”. Qui, infatti, sono nati i primi luxury shopping mall come Iguatemi e l’ormai ex Villa Daslu. All’orizzonte ci sono poi due eventi planetari che daranno un’ulteriore spinta allo sviluppo del paese: i mondiali di calcio del 2014 e le olimpiadi del 2016, che secondo Alexandre Guimaraes, commissario brasiliano del Senato di Brasilia, “il governo brasiliano utilizzerà per riorganizzare e rimodernare il Paese investendo (si stima 30 miliardi di dollari) più di quanto è stato speso complessivamente nelle ultime tre edizioni della Coppa del Mondo”. Allo stesso tempo, aumentano anche gli investimenti d’imprese brasiliane all’estero soprattutto nel settore finanziario e in quello dei servizi, per un totale nel 2010, di circa 11 miliardi di dollari. Inoltre, la parte povera della popolazione sta recuperando potere d’acquisto grazie alla crescita reale del salario minimo e si assiste anche a una buona crescita della classe media tanto che tra il 2009 e il 2010 la domanda interna è aumentata dell’8%.

IL LUSSO PUNTA AL BRASILE

Dopo la crisi del 2008, i paesi emergenti sono diventati i protagonisti delle strategie di sviluppo e d’internazionalizzazione dei luxury brand. Tant’è che le organizzazioni europee del lusso, vedi Fondazione Altagamma (Italia), Comité Colbert (Francia), Walpole (Inghilterra), come gli enti di commercio statali quali UBIFRANCE e ICE stanno intensificando workshop e missioni economiche di conoscenza del territorio e del consumer verde e oro. A differenza di Cina, India o Russia, la prevalenza in Brasile delle donne tra i consumatori di beni di lusso influenza pesantemente il ranking delle categorie di prodotto di questo specifico mercato. Profumi e cosmetici, infatti, coprono il 62% del luxury market brasiliano; seguono i gioielli, nei quali è forte la presenza di brand domestici. Secondo Altagamma, il mercato del lusso in Brasile ha segnato nel 2010 un fatturato di 2,3 miliardi di dollari, con una crescita nel periodo 2003-2011, del 45% annuo. “È un mercato in forte crescita per le marche francesi più forti”, ha dichiarato Elisabeth Ponsolle des Portes delegata generale del Comité Colbert, l’associazione che riunisce le più importanti aziende del lusso francesi. “È per questo motivo, continua, che stiamo studiando una serie d’iniziative per portare sul territorio brasiliano anche le maison più piccole. A differenza della Cina o dell’India, però, abbiamo una forte concorrenza locale: una fashion week consolidata da più di 20 anni e poi molti brand nel design tra cui spicca il nome dei fratelli Campana e di H. Stern nella gioielleria, avvantaggiata dall’importante attività estrattiva brasiliana di pietre preziose”.

IL RETAIL DI ALTA GAMMA

Come detto, gli acquisti di beni d’alta gamma sono concentrati in due città: San Paolo, a cui vanno i due terzi delle vendite e Rio de Janeiro. Il primato di San Paolo, la più popolosa e vasta città dell’Emisfero Australe, è garantito dal Quadrilàtero do luxo formato da Iguatemi, Cidade Jardim, Morumbi Shopping, Rua Oscar Freire. Il 95% dei prodotti di lusso è venduto proprio in questi mall in cui è possibile trovare i luxury brand internazionali e locali. Cidade Jardim di proprietà del gruppo JHSF, ad esempio, si sviluppa su una superficie di 36mila mq. I suoi tre piani ospitano 180 negozi, un cinema, un teatro, una palestra, una spa e diversi giardini. Viene frequentata annualmente da 11 milioni di consumatori – una media di 30mila persone al giorno – ha un parcheggio di 1600 posti auto e impiega più di 1600 persone. In questo luxury mall ha aperto da pochi giorni anche Canali, storico marchio italiano di abbigliamento maschile. “Siamo entrati nel mercato brasiliano con Villa Daslu nel 2005”, ci ha raccontato Giorgio Canali, presidente di Canali USA. “La risposta della clientela è stata ottima. Poi questo cliente ha avuto seri problemi con il governo chiudendo in pratica l’attività. Nel frattempo avevamo già iniziato a esplorare altre possibilità e abbiamo così selezionato un partner locale che ci ha suggerito Cidade Jardim come il luogo ideale per aprire il nostro primo monomarca, e continueremo in futuro su questa strada scegliendo i luxury mall come luogo di elezione per le nostre aperture”. Diane Von Furstenberg, presidente dell’omonimo brand e della CFDA (Council of Fashion Designer of America), ha dichiarato al Reuters Global Luxury Summit di NY che “il negozio aperto due anni fa presso l’Iguatemi Center di San Paolo è già al secondo posto nella propria classifica degli incassi”. Secondo Carlos Jereissati, presidente del Gruppo Iguatemi, che gestisce 13 centri commerciali in tutto il Brasile con un fatturato nel 2010 di quasi 4 miliardi di dollari, “essere presente negli shopping center è fondamentale per avere successo in Brasile. Qui, a causa dei dazi, i beni di lusso sono molto più costosi rispetto ad Europa e USA, per questo motivo i nostri mall sono stati concepiti per offrire un servizio straordinario che giustifichi il prezzo. Quindi le cabine d’essayage dei negozi hanno le sembianze di piccoli salotti e, soprattutto, tutte le aree di accesso sono presidiate da un robusto servizio di sicurezza. Questi centri sono anche una vetrina importante per vedere ed essere visti e rappresentano anche veri e propri spazi culturali, con mostre d’arte e concerti. Dello stesso avviso anche Carlo Pignatelli: “Posizionare il marchio all’interno dei department store più prestigiosi è il primo obiettivo che ci siamo prefissati in accordo con il gruppo Black Tie, la cui collaborazione è nata dal forte interesse dimostrato nelle nostre linee. Riteniamo questo mercato molto vivo e ricettivo nei confronti del prodotto cerimonia di alto livello e puntiamo ad arrivare all’apertura di boutique monomarca nei principali centri urbani del paese”.

IL CONSUMATORE BRASILIANO

Il dato che più colpisce noi occidentali di questo mercato è l’ottimismo: i brasiliani sono tra i più ottimisti del mondo, e l’84% di loro ritiene che la propria situazione finanziaria sia destinata a migliorare nei prossimi 12 mesi. Le stime di Ubifrance Brasil, distaccamento dell’agenzia francese per lo sviluppo internazionale delle imprese francesi rileva che il reddito medio di un lavoratore brasiliano è passato dai 2.667 BRL del 2008 ai 4.080 del 2010 (1 BRL = 0,42 euro) e entro il 2014 la classe media brasiliana rappresenterà il 60% della popolazione, raggiungendo quota 119 milioni di persone (nel 2002 rappresentava il 39%). Oggi, lo zoccolo duro dei consumatori d’alta gamma si attesta sugli 11 milioni di individui. A guidare la crescita dei consumi di lusso sono i DINK: Double Income No Kids, coppie cioè senza figli. I loro gusti e le loro abitudini si concentrano attorno al colore, a una spiccata fedeltà alle marche, a un’attenzione massima agli outfit per le occasioni formali e mondane e a una propensione per l’acquisto a catalogo, specialmente per i cosmetici. A differenza degli altri paesi emergenti, in Brasile la donna rappresenta la percentuale più corposa della clientela d’alta gamma. “I brasiliani, inoltre”, afferma Alexis Babeau direttore generale aggiunto del polo lusso di PPR, “rappresentano una delle più importanti country turistiche delle nostre boutique in USA e Europa”.

UN UNICO PROBLEMA: I DAZI

L’analisi di Armando Branchini, Segretario Generale di Fondazione Altagamma, mette l’accento sul vero problema di questo mercato: “l’unica ombra, a oggi, sono i dazi sull’importazione, che si attesta in media su una quota del 35%”. A questo, aggiunge Diego Stecchi, direttore per l’America latina di Salvatore Ferragamo, “si associa una pesante e lenta burocrazia che, oltre a rilasciare con il contagocce le licenze per l’importazione delle merci, causa enormi ritardi nelle consegne, un problema per prodotti stagionali e a rapida obsolescenza, come quelli moda”. Il mercato brasiliano”, secondo Vittorio Missoni, “è fortemente ricettivo ma è bloccato nella sostanza dai dazi, dalla complessa burocrazia doganale e dalle normative di autorizzazione per l’importazione che variano da Stato a Stato”. Tutto ciò frena gli entusiasmi dei franchisee poco allettati dai bassi margini di guadagno e da una farraginosa macchina amministrativa.

Della stessa opinione anche Emanuel Chirico, Ceo di Phillips-Van Heusen (Calvin Klein, Tommy Hilfiger): “il mercato brasiliano ha dazi all’importazione estremamente alti e solo per questo è stato difficile per i marchi internazionali costruire un business delle dimensioni di quello asiatico. Ma il consumatore brasiliano è sempre più interessato ai marchi globali, lo vediamo nella nostra crescita in Sudamerica così come negli Stati Uniti, dove i brasiliani sono il nostro primo shopper internazionale”. Anche la lunghezza della catena distributiva è un aspetto negativo per la crescita in questo mercato. Come conferma Marco Pischitelli, direttore commerciale Flos, “la forte frammentazione della supply chain porta a un aumento del prezzo finale del prodotto fino a 4 volte rispetto all’Italia. Il nostro obiettivo a breve termine è quello di accorciare la catena distributiva collaborando con un importatore brasiliano che abbia anche punti vendita di proprietà”. Una soluzione per evitare dazi e ritardi è quella attuata dal gruppo Natuzzi: “dieci anni fa abbiamo aperto due fabbriche con l’obiettivo di produrre e consegnare ai nostri clienti prodotti di grande qualità, in tempi veloci”, afferma Pasquale Natuzzi. “Si tratta di divani e complementi disegnati e progettati nel nostro centro stile in Italia e realizzati a Salvador De Bahia. Poi è stato creato un ufficio commerciale a San Paolo con un team guidato da un manager locale. Oggi seguiamo a livello wholesale circa 200 negozi e a livello retail abbiamo già aperto negozi e gallerie con il nostro secondo marchio, Italsofa, nelle più importanti città”.

L’ELDORADO DELLA NAUTICA ITALIANA

Un recente studio sul Sistema Italia in Brasile commissionato a KPMG dalla Farnesina, evidenzia come la nautica da diporto (imbarcazioni inferiori a 32 piedi/10 metri) sia in pieno sviluppo. I 7.491 km di costa ospitano un parco di 650mila imbarcazioni, di cui almeno 53mila di lunghezza superiore ai 14 piedi (4,2 metri). Il 2011 è stato un anno importante per la creazione di poli di sviluppo nautici in Brasile. Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e Confindustria Nautica (Ucina) hanno firmato a riguardo tre lettere d’intenti con gli enti pubblici brasiliani di Amazonas, Santa Catarina e Zona Franca di Manaus. Trai primi player italiani a beneficiare degli accordi il Gruppo Ferretti. “Le intese bilaterali”, afferma Lamberto Tecoli, responsabile Sales & Marketing del gruppo nautico, “ci hanno permesso di superare le pesantissime barriere all’ingresso imposte dal mercato brasiliano ai produttori nautici internazionali: basti pensare che, adesso, circa il 70% del valore delle imbarcazioni superiori ai 60 piedi importate e quasi il 90% di quelle al di sotto dei 60 piedi è costituto da imposte e dazi”. Nell’aprile 2010, a seguito di un accordo con il dealer storico Marcio Latorre Christiansen, è nata Ferrettigroup Brasil. “Nostro obiettivo”, afferma il manager italiano, “è creare un centro di riferimento unico per la produzione, la commercializzazione e l’assistenza post-vendita di tutte le imbarcazioni del Gruppo e contribuire all’ulteriore espansione nel Paese. Nell’ottobre 2010, inoltre, abbiamo inaugurato il nuovo prestigioso showroom Tools and Toys, un‘area di oltre 1.000 mq, situata all’interno dell’esclusivo luxury mall Shopping Center Cidade Jardim di San Paolo e sempre alla fine del 2010 abbiamo avviato un importante impianto a Vargem Grande Paulista nelle vicinanze di San Paolo. Questa fabbrica, in cui vengono prodotti i modelli dei brand Ferretti Yachts, Pershing e Bertram, è tra le più grandi di tutta l’America Latina, con una superficie complessiva pari a 145.000 mq, di cui 45.000 mq coperti. Il cantiere che si avvale di 600 dipendenti è in grado di realizzare a regime fino a 120 imbarcazioni all’anno (della lunghezza massima di 83 piedi) destinate interamente a soddisfare il mercato brasiliano. Il Brasile non poteva non essere un mercato trarget anche per il più grande Gruppo italiano del settore, Azimut Benetti, che da poco più di un anno ha aperto la filiale Azimut do Brasil. La società opera su un doppio binario: produttivo attraverso il cantiere di Itajai, nello stato di Santa Catarina, e commerciale attraverso un accordo con Yacht Brasil, dealer locale dotato sul territorio brasiliano di diciotto punti vendita e otto service point. Paolo Vitelli, Presidente del gruppo da lui fondato nel 1969, commenta così la scelta di presidiare direttamente l’area brasiliana: “Pur vantando una presenza più che decennale su questo mercato, circa un anno e mezzo fa abbiamo deciso di creare una nostra società in loco. Due le ragioni: da un lato l’inasprimento dei dazi doganali rendeva la profittabilità delle nostre vendite sempre meno interessante, dall’altra le caratteristiche del mercato nautico brasiliano, molto in linea con la filosofia di Azimut: il cliente brasiliano ama andare per mare, è raffinato e pretende anche un servizio d’assistenza di elevato standard. Nell’anno nautico conclusosi lo scorso agosto, il Brasile è stato in assoluto il nostro mercato di riferimento, con un fatturato di circa 80 milioni di euro, e per l’anno in corso prevediamo di continuare a mantenere il nostro primato con un ulteriore crescita a due cifre”. Oggi il mercato brasiliano di Azimut è focalizzato sulle imbarcazioni intorno ai 50 piedi ma è già pronto a salire in termini di dimensioni; per questo motivo, lo stabilimento di Itajai che a regime, con i suoi 200mila mq, sarà il più grande cantiere coperto al mondo, è strutturato per realizzare fino a 6 diversi modelli, 4 sotto gli 80 piedi e 2 sopra i 100. Forte anche l’integrazione della società con l’economia locale: Azimut do Brasil, infatti, fa parte del Board della Camera di Commercio di Santa Catarina per lo sviluppo della nautica nel sud del Brasile.

I BRASILIANI CHE SFONDANO IN EUROPA

Rafael Cervone, Ceo di Texbrasil, ente che si occupa del programma d’internazionalizzazione dell’industria brasiliana della moda, ricorda che il suo Paese “ha un forte know-how in tutto il processo produttivo: filatura, tessitura, finissaggio, confezione. Pochi sanno che il Brasile è la quinta potenza industriale tessile e la più grande industria dell’abbigliamento con oltre 30mila aziende”. Tra le più importanti il gruppo Alpargatas proprietario del marchio Havaianas, che con la vendita delle sue flip-flop colorate è arrivata nel 2010 a 1,25 miliardi di dollari di fatturato, circa il 50% dei ricavi netti del gruppo. “Siamo presenti sul mercato italiano ed europeo dalla metà degli anni 90”, afferma Michele Pittureri, country manager Italia. “Siamo partiti in Portogallo per arrivare, a oggi, a 27 paesi europei. Dal 2008 la casa madre brasiliana Alpargatas gestisce dall’headquarter di Madrid le filiali dei key market di Spagna, Francia, Inghilterra, Portogallo e Italia. Come retail diretto abbiamo effettuato quest’anno 4 aperture: Valencia, Londra, Parigi, Roma: tutto nel giro di una settimana l’una dall’altra. Nel franchising siamo attualmente a 6 unità in Europa e nel 2012 progettiamo di raddoppiare il numero aprendone almeno due in Italia in località di mare ad alto flusso turistico. Inoltre proprio per destagionalizzare le vendite del vecchio continente abbiamo perseguito una strategia di brand extension cominciando dalle espadrillas per poi passare a sneaker e da ottobre ai rain boot”. Dei marchi brasiliani uno dei più apprezzati in Italia è Osklen: secondo Oskar Metsavaht, fondatore del marchio, “Osklen è tra le prime marche eco-compatibili del paese verde oro ad avere un forte appeal anche internazionale”. Ha 390 punti vendita in Brasile ed esporta in 40 paesi oltre ad avere negozi a Miami, New York, Milano, Roma e Tokyo. “Gli europei e i giapponesi sono in una fase più consapevole della questione ambientale tanto che nel mercato internazionale Osklen è diventato sinonimo di nuovo lusso grazie all’uso di materiali ecologici, eco-sostenibili e non eco-noiosi”. Secondo la Camera italiana dei buyer di moda, tra i marchi brasiliani più diffusi di calzature d’alta gamma c’è sicuramente Melissa, marchio del gruppo Grendene, una delle più importanti realtà calzaturiere mondiali. L’azienda, nata nel 1971, si distingue per la capacità di realizzare “sogni di plastica”, attraverso una costante ricerca tecnologica e un’attenzione particolare alla eco-sostenibilità. Il brand brasiliano ha puntato molto sulla creatività attivando una serie di collaborazioni con importanti designer e stilisti: Jean Paul Gaultier, Vivienne Westwood, Gaetano Pesce, i fratelli Campana, e notizia di queste settimane, Gareth Pugh. Questa scelta, lo ha portato ad avere in Europa e in Italia un posizionamento molto più alto rispetto al Brasile diventando il marchio di punta di un segmento di mercato che prima del suo ingresso non esisteva. In Europa è presente da 6 anni nelle vetrine di selezionati multimarca e il 14 dicembre aprirà a Milano, al 12 di via Tortona, il suo primo flagship store. C’è poi il caso Privalia, società spagnola che ha saputo sfruttare il fabriquados no Brasil, la rapida crescita di una classe media e gli alti dazi doganali sulle importazioni in fattori critici di successo. Nata a Barcellona nel 2006 dall’idea di José Manuel Villanueva e Lucas Carné, Privalia è, oggi, il più importante e-tailer di Spagna, Italia, Brasile e Messico. Dalla moda all’arredamento, dall’elettronica ai giocattoli, sfruttando il modello di business B2B2C Privalia ha conquistato in tre anni più di 3,3 milioni di utenti in Brasile, per un fatturato 2010 di circa 48 milioni di euro. Privalia, come ci racconta il co-fondatore José Manuel Villanueva, “è una realtà multi-locale. Ciò significa che in ogni regione in cui siamo presenti abbiamo stabilito delle relazioni commerciali di tipo market-to-market con i brand domestici. Tra le diverse ragioni per cui scegliamo di entrare in un mercato, la più importante è la varietà di brand locali. Nel caso Brasile poi, ci troviamo anche di fronte ad un paese con grandi barriere all’entrata per i marchi stranieri. Il brand mix, per questa ragione, è molto diverso da quello che proponiamo in Italia”.





Luxury Brand ed E-Commerce: sta iniziando una grande storia d’amore?

4 01 2012
di Federico Viganò

luxury e-commerce

I brand del lusso si sono sempre mossi con estrema cautela sul web. Soprattutto nei social network.

Questo perché hanno sempre avuto il timore che la democratica ed eterogenea diffusione delle informazioni svalutasse la percezione di esclusività che caratterizza i prodotti che vendono.

I social media hanno amplificato molto la diffusione delle informazioni, ma a mio avviso ciò non mina la possibilità di mantenere un prodotto esclusivo, anche sul web. Ormai tutti i brand del settore del lusso hanno aperto siti di e-commerce, i quali fatturano cifre ragguardevoli.

Molti di questi hanno anche piazzato la bandierina sul pianeta Facebook, i più intraprendenti anche su Twitter. Chi però ci ha davvero provato ha anche impostato campagne di gestione dei contenuti e di incremento della fan base, scoprendo che i propri clienti navigano molto sul web, ed usano i social network.

Pensiamo a Louis Vuitton: è del settembre 2008 la notizia dell’apertura dell’e-commerce in Italia, preceduto da servizi analoghi in Giappone, USA, UK, Francia. Il tutto tramite un portale internazionale, che ha pian piano iniziato ad interagire con i canali social che il brand francese ha messo in piedi.

louis vuitton

Una ricerca oramai vecchia (settembre 2011) prospettava una previsione di crescita del 20% annuale da qui al 2015 per il lusso. In un momento di crisi come quello che viviamo un +20% di vendite per un’azienda equivale, non so, a vincere il superenalotto con il massimo del jackpot? La metafora trovatela voi, il concetto è che il risultato sarebbe notevole. Questa crescita sarebbe supportata dalle vendite online e da fenomeni quali Facebook. Strano vero?

Leggendo l’articolo di Bloomberg salta all’ occhio una cosa ancora più strana: “L’influenza del web sulla percezione dei beni di lusso è più forte in Cina, dove i fashion blog sono fonte di opinione per il 58% dei consumatori”. Comparato con il 27% dei loro ‘colleghi’ in Europa e US, appare chiaro quanto proprio nella nazione della censura il business sia mosso dal web.

Tempo fa si era qui analizzata la strategia per un lancio di prodotto da parte di Maybelline proprio in Cina, notando come a diversi canali web corrispondano fette di mercato molto specifiche. Soprattutto nei settori fashion e cosmetica.

Il mercato asiatico è anche uno dei più forti in fatto di acquisti online, con piattaforme che da anni mischiano la dimensione social a quella di acquisto, e vede tassi di crescita spaventosi.

Questo articolo di Forbes ci da conferma: tutti i principali player del settore stanno provando a saltare sul treno dell’e-commerce in Cina. Ci provano tutti: dalle piattaforme indigene come Zouxiu ai colossi come FedEx, passando per il fenomeno italiano Yoox.

Nonostante i forti limiti – l’uso non ancora diffusissimo di carta di credito, le frodi online, l’ovvio pericolo dei prodotti fake – si prospetta un fatturato di 20 miliardi di yuan (3 miliardi di dollari) nei prossimi due anni.

Il futuro del lusso è appeso al filo del web, e l’e-commerce è il treno da prendere. Al momento i paesi asiatici sono davanti, ma il resto del mondo segue a ruota.

Visto il tenore di queste informazioni, andiamo ad analizzare come alcuni brand del settore lusso si sono mossi finora sui social media.

gucci facebook

Gucci, come molti altri brand di quel livello, divide i propri clienti tra Aspirazionali ed Effettivi:

  • Un cliente aspirazionale è quello del “quanto mi piacerebbe”: sono persone che possiedono prodotti di fascia bassa del brand, e col tempo tendono ad aumentare il livello di valore dei loro acquisti.
  • Un cliente effettivo è quello che effettivamente possiede un prodotto del brand, e fa parte della fetta più grossa della torta del lusso; è presente su Facebook ma tendenzialmente condivide e agisce in caso di richieste di assistenza su un prodotto, non per altri motivi meramente ‘conversazionali’.

Dei 5.765.779 Gucci fan, la maggior parte sono probabilmente clienti effettivi. Difficile però stabilire una percentuale esatta rispetto ai clienti aspirazionali. Entrambe le categorie di clienti però sono importanti: una strategia efficace deve mirare a comunicare a tutti con contenuti adeguati. Su Facebook esiste certamente una differenza tra ciò che il brand vuole comunicare e ciò che i fan desiderano.

Ad esempio, un cliente che acquista un portachiavi di Gucci è certamente un cliente aspirazionale, mentre uno che acquista borse, scarpe ed abiti si può considerare effettivo. Il brand non avrebbe nessun problema promuovendo i link della propria linea di accessori (entry level) sulla bacheca, per fare in modo che i fan possano accedere direttamente all’ e-shop, condividendo le proprie esperienze d’ acquisto.

Per i clienti effettivi invece sarebbe interessante condividere i consigli di un personal shopper (o uno stylist, o una celebrity coerente con il prodotto) che dia valore ai prodotti che i clienti già posseggono, consigliando anche abbinamenti con altri del brand. Di questo tenore è stata l’iniziativa di Louis Vuitton The Art of Travel, per sottolineare i valori del brand e presentare nuove collezioni legate al viaggio:

louis vuitton art of travel

Restando sempre su Louis Vuitton, all’inizio del 2011 – facendo forza su una pagina Facebook ormai forte di diversi milioni di fan –hanno deciso di portare proprio sul social network più celebre una app che permetteva di personalizzare i prodotti LV mettendo le proprie iniziali e delle striscie colorate, dando vita ad oltre 200 milioni di possibili combinazioni. La app era chiamata Mon Monogram:
louis vuitton e-commerce

Non solo l’esperienza di esclusività è stata mantenuta, ma l’app ha saputo generare grande conversazione sia tra i clienti effettivamente interessati all’acquisto che tra i clienti che vedono Vuitton come un semplice status symbol (aspirazionali). Questo post di Wave Metrix ci aiuta a capire come questa iniziativa abbia avuto un impatto positivo nella brand’s aspirational image.

Da notare inoltre come nel periodo di promozione di Mon Monogram le conversazioni dei potenziali acquirenti appartenenti alla vasta community LV ruotavano attorno all’app, molto più che più che ai post lifestyle che il brand condivideva nel wall.

louis vuitton mon monogram app

Certamente si respira meno aria di esclusività nelle e-boutique, rispetto ai negozi fisici. Questo è dovuto ad un profilo basico che Gucci (ma anche Armani, Louis Vuitton ed altri) hanno imposto ai propri e-commerce. Ma la direzione è quella giusta.

Abbiamo visto che anche altri competitor nel settore moda, magari con nomi non altrettanto altisonanti, si sono mossi verso esperienze interessanti nei loro canali web: si pensi ai fan-shop di Allsaints e Privalia, o al product placement interattivo nei siti web di Mango.

La tendenza e la necessità, saranno di creare un’esperienza esclusiva anche online: dedicando aree riservate, magari su invito, ai clienti ‘migliori’. I più interattivi, affezionati, o più propensi all’acquisto, attraverso app dedicate su smartphone o Facebook.

Creando una digital experience che possa farci sentire in Via Monte Napoleone, sugli Champs-Élysées o nel trambusto della Fifth Avenue direttamente da casa.





Happy Xmas

20 12 2011





48 Free Social Media Monitoring Tools

5 12 2011
By dreamgrow.com

If you want to know what’s happening in the social web you need monitoring tools. Before you get out your credit card and start to spend money try out some of the free social media monitoring services. This way you get a taste of what is available and if you need paid services.

I have collected 48 free social media monitoring tools. In the Group A are the services that I use regularly or seem interesting to check out immediately. The Group B is an alphabetical list of tools for you to play with. Here we go:

Group A

seesmic 48 Free Social Media Monitoring ToolsSeesmic

Twitter account: seesmic
Seesmic is a suite of social media management and collaboration tools that provide everything to build their brands online. Seesmic has applications on every platform, including mobile, and a marketplace of third-party plugins. Seesmic gives you social media monitoring, updating and engaging in real time.

hootsuit 48 Free Social Media Monitoring ToolsHootSuit

Twitter account: HootSuite
Monitor and post to multiple social networks, including Facebook and Twitter. Create custom reports from over 30 individual report modules to share with clients and colleagues. Track brand sentiment, follower growth, plus incorporate Facebook Insights and Google analytics. Draft and schedule messages to send at a time your audience is most likely to be online. HootSuite has the dashboard for your iPhone, iPad, BlackBerry and Android.

postrank 48 Free Social Media Monitoring ToolsPostRank

Twitter account: postrank
Postrank has two tools. The PostRank Analytics (https://analytics.postrank.com/) gives you insight about your sites engagement scores and. Social engagement analytics covers over 20 of the top social networks. Find out who are your influencers, which content drives engagement, what posts are most impostant. And the best part is that you can also monitor your comperirors. You can connect PostRank with your Google Analytics to get even better results. PostRanks top ranked content (http://www.postrank.com/main) helps you to find most important blogs on any topic, use it to monitor your competition

socialmention 48 Free Social Media Monitoring ToolsSocial Mention

Twitter account: socialmention
Social Mention is a social media search and analysis platform that aggregates user generated content into a single stream of information. It allows you to track and measure what people are saying about you, your company, a new product, or any topic across the web’s social media landscape in real-time. Social Mention monitors over one hundred social media sites.

socialpointer 48 Free Social Media Monitoring ToolsSocialPointer

Twitter account: socialpointer
SocialPointer is a real-time social media marketing platform for marketing agencies and individuals, It enables them to track, monitor and respond in real-time to relevant social mentions and user conversation. SocialPointer lets you monitor, listen, respond and engage.

socialseek 48 Free Social Media Monitoring ToolsSocialSeek

Twitter account: socialseek
Get all the latest tweets, news, videos, photos, and more on any topic you want in one place. There’s a Socialseek site for everything and you can even make your own. I found some of the news sources other tools missed.

twazzup 48 Free Social Media Monitoring ToolsTwazzup

Twitter account: twazzup
Twazzup is real-time news platform. It allows you to filter the news out of live Twitter content. It’s useful for understanding who are the influencers on a given topic and what are to trending sources.

twittercounter 48 Free Social Media Monitoring ToolsTwitterCounter

Twitter account: Twitter
Twitter Counter is the number one site to track your Twitter stats. Twitter Counter provides statistics of Twitter usage and tracks over 14 million users. Twitter Counter also offers a variety of widgets and buttons that people can add to their blogs, websites or social network profiles to show recent Twitter visitors and number of followers.

wildfire monitor 48 Free Social Media Monitoring ToolsWildfire Social Media Monitor

Twitter account: wildfireapp
Measure your performance. Glean insights about the growth of your social media fanbase on the leading social networks. With daily tracking, you have visibility into growth trends small and large. Gauge your social media success against others in your industry by comparing your follower bases across the leading social networks. Alert system will inform you of meaningful trends and activity that’s relevant to your social presence.

Group B

addictomatic 48 Free Social Media Monitoring ToolsAddictomatic

Twitter account: addictomatic
Addictomatic searches the best live sites on the web for the latest news, blog posts, videos and images. It’s a tool to keep up with the hottest topics, perform ego searches and get info on what’s up, what’s now or what other people are feeding on. You can personalize your results dashboard and keep coming back to your personalized results dashboard for that search. News pages provide the latest headlines on topics such as entertainment, politics, shopping, sports and more.

blogpulse 48 Free Social Media Monitoring ToolsBlogpulse

Twitter account: blogpulse
BlogPulse is an automated trend discovery system for blogs. BlogPulse applies machine-learning and natural-language processing techniques to discover trends in the world of blogs. Different searches include basic, advanced, trend, URL and conversation tracker.

boardreader 48 Free Social Media Monitoring ToolsBoardreader

Twitter account: boardreader
BoardReader allows users to search multiple message boards simultaneously, allowing users to share information in a truly global sense. Boardreader is focused on creating the largest repository of searchable information for our users. Users can find answers to their questions from others who share similar interests. Our goal is to allow our users to search the “human to human” discussions that exist on the Internet.

boardtracker 48 Free Social Media Monitoring ToolsBoardtracker

Twitter account: BoardTracker
Discover the influencers, monitor and protect your brand and reputation, find and engage your customers and critics. BoardTracker is a forum search engine, message tracking and instant alerts system designed to provide relevant information while ensuring you never miss an important forum thread no matter where or when it is posted.

cotweet 48 Free Social Media Monitoring ToolsCoTweet

Twitter account: cotweet
Free version is for individuals and organizations that manage a small number of Twitter accounts and need only basic features to engage and manage their conversations. Free version includes scheduling, conversation history, email notifications containing your latest mentions, team collaboration tools and access to Twitter follower profiles.

facebook 48 Free Social Media Monitoring ToolsFacebook Search

Twitter account: facebook
Facebook search is notoriously bad and will not find much, but if you have nothing else to do then give it a shot. It relies heavily on your social graph so the results you get may not be meaningful for your target audience.

google alerts 48 Free Social Media Monitoring ToolsGoogle Alerts

Twitter account: Google
Google Alerts are email updates of the latest relevant Google results (blogs, news, etc.) based on your searches. Enter the topic you wish to monitor, then click preview to see the type of results you’ll receive. Some handy uses of Google Alerts include: monitoring a developing news story and keeping current on a competitor or industry.

google blog search 48 Free Social Media Monitoring ToolsGoogle Blog Search

Twitter account: Google
Whether you’re looking for Harry Potter reviews, political commentary, summer salad recipes or anything else, Blog Search enables you to find out what people are saying on any subject of your choice. Your results include all blogs. The blog index is continually updated, so you’ll always get the most accurate and up-to-date results.

google trends 48 Free Social Media Monitoring ToolsGoogle Trends

Twitter account: gtrendz
Trends allows you to compare search terms and websites. With Google Trends you can get insights into the traffic and geographic visitation patterns of websites or keywords. You can compare data for up to five websites and view related sites and top searches for each one.

howsociable 48 Free Social Media Monitoring ToolsHowSociable

Twitter account: howsociable
Free monitoring tool for measuring your brands or keywords using 32 social networking sites. HowSociable provides a simple way for you to begin measuring your brand’s visibility on the social web.

icerocket 48 Free Social Media Monitoring ToolsIcerocket

Twitter account: icerocket
Blog Tools, create your own Trend Graphs with the IceRocket Trend Tool. Enter keywords to see mentions trended over time. Trend Tool, enter items to see mentions trended over time. Enter up to five queries under Trend Terms. Type in the label you would like associated with each query under Display Labels. Search tool for blogs, web, Twitter, Facebook, news, and images.

klout 48 Free Social Media Monitoring ToolsKlout

Twitter account: klout
Klout’s mission is to help every individual understand and leverage their influence. Klout measures influence in Twitter to find the people the world listens to. It analyzes content to identify the top influencers.

mentionmap 48 Free Social Media Monitoring ToolsMentionmap

Twitter account: asterisqdataviz
Explore your Twitter network. Discover which people interact the most and what they’re talking about. It’s also a great way to find relevant people to follow. The visualization runs right in your browser and displays data from Twitter. Mentionmap loads user’s tweets and finds the people and hashtags they talked about the most. In this data visualization, mentions become connections and discussions between multiple users emerge as clusters.

monitter 48 Free Social Media Monitoring ToolsMonitter

Twitter account: monitter
It’s a twitter monitor, it lets you monitor the twitter world for a set of keywords and watch what people are saying. Just type three words into the three search boxes and within seconds you’ll start seeing relevant tweets streaming live.

nutshellmail 48 Free Social Media Monitoring ToolsNutShellMail

Twitter account: NutshellMail
NutshellMail lets you organize, monitor, and interact with all your social networks from a consolidated email digest delivered directly to your favorite inbox on a schedule that you choose. Nutshellmail supports Facebook, Twitter, LinkedIn, MySpace, and Ning.

omgili 48 Free Social Media Monitoring ToolsOmgili

Twitter account: omgili
Omgili Buzz Graphs let you measure and compare the Buzz of any term. The Buzz is the percentage of the term out of the total number of discussions Omgili covered on a specific date.

quarkbase 48 Free Social Media Monitoring ToolsQuarkbase

Twitter account: quarkbase
You can find out how good a site is, get comprehensive website details, discover competitors and analyze them. One can call Quarkbase ‘whois on steroids’ or ‘imdb for websites’, which provides detailed website information like people, traffic, similar sites, social comments, description, social popularity and much more.

samepoint 48 Free Social Media Monitoring ToolsSamepoint

Twitter account: samepoint
SamePoint.com tracks millions of conversations, taking place across in blogs and social media sites. SamePoint converts discussions into web pages, or permalinks, and organizes them within a tag cloud. SamePoint can serve as the nexus where the conversations meet, providing a single place for all discussions on a specific topic.

sharedcount 48 Free Social Media Monitoring ToolsSharedCount

Twitter account: yahelc
Track your shares, likes, tweets, and more. Enter a web address of a page and find out how much it has been shared in different social networking and bookmarking sites. Currently includes Facebook, Twitter, Digg, LinkedIn, Google Buzz and StumbleUpon.

socialoomph 48 Free Social Media Monitoring ToolsSocialOomph

Twitter account: socialoomph
Schedule tweets, track keywords, extended Twitter profiles, save and reuse drafts, view @mentions and retweets, purge your DM inbox, personal status feed — your own tweet engine, unlimited accounts.

steprep 48 Free Social Media Monitoring ToolsStepRep

Twitter account: steprep
StepRep provides an overview of the conversations people are having about your business online. Anytime your business is mentioned, anywhere on the web, you’ll hear about it. Sources are scanned continuously to bring you the most complete and up-to-date data on how your business is perceived. The data is broken down and analyzed in reports that can help you target your marketing and increase your online customer engagement.

surchur 48 Free Social Media Monitoring ToolsSurchur

Twitter account: surchur
Surchur is the ultimate dashboard to right now. The surchmeter shows you how popular a keyword is on different sources: surchur, blogs and twitter.

technorati 48 Free Social Media Monitoring ToolsTechnorati Blogsearch

Twitter account: technorati
Search Technorati and note the authority and rank of the blogs listed in the results. Authority measures the site’s standing and influence in the blogosphere. Rank shows what position this authority gives the site. It is not a very good tool for lesser known blogs as it misses a lot of great sites.

tinker 48 Free Social Media Monitoring ToolsTinker

Twitter account: tinker
Tinker helps you stay on top of your favorite events by showing you the latest buzz from Twitter and across the social web. Create or follow an event stream by choosing a keyword. An event could be anything: the Oscars, a new iPhone release, a movie premiere, a book launch, or a Superbowl party. Tinker also lets you search for the top news, topics and places people are talking about.

tiptop 48 Free Social Media Monitoring ToolsTipTop

Twitter account: twittiptop
TipTop Search is a Twitter-based search engine that helps you discover the best and most current advice, opinions, answers for any search, and also real people to directly engage and share experiences with. A search on any topic reveals people’s emotions and experiences about it, as well as other concepts that they are discussing in connection with the original search.

topsy 48 Free Social Media Monitoring ToolsTopsy

Twitter account: topsy
Topsy is a real-time search engine. Topsy indexes and ranks search results based upon the most influential conversations millions of people are having every day about each specific term, topic, page or domain. Topsy’s algorithms identify influencers for any searchable criteria, using these influence calculations to rank results. It displays results for related terms and articles, trending topics, identifies experts (influencers) and shows you trackback pages for everything in its index.

trendistic 48 Free Social Media Monitoring ToolsTrendistic (formerly Twist)

Twitter account: trendistic
Trendistic allows you to track trends on Twitter, similarly to what Google Trends does for Google searches. It gathers tweets as they are posted, filters redundant ones and compiles the rest into one-hour intervals. This way, it shows how the frequency of one to four-word phrases fluctuate over time. The result is a visualization of what’s popular Twitter users. You can enter a phrase in the search box to see how its frequency varies over time, or several different topics separated by commas to see how they relate: try comparing “skype” and “microsoft”(http://trendistic.com/skype/microsoft), to see how powerful it can be.

tweetbeep 48 Free Social Media Monitoring ToolsTweetBeep

Twitter account: tweetbeep
Keep track of conversations that mention you, your products, your company, anything, with hourly updates. You can keep track of who’s tweeting your website or blog, even if they use a shortened URL, Great for online reputation management, catching all your @replies and @mentions.

tweetpsych 48 Free Social Media Monitoring ToolsTweetPsych

Twitter account: TweetPsych
TweetPsych uses linguistic analysis algorithms (RID and LIWC) to build a psychological profile of a person based on the content of their tweets. The service analyzes your last 1000 tweets. It works best on accounts that are operated by a single user and use Twitter in a conversational manner, rather than simply a content distribution platform. Created by Dan Zarrella.

tweetreach 48 Free Social Media Monitoring ToolsTweetReach

Twitter account: tweetreachapp
TweetReach measures the impact of social media conversations. Use it to understand how many people were reached by tweets about a topic on Twitter.

twendz 48 Free Social Media Monitoring ToolsTwendz

Twitter account: waggeneredstrom
The twendz Twitter-mining Web application uses the power of Twitter Search, highlighting conversation themes and sentiment of the tweets that talk about topics you are interested in. Using the twendz application gives a glimpse into what’s on people’s minds and their emotional reaction. Mining Twitter conversations alerts you to brewing trends, conversation topics and points of view.

twitalyzer 48 Free Social Media Monitoring ToolsTwitalyzer

Twitter account: Twitalyzer
Analytics for social relationships. Twitalyzer knows who is in your social network and where they live, allowing you to be more targeted in your outreach efforts. Twitalyzer provides Twitter’s most robust benchmark reporting, ranking Twitter users ten different ways. Authored by Eric T. Peterson author and blogger.

twitrratr 48 Free Social Media Monitoring ToolsTwitrratr

Twitter account: twitrratr
Twitrratr built a list of positive keywords and a list of negative keywords. It searches Twitter for a keyword and the results are cross-referenced against adjective lists, then displayed accordingly.

twitter grader 48 Free Social Media Monitoring ToolsTwitter Grader

Twitter account: grader
Twitter Grader lets you check the power of your Twitter profile compared to millions of other users that have been graded. Just enter your Twitter username and you’ll get an instant grade and report. It looks at a variety of factors including the number of followers, power of those followers and the level to which you are engaging the community.

twitter search 48 Free Social Media Monitoring ToolsTwitter Search

Twitter account: twitter
Use Twitter Search if you need to find out what’s happening in the world beyond your personal timeline. Twitter Search lets you search, filter, and otherwise interact with the volumes of news and information being transmitted to Twitter every second. Twitter Search helps you filter all the real-time information coursing through our service. Advanced Search allows you to create your queries using many advanced operators.

twitter stream graphs 48 Free Social Media Monitoring ToolsTwitter StreamGraphs

Twitter account: JeffClark
A StreamGraph is shown for the latest 1000 tweets which contain the search word. You can also enter a Twitter ID preceded by the ‘@’ symbol to see the latest tweets from that user.

twitturly 48 Free Social Media Monitoring ToolsTwitturly

Twitter account: twitturly
Twitturly tracks the URLs flying around the Twitterverse and provides a real-time view of what people are talking about on Twitter. When someone tweets a URL, Twitturly applies it as a vote for that URL. The more votes a URL has in the last 24 hours, the higher it ranks on Twitturly’s Top100.

whathashtag 48 Free Social Media Monitoring ToolsWhatHashtag

Twitter account: whathashtag
WhatHashtag is service that allows you to find the most used Twitter hashtags for the keywords you enter. Search for the keyword and you will automatically get the most popular hashtags used worldwide to discuss your topic. The result retrieves the last 1.000 tweets related to your keyword, and orders hashtags by frequency of use. Using WhatHashtag you will gain visibility when tweeting your opinions, being read beyond your followers in the most effective way.

whounfollowedme 48 Free Social Media Monitoring ToolsWhoUnfollowedMe

Twitter account: whounfollowedme
Who.unfollowed.me is a service that helps you track your unfollowers, in real time, without waiting for a DM, or email. It allows you to check your unfollowers on your schedule, every 15 minutes, without waiting for an email or a direct message.





Black Friday, un venerdì da record per il mobile

1 12 2011

È stato un “venerdì nero” da record per gli Stati Uniti: nel corso del giorno successivo al Ringraziamento, tipicamente caratterizzato da sconti in numerosi negozi a stelle e strisce, ha infatti registrato in incremento del 24,3% nelle vendite rispetto allo stesso giorno del 2010. In crescita anche l’e-commerce legato ai dispositivi mobile, sempre più utilizzati per fare compere online.

 http://appsdev.plaveb.com/images/mobile-ecommerce-bimg.png

Il traffico online per gli acquisti nel corso del Black Friday vede infatti una percentuale vicina ai 15 punti per smartphone e tablet, mentre lo scorso anno tale segmento del mercato elettronico era fermo al 5,6%. Focalizzando invece l’attenzione direttamente sugli acquisti effettuati dai dispositivi mobile la percentuale si assesta al 9,8%, in sensibile aumento rispetto al 3,2% del 2010. Sempre più persone, insomma, utilizzano il proprio device per effettuare shopping online.

Nel complesso, secondo alcune statistiche, l’e-commerce mobile è cresciuto del 500% nel corso dell’ultimo anno: tale dato proviene direttamente dai database di PayPal, che ha segnalato un simile incremento nel corso dell’ultimo Black Friday. Secondo Coremetrics, invece, circa il 17% delle visite ricevute da 500 dei principali portali di vendite online nel corso dell’ultimo venerdì sarebbe legato a smartphone e tablet, mentre lo scorso anno tale percentuale si aggirava intorno ai 5 punti.

http://thegadgetclub.net/wp-content/uploads/2010/12/MobiCart-Enables-Customized-iOS-and-Android-Mobile-Storefronts-as-Native-Apps.jpg

A dominare le classifiche vi sono in prima fila i prodotti Apple, con iPhone ed iPad in prima e seconda posizione, seguiti a ruota dall’esercito Android. Da soli i due device della mela morsicata hanno catturato circa il 10% del traffico nel web per gli acquisti nel corso del Black Friday, mentre tutti insieme i dispositivi basati sull’OS di Mountain View hanno superato di poco quota 4 punti percentuali.





Le sette lampade dell’architettura di Ruskin John (1849)

29 11 2011

1. LAMPADA DEL SACRIFICIO: la dedizione, la volontà di fare una cosa bene per la cosa in sè;

2. LAMPADA DELLA VERITA’: accogliere la difficoltà, la resistenza, l’ambiguità;

3. LAMPADA DEL POTERE: potere temperato non solo cieca volontà;

4. LAMPADA DELLA BELLEZZA: bellezza del particolare più che in generale;

5. LAMPADA DELLA VITA: vita uguale lotta , energia;

6. LAMPADA DELLA MEMORIA: la guida fornita dalle epoche precedenti;

7. LAMPADA DELL’OBBEDIENZA: nei confronti dell’esempio proposto dalla pratica di un maestro, più che dalle sue opere.

 





C’è la crisi? E i giornali diventano negozi

23 11 2011
by Pambianco.com
 
Sotto da sinistra Leiweb.it si può comprare il look delle celebrities e Glamour Personal Shopper, applicazione della rivista Glamour che propone un outfit e, attraverso la geolocalizzazione, porta l’utente nel negozio

Ecco l’ultima frontiera dell’e-commerce: le riviste, forti della loro credibilità presso i lettori, sempre più spesso rendono disponibili per l’acquisto immediato i capi proposti nei loro servizi, grazie a partnership con i portali di e-commerce. Un’opportunità per le aziende che si avvantaggiano della credibilità della testata e della sua audience di lettori appassionati di moda.

Anni duri per i magazine cartacei: tra la crisi editoriale, gli investimenti pubblicitari in frenata e la concorrenza di iPad, tablet e smartphone, che inducono l’utenza a sfogliare la testata on-line piuttosto che ad acquistarla in edicola, le riviste perdono lettorato e anche i loro bilanci languono. Cosa c’è di meglio allora che dotarsi di una piattaforma commerciale per aumentare i ricavi drasticamente in calo? Ecco allora che i giornali si gettano nel pingue business delle vendite on line. Tra i primi l’americano GQ, che all’interno del nuovo sito Park & Bond, dedicato ai designer di abbigliamento maschile, apre il suo GQ Store, dove ogni mese la redazione della rivista seleziona una serie di outfit dalle pagine del magazine e li mette in vendita nel negozio virtuale. Discorso simile per Esquire: il New York Times del 25 settembre scorso sottolinea che, nell’ultima edizione del magazine, il direttore David Granger ha invitato i lettori a comprare i capi selezionati dalla rivista sul nuovissimo sito Cladmen.com. Grande giubilo inoltre per le fashionistas che non si sono perse le ultime passarelle della primavera-estate 2012: possono acquistare i capi di alcuni stilisti in anticipo di stagione, come quelli di Diane von Fürstenberg, Marc Jacobs e Derek Lam, direttamente dall’indirizzo web di Vogue Usa. Il big magazine della Condé Nast si appoggia al sito Moda Operandi per effettuare i preordini subito dopo le sfilate. Quello che a prima vista può sembrare un affare venale, cioè l’alleanza tra editoria e commercio, è indubbiamente un modo per rimpinguare le casse delle testate, offrire un servizio ai lettori e incrementare anche l’affidabilità dei magazine con il nuovo ruolo di “personal shopper”, capaci non solo di creare desiderio attorno al prodotto, ma anche di soddisfarlo. Allo stesso tempo, sia per le aziende che per i siti di vendite on line, la partnership con la testata può offrire maggiore credibilità, perché le consumatrici sono più propense ad acquistare un capo selezionato e consigliato dai direttori creativi dei magazine.

Cosa accade in Italia

Anche nel Belpaese le riviste si affiancano al retail, e tra gli esempi più significativi citiamo quelli che fanno dello shopping un momento di entertainment e di gossip glamour. Leiweb.it, che conta 2 milioni e mezzo di utenti unici al mese e una media di 40 milioni di pagine viste, fa leva sul piacere voyeuristico che hanno le consumatrici nello scoprire cosa indossano le celeb. Grazie a un accordo con Yoox.com e con la start up californiana Stipple, il portale ha lanciato la rubrica “Copia (e compra) il look delle star”: la redazione posta la foto di una celebrity e 1’utente può cliccare sulla sua giacca o pantalone e venire automaticamente indirizzato al sito di acquisto. “Ovviamente – spiega sorridendo Simona Tedesco, direttore Leiweb.it – si è indirizzati a modelli di abbigliamento simili a quelli indossati dalla star, ma non sono gli stessi, perché di solito i vestiti dei vip vengono fatti su misura”. Glamour invece ha lanciato un’applicazione per iPhone, “Glamour personal shopper”, già scaricata da oltre 90mila utenti, attraverso la quale la redazione posta ogni mattina un outfit diverso, e se l’utente è interessato all’acquisto di alcuni capi viene inviato, attraverso il sistema di geolocalizzazione, al negozio vicino dove può trovare le proposte. Un esperimento curioso è poi quello ideato dalla giornalista-blogger Silvia Paoli (www.lostinfashion.it), che ha testato un modo diverso di fare shopping: attraverso il suo blog e la pagina facebook ha chiamato a raccolta un folto numero di fashion victim che si sono date appuntamento a un determinato giorno e a un’ora precisa per fare shopping virtuale insieme. Come? Ognuna si collegava alla tv QVC, canale di vendite americano da un anno in Italia, visibile su Sky, digitale terrestre e via web, e contemporaneamente tutte le telespettatrici postavano commenti e suggerimenti sul web all’interno del minisito Qvctherapy.it. “E lo sharing di un’esperienza – osserva Silvia Paoli – dove tv e internet convivono. Si tratta di una modalità di condivisione che potremmo definire – social media watching – e che probabilmente si affermerà nel breve periodo, perché presto Facebook consentirà di condividere con gli amici la visione di video in contemporanea”.





Twitter, gli hashtag e l’Intelligenza collettiva

21 11 2011
by ninjamarketing.it

Twitter sta diventando sempre più centro nevralgico del dibattito sul web. Per certi versi, più di Facebook. Vuoi per la sua natura centrifuga  (come sottolineato in un’intervista molto interessante dal collettivo WuMing) vuoi per il fatto che grazie agli hashtag è possibile indicizzare le discussioni.

Nel 2010, ci racconta Laura Larsell nel post “How Hashtagging the Web Could Improve Our Collective Intelligence” la biblioteca del Congresso Americano ha cominciato ad archiviare letteralmente i contenuti prodotti sul sito di microblogging, con la consapevolezza che un giorno tutta questa mole di dati sarebbe stata utile.

Per cosa? Per comprendere se l’interazione prodotta nel mare di trending topic, tweet, menzioni e retweet formasse non un magma senza forma ma una vera e propria struttura intellettiva, quasi una rete formalizzata di pensieri e tendenze.

Un insieme formato da freddure, concetti e citazioni che restituisce di fatto la fotografia di un pianeta in evoluzione.

Certo, i numeri non sono planetari: ancora in troppi nel pianeta non hanno un accesso garantito a Internet e in percentuale molto pochi sono gli user di Twitter. Si pensi al caso Italia: a maggio 2011 il 71% circa degli italiani utilizzava abitualmente la Rete, mentre gli utenti abituali del sito di microblogging si attesta sui circa 350.000 utenti attivi su un numero di iscritti che si attesta intorno al milione e mezzo (dati ottobre 2011). Un numero crescente, che visti anche i recenti fatti che hanno coinvolto il nostro paese è ormai considerato come indicatore dell’opinione pubblica.

A rendere così importante Twitter è proprio l’hashtag, che permette di seguire e indicizzare facilmente ogni discussione, rendendo quindi il magma dei contenuti, come spiegato prima, un reticolo dotato di senso.

Prendiamo l’esempio che fa Laura con una ricerca sul termine “watermelon“, in italiano cocomero o anguria: indicizzando la ricerca su questo termine, il motore di ricerca integrato di Twitter ha permesso alla sociologa di mappare tutti i contenuti relativi all’argomento – ovviamente, molto forte durante il periodo estivo – restituendo una fotografia genuina di come in tutto il mondo venisse discusso il topic, dalle ricette dove utilizzare questa qualità di frutto a dove potesse essere trovato e acquistato.

 

Una preziosa risorsa, andando al di là della frutta e verdura, quando ad essere discussi sono cambiamenti politici, catastrofi naturali o grandi eventi di portata mondiale, oltre che uscite sul mercato di nuovi prodotti e tendenze innovative: non per nulla, i primi ad essersi resi conto dell’importanza di dove andasse la “twittersfera” non sono stati solo gli scienziati, ma anche i ricercatori di marketing e gli operatori di settore.

Possiamo cominciare a parlare di una coscienza globale, o intelligenza collettiva, partendo dall’organizzazione dei contenuti? Un dibattito che si ripete ciclicamente alle grandi rivoluzioni culturali, dall’avvento della stampa alla nascita della TV: in questo caso, sembra proprio che la direzione sia quella.








Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 115 other followers